Published On: 18 Marzo 2026
sig. Lorenzo Maffeis

* Cene, 19/03/1944 | + Roma, 24/02/2026

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Biografia

Lorenzo Maffeis nacque a Cene (BG) il 19 marzo 1944. Entrò giovane nel percorso salesiano frequentando gli studi a Strada in Casentino e a Pietrasanta, dove nel 1960 iniziò il noviziato ed emise la prima professione il 16 agosto 1961. Dopo gli studi liceali a Nave svolse il tirocinio a Vallecrosia e ad Alassio e nel 1967 fece la professione perpetua a Loreto.

Proseguì gli studi di filosofia e teologia a Roma, ma dopo un periodo di discernimento decise di non proseguire verso il sacerdozio, pur avendo ricevuto i ministeri del lettorato e dell’accolitato. Dal 1973 iniziò così un lungo servizio educativo nelle opere salesiane della Liguria e della Toscana, tra cui Genova Sampierdarena, La Spezia, Figline Valdarno, Pietrasanta, Genova Quarto e Alassio, svolgendo incarichi in oratorio, nella scuola e nella vita comunitaria.

Uomo concreto, socievole e instancabile nel lavoro, era molto apprezzato per la sua semplicità, la capacità di creare relazioni e l’attenzione ai giovani e ai più poveri. Dal 1990 al 1995 prestò servizio a Roma presso la Visitatoria dell’Università Pontificia Salesiana come aiuto economo.

Negli anni successivi continuò il suo servizio in diverse comunità salesiane, dedicandosi anche alla cura dei confratelli anziani e malati. Dopo aver vissuto gli ultimi anni a La Spezia, nel 2025 fu trasferito alla comunità di Roma Sant’Artemide Zatti per l’aggravarsi della malattia.

È morto il 22 febbraio 2026, Prima Domenica di Quaresima, lasciando il ricordo di un salesiano schietto, fedele e generoso nel servizio alla comunità e ai giovani.

Omelia

Cari confratelli, in questo tempo di Quaresima la Chiesa ci consegna oggi una Parola essenziale, concreta, “piena di vita”, mentre celebriamo le esequie del nostro confratello salesiano coadiutore, il sig. Lorenzo Maffeis, tornato alla casa del Padre domenica 22 febbraio 2026, prima domenica di Quaresima. Per noi è provvidenziale: la Quaresima ci educa a guardare la vita con verità, a rimettere Dio al centro, a lasciare che la Parola scenda in profondità. E il funerale di un confratello ci obbliga a fare lo stesso: a non fermarci alle impressioni, ma a domandarci che cosa rimane, che cosa conta davvero, che cosa “porta frutto” davanti a Dio. “La mia parola non ritornerà a me senza effetto” Il profeta Isaia usa un’immagine bellissima: come la pioggia e la neve non cadono invano, ma fecondano la terra, così la Parola di Dio non torna indietro a vuoto: compie ciò per cui è mandata (Is 55,10-11). Questa Parola oggi ci consola e ci provoca. Ci consola, perché ci dice: anche quando noi vediamo solo frammenti, anche quando la vita sembra segnata da fatiche, malattia, limiti, la Parola di Dio sta lavorando. Sta facendo germogliare qualcosa, magari in silenzio, magari senza che noi ce ne accorgiamo. E ci provoca, perché ci chiede: io, nella mia vita, lascio che la Parola mi fecondi? Le permetto di cambiare il terreno del cuore? La “Parola che non torna a vuoto” si realizza quando una persona accetta di lasciarsi guidare, anche dentro passaggi difficili: è lì che il Signore porta frutto. Infatti Dio non chiede carriere, chiede fedeltà. Non chiede un’esistenza perfetta e “liscia”; chiede un cuore che si lasci lavorare. “Il Signore libera i giusti da tutte le loro angosce” Il Salmo 33 ci fa pregare: “Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato… salva gli spiriti affranti”. È una promessa che oggi suona vera: perché oggi anche i nostri cuori sono feriti. C’è una comunità che perde un fratello. Ci sono persone che lo hanno amato, che lo hanno incrociato in tanti luoghi, in tanti momenti della loro vita. Lorenzo negli ultimi anni ha vissuto la fatica della malattia; nell’ultimo periodo è stato accolto e accompagnato, prima a La Spezia e poi nella comunità di Roma Sant’Artemide Zatti, dove è giunto nell’ottobre 2025, quando le sofferenze si erano aggravate e le cure erano diventate necessariamente continue. Ecco: il salmo non nega il dolore, ma dice che Dio non abbandona. E qui, nel contesto delle esequie, dobbiamo dirlo con semplicità cristiana: noi non celebriamo oggi solo il “ricordo” di Lorenzo; celebriamo la speranza che ciò che è stato vissuto nel Signore non è perduto. La vita donata non si butta via: viene raccolta. “Quando pregate, non sprecate parole… Padre nostro” Nel Vangelo Gesù entra nel cuore della Quaresima: la preghiera. E lo fa in modo disarmante: non discorsi lunghi, non “molte parole”; ma un rapporto vero, una relazione intima e profonda: Padre nostro! E in questa celebrazione, questa pagina ha una forza particolare: perché quando la morte ci tocca, ci accorgiamo che le parole inutili non servono. Serve l’essenziale. Serve poter dire: Padre. E nel Padre nostro ci sono due passaggi che oggi risuonano con una luce speciale: → “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” È la preghiera di chi vive il quotidiano, il luogo della santità per ogni salesiano perché luogo teologico dell’incontro con Dio attraverso il servizio ai giovani. È una vita che dice: il pane di ogni giorno non è solo ciò che mangiamo; è anche quel bene semplice che si costruisce con gesti ripetuti, con presenza, con concretezza. →“Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo” Gesù qui ci invia un messaggio chiarissimo: la preghiera cristiana non è un rito magico, è una vita riconciliata. Anche Lorenzo, come ogni uomo, aveva un carattere, una forza, a volte anche spigoli: qualcuno ricorda incomprensioni, scontri a parole; ma insieme ricorda una cosa decisiva: non portava rancore, sapeva perdonare e dimenticare. Questa è una grazia evangelica. È Quaresima pura: lasciare cadere l’orgoglio, non restare prigionieri delle ferite, ricominciare. E oggi il Vangelo ci domanda: noi, qui presenti, che cosa vogliamo portare con noi? Se c’è un peso, un nodo, un debito del cuore… questo è il tempo per consegnarlo a Dio. Perché la morte di un fratello può diventare un appello forte: l’importanza della riconciliazione e la necessità di non rimandare oltre.

Lorenzo Maffeis nasce a Cene, in provincia di Bergamo, il 19 marzo del 1944, da papà Agostino, operaio, e mamma Matilde Nicoli. La famiglia di Lorenzo è molto numerosa, ha sette fratelli e quattro sorelle e lui è l’ottavo in ordine di nascita. A Cene, frequenta le scuole elementari e riceve i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Nel 1955, quindi ancora molto giovane, lascia il suo paese d’origine per gli studi secondari, prima a Strada in Casentino (AR) e poi a Pietrasanta (LU), dove svolge l’aspirantato. Nell’agosto 1960 entra in Noviziato a Pietrasanta. A conclusione dell’anno di Noviziato chiede di essere ammesso nella Società Salesiana come “aspirante al sacerdozio” e scrive: “So quello che sto per chiedere e so pure che vado incontro a tante gravi difficoltà che con l’aiuto del Signore spero di poter superare”. Entra a far parte della Congregazione salesiana con la prima professione il 16 agosto del 1861, sempre a Pietrasanta. I superiori lo descrivono come un giovane di “salute buona, temperamento esuberante ma capace di controllarsi, con capacità intellettuali discrete e attitudine pratiche buone. Di pietà e spirito religioso buoni”. Nei tre anni successivi, compie gli studi liceali a Nave (BS). Nel 1964 inizia il Tirocinio, prima a Vallecrosia e quindi ad Alassio. Il 15 agosto del 1967 emette la Professione perpetua a Loreto, “non ignorando le molteplici difficoltà sparse sul mio cammino”, scrive, “e pensando che questa sia la via per la quale il Signore mi vuole, spero fermamente che col suo divino aiuto potrò essere fedele agli impegni che voglio assumere”. Dal 1967 al 1969 studia Filosofia presso la Pontificia Università Urbaniana, dove successivamente continua per gli studi di Teologia. In questi anni vive un profondo ripensamento della propria vocazione e sono significativi i suggerimenti dei superiori che in lui vedono un religioso di “capacità intellettuali ed applicazione buone. Partecipazione convinta e fedele alle pratiche di pietà. Indole attiva e intraprendente: disponibile e generoso. Socievole e cordiale per natura. Nasconde sotto un fare disinvolto un fondo di timidezza che lo porta, talora, a reagire con certa puntigliosità ed impulsività ed a imporsi con una certa rigidezza ai giovani, con i quali, peraltro sa fare. Suscettibile e tenace. Continui a lavorarsi”. A fronte di queste sue caratteristiche e del cammino che sta compiendo viene suggerito: “Riveda a fondo le motivazioni della sua vita religiosa e sacerdotale e le rispettive esigenze”. Matura, dunque, la scelta di non proseguire con gli studi che lo porterebbero all’ordinazione sacerdotale, avendo ricevuto comunque i ministeri del Lettorato, nel febbraio del 1973 e dell’Accolitato nell’aprile dello stesso anno. Lasciati gli studi teologici, inizia la sua missione apostolica che lo porterà a partire dal settembre 1973 in diverse case: Genova Sampierdarena, La Spezia San Paolo, Figline Valdarno, Pietrasanta, Genova Quarto, Alassio con diversi compiti: incaricato di oratorio, consigliere della scuola media, insegnante.

Lo ricorda così in quegli anni Mons. Alberto Lorenzelli, che è stato suo superiore in diversi periodi: “Quel suo modo semplice e spontaneo di ripetere “brav’uomo” a tutti era più di un’espressione: era uno sguardo buono sulla vita, un riconoscere il valore dell’altro, un seminare fiducia. Nel lavoro era instancabile e concreto; nelle relazioni era fedele e costante. Sapeva custodire le amicizie nel tempo, con quella solidità discreta che nasce da un cuore leale. Uomo forte, come la sua gente bergamasca, profondamente legato alla sua terra di Cene, alla sua famiglia di origine, ne portava dentro il carattere schietto, laborioso, resistente. Anche se ha attraversato molte comunità dell’Ispettoria, Lorenzo restava sempre sé stesso: radicato, sincero, vero. E forse il segreto per comprenderlo era proprio questo — bisognava volergli bene così com’era.” Nel 1990, l’allora superiore, don Pasquale Liberatore, gli propone di trasferirsi nella Visitatoria dell’Università Pontifica Salesiana assumendo l’incarico di aiuto economo della stessa Visitatoria, compito che svolgerà per cinque anni fino all’agosto del 1995. Tornato nell’Ispettoria Ligure-Toscana, verrà inviato a La Spezia Canaletto per quattro anni come aiuto in oratorio, quindi a Genova Sampierdarena e poi a Savona per due anni, ritornando poi a Genova Sampierdarena dove per un anno (2003-2004) sarà incaricato del convitto dei giovani del Liceo sportivo. In questo periodo a Genova, si è intrecciata la vita di Lorenzo con la mia, giovane salesiano tirocinante a Sampierdarena. È stato un anno intenso e impegnativo, con ragazzi impegnativi, ma proprio per questo il lavoro educativo con loro ci ha uniti e sempre, successivamente ricordavamo con entusiasmo le mille avventure successe in quell’anno. Lorenzo mi ricordo che stava volentieri con loro, certo, esigeva il rispetto delle regole (che non sempre quei ragazzi erano in grado di rispettare) e mi ricordo le chiacchierate “riparative” che faceva con ciascuno di loro dopo qualche avvenimento un po’ problematico, che duravano anche ore…li sfiniva! Tanto che una volta capito questo, spesso per convincere i ragazzi a studiare o a mettere a posto la stanza o qualche altra incombenza ero arrivato a minacciare: “Altrimenti ti mando a parlare con Lorenzo!”. E subito cedevano. Con lui mi sono trovato sempre bene e a mio agio, anche quando con quella simpatia che lo caratterizzava diceva: “Ora ti spiego io perché ho ragione!”. Di lui dice anche don Bruno Guiotto dice: “Molto socievole sapeva coltivare bene le sue relazioni con i confratelli e con i laici. Partecipava volentieri ad ogni evento salesiano e di visita di Superiori…Lui si prestava – anche con competenza – a fare il fotografo : il suo hobby preferito…fotografava, sviluppava lui stesso e metteva a disposizione le foto. Lo ricordo molto disponibile per qualsiasi cosa e servizio. Il suo carattere forte era la sua scorza, interiormente sapeva delicatamente farsi piccolo con i piccoli e sempre pronto ad aiutare i poveri che vedevano in lui un buon riferimento, anche perché ( l’ho visto e sentito più volte ) sapeva regalare fraterni consigli”. Nel 2004 sarà destinato alla casa di Varazze in aiuto ai confratelli ammalati, quindi per ben sei anni sarà a Vallecrosia e poi di nuovo a Varazze e quindi a Roma, in questa comunità, allora Beato Artemide Zatti, come “collaboratore nella cura dei confratelli ammalati”. Negli ultimi sette anni ha vissuto nella comunità di La Spezia per poi essere trasferito definitivamente nella comunità di Roma Sant’Artemide Zatti nell’ottobre 2025, quando ormai la malattia si era aggravata, unita a sofferenze fisiche che avevano bisogno di continue cure. Questa comunità lo ha accolto e accompagnato negli ultimi difficili mesi di vita e nell’ultimo periodo di degenza presso l’ospedale. Lorenzo ha raggiunto la casa del Padre la Prima Domenica di Quaresima, il 22 febbraio 2026.

Conclusione: consegnarlo al Padre, consegnarci al Padre Dunque, fratelli, oggi la Chiesa ci fa fare un gesto molto semplice e molto grande: dire insieme, davvero, il Padre nostro. Non “molte parole”, ma quelle parole. E mentre affidiamo Lorenzo alla misericordia del Padre, chiediamo anche per noi tre grazie quaresimali: Lasciare che la Parola ci lavori, senza paura dei passaggi difficili, perché nulla va perduto se lo consegniamo a Dio. Vivere l’essenziale, il pane quotidiano della fedeltà, del servizio, della presenza. Scegliere il perdono, perché non possiamo pregare da figli se restiamo prigionieri dei debiti del cuore. E infine, con la speranza cristiana, diciamo: Signore, accogli il nostro confratello Lorenzo. Tu che “vedi nel segreto”, guarda il bene seminato nel segreto. Tu che sei Padre, donagli la casa. E dona a noi di camminare in questa Quaresima con un cuore più semplice, più vero, più riconciliato.