Published On: 9 Maggio 2026
Sig. Franco Nardone

* Ventimiglia, 5/02/1941 | + Roma, 9/05/2026

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Biografia

Franco Nardone è nato a Ventimiglia (IM) il 5 febbraio 1941 da Angelo Nardone, carpentiere e da Angela Di Fazio, casalinga. Nato in una famiglia abbastanza numerosa era il terzo dei sei figli della coppia dei genitori: aveva tre fratelli e due sorelle. È battezzato il 9 febbraio 1941 a Ventimiglia e riceve la cresima il 30 maggio 1951 nella Parrocchia di San Giorgio martire a San Giorgio a Liri (FR), dove intanto si è spostata la famiglia.

Entra nella casa del Mandrione di Roma per l’aspirantato nel 1954 e dopo tre anni, nell’agosto del 1957 entra in Noviziato a Lanuvio. A Lanuvio, a conclusione dell’anno di Noviziato, emette la sua prima professione come salesiano coadiutore il 16 agosto 1958. Dopo la prima professione rimane per il lavoro di ortolano, factotum e istruttore dal 1958 al 1984 nelle case di Roma Mandrione e di Roma Gerini. Il 14 agosto 1964 emette la Professione perpetua a Lanuvio: è un confratello che dimostra buone attitudini per i lavori manuali e con un regolare spirito religioso, prestando il proprio servizio in diversi ambiti nonostante qualche problema di salute che lo perseguita in quegli anni.

Nel 1984, nell’ambito del “Progetto Africa”, accogliendo l’invito dell’allora Ispettore don Mario Prina, parte per il Madagascar, dove starà per i successivi trent’anni.

In Madagascar, il suo impegno missionario lo porterà in diversi luoghi: Ijely dal 1985 al 1991; Bemaneviky dal 1991 al 1992; Ivato – Notre Dame de Clairvaux dal 1992 al 2001; Mahajanga dal 2001 al 2003; Ambohidratrimo dal 2003 al 2004; una seconda volta a Mahajanga dal 2004 al 2006 e infine a Port Louis nelle isole Mauritius dal 2006 al 2010.

Nel maggio 2011, il sig. Franco chiede di tornare temporaneamente in Italia per assistere la sorella gravemente ammalata, standole vicino fino alla morte. Prima di tornare in Madagascar si sottopone ad alcune analisi e visite mediche e la condizione di saluta che ne risulta sconsiglia di ritornare in terra di missione. Così “con il cuore ancora aperto al richiamo malgascio, alla luce di più di un parere medico, piuttosto deciso, mi vedo costretto” – scrive il sig. Franco – “a rinunciare al mio progetto di tornare in missione, dove ho davvero lasciato tutto me stesso”. Sarà, lui dice, “l’obbedienza che mi costerà di più”.

E’ così inserito prima nella comunità Artemide Zatti per le cure necessarie e poi nella Comunità di Roma Pio XI dove risiederà dal 2015 al 2025, quando un peggioramento delle condizioni di salute suggerirà di ritornare nella comunità Sant’Artemide Zatti per essere più adeguatamente seguito.

Il sig. Franco è morto alla sera di sabato 9 maggio 2026.

Omelia

Omelia di Don Gian Luigi Pussino

La Parola di Dio proclamata oggi nella Liturgia Eucaristica provvidenzialmente ci aiuta a celebrare la nostra preghiera nel contesto anche di una storia umana che per il caro confratello Sig. Franco Nardone ha avuto termine nella serata di sabato 9 maggio. E’ una Parola specifica e particolare che ci sta accompagnando nel Tempo di Pasqua: un Tempo nel quale celebriamo con maggiore attenzione e intensità il Risorto e la Risurrezione verso la quale siamo tutti in cammino. Occasione per rinnovare la nostra certezza e la nostra fede nella Risurrezione, coscienti e convinti che la morte non è né la fine, né il fine della nostra esistenza terrena.

E con la Fede ci accompagna e ci sostiene la Speranza: speranza di non essere soli, ma sempre accompagnati dalla presenza forte e incoraggiante di un Dio che è Padre e che si manifesta come nostro avvocato – Paraclito (lo ricordava il Vangelo proclamato nella giornata di ieri – domenica) speranza che si fa presenza nella propria vita e che diventa fiducia in Dio, che dal Battesimo-Cresima tutti siamo stati consacrati, e che per molti di noi ha rinnovato il suo Patto di Alleanza nella Professione della Vita Religiosa (e il Sig. Franco dal 16 agosto 1958 era un Salesiano Consacrato) speranza di cui dare ragione, e ieri ancora nella seconda Lettura tratta dalla prima Lettera dell’ Apostolo Pietro è risuonato l’invito a essere “pronti a dare ragione della speranza che è in voi”. E il carissimo Sig. Franco ha dato ragione della speranza che lo sosteneva e lo ha fatto non a parole, ma con i molteplici momenti di vita quotidiana sia nella Casa di Roma-Gerini per 20 anni, nella sua vita missionaria in Madagascar e Mauritius per 30 anni, e successivamente, rientrato in Italia per motivi di salute, ha continuato con il suo stile sereno e gioviale, laborioso come le condizioni fisiche hanno permesso e con la capacità di curare le relazioni, umile come quasi a non voler mai dare occasione per un fastidio, e ordinato nella sua giornata segnata dai momenti di preghiera. Dunque, volessimo in sintesi accogliere e ringraziare nella Eucarestia quanto ognuno di noi può aver ricevuto in dono da Dio tramite il sacramento della esistenza terrena del Sig. Franco, possiamo condividere che si è trattati di una esistenza illuminata dalla totale fiducia in Dio, sostenuta dalla speranza che ogni giorno ha dato forza e coraggio manifestata nella carità missionaria e educativa specialmente per i giovani. Il ritorno alla casa del Padre nella serata di sabato e dunque ormai nella Liturgia della domenica è da accogliere come un gesto di delicatezza e di misericordia da parte del Risorto, Signore della vita!

Certamente tutto ha avuto una sorgente in famiglia, a cominciare dai genitori che non solo nel nome, ma con i fatti sono stati per Franco “angeli custodi”: mamma Angiolina (così indicata in un documento del Comune di San Giorgio a Liri) e papà Angelo che, nel presentare Franco che nel settembre del 1954 a 13 anni si preparava a iniziare la sua prima esperienza nella Casa Salesiana di Roma- Mandrione (qui vicino), così ebbe a dichiarare: “sono contento di assecondare e lasciare pienamente libero mio figlio di seguire la sua vocazione religiosa e accetto tutte le condizioni del programma dell’ Istituto”. E Franco non ha mai dimenticato la sua origine in una famiglia segnata dalla fatica del lavoro quotidiano (papà carpentiere e mamma casalinga), dalla composizione (quattro fratelli e due sorelle), dal tenore di vita dignitoso e modesto, sano e carico di umanità e di affetto. E Franco inizia così nel 1954 il suo cammino con Don Bosco: tre anni a Roma-Mandrione e un anno a Lanuvio per il Noviziato, che termina con la prima Professione triennale. Quasi al termine dell’ anno di Noviziato ebbe a dichiarare: “di essere nato nella fede cattolica e di voler morire in essa di ringraziare i genitori, i parenti, i superiori e in genere tutte le persone che in qualche modo lo beneficiarono e di accomandarmi alle loro preghiere prodigandomi per i tanti giovani nel miglior modo possibile dal lato spirituale e corporale”. Un progetto di vita costantemente perseguito, superando fatiche e curando anche la cura di sé per cercare di testimoniare la Professione che aveva espresso. Infatti, come attestano coloro che lo accompagnavano e guidavano nei primi anni di esperienza di vita salesiana, inizialmente si dice che “deve essere più delicato nel trattare con i giovani”, e successivamente si afferma che “c’è miglioramento …. si nota una maggiore delicatezza nel tratto con i giovani” . Franco è sempre stato cosciente delle sue potenzialità e capacità, e anche delle sue fragilità e debolezze. Le sue “buone attitudini per i lavori manuali” lo portano ad essere apprezzato quando gli si chiede il trasferimento nella Casa di Roma-Gerini: i laboratori di formazione professionale, specie quello di meccanica e meccanica auto lo vedono impegnato per guidare i giovani nelle esercitazioni pratiche. Per Franco però la vita salesiana è preghiera e azione, lavoro e cortile: è infatti ricercato e stimato per la sua capacità di tessere relazioni oltre l’ambiente scolastico e il laboratorio professionale. “Si presta volentieri per l’Oratorio”, “aiuta all’ Oratorio nell’attività sportiva”, è presente con attenzione negli ambienti frequentati con i giovani. Franco non è solo attività e laboriosità: “attaccato alle funzioni di Chiesa”, si presta volentieri per servire la Santa Messa”, “puntuale alle pratiche di pietà” E’ sempre impegnato per un servizio: “ha bisogno di essere molto seguito, a causa della molteplice varietà degli impegni” . Così si afferma di lui nei primi anni segnati ancora dalla formazione iniziale, ma già totalmente immersi in una Casa ampia e articolata nei suoi molteplici settori come quella di Roma- Gerini, dove sarà impegnato dal 1961-al 1981. Probabilmente forse quella sua capacità di attenzione alle molteplici necessità di una Casa, forse la sua abilità manuale che va oltre la meccanica auto e sconfina anche nell’ambito elettrico, forse una qualche dimestichezza anche con il lavoro agricolo appreso nella precedente esperienza di Roma-Mandrione, forse la sua capacità di intessere relazioni personali, forse il suo carattere capace anche di predisporre a una convivenza bisognosa di serenità, amorevolezza, pazienza, …… non abbiamo notizie di qualcosa di specifico: a Franco viene chiesta la disponibilità di partire per le Missioni. Erano gli anni del Progetto Africa e l’allora Ispettoria Romana si preparava a impegnarsi in Madagascar. Nel dicembre 1981, a quaranta anni di età, Franco inizia una esperienza che lo coinvolgerà pienamente per quasi trenta anni e, innanzi tutto dedica il suo tempo a studiare e impratichirsi soprattutto nella lingua malgascia e anche in lingua francese. Con un confratello Sacerdote e un altro giovane chierico, è il fondatore della presenza missionaria affidata all’ allora Ispettoria Romana. Ijely lo vede impegnato per i primi sette anni di vita missionaria in una realtà (e io ebbi modo di visitare quella realtà) più misera che povera economicamente, senza energia elettrica fornita in continuità, dove l’attività primaria era la coltivazione del riso, un po’ di scolarizzazione. E dopo Ijely altre realtà educative che in Madagascar nel nome di Don Bosco cominciavano a essere animate: Ivato-Clairvaux, Bemaneviki, Mahajanga, Abohidratrimo. Quella presenza comincia a consolidarsi e si espande (sembra di rileggere l’espansione delle prime comunità cristiane che noi stiamo leggendo in questi giorni dal Libro degli Atti degli Apostoli) e Franco, con altri confratelli, cambia isola, e per 4 anni offre la sua testimonianza di missionario e di educatore a nella Isola di Mauritius. Ancora un po’ in Madagascar e poi inizia il rientro in Italia: le condizioni fisiche non permettono più le fatiche che finora erano state superate con generosità, competenza professionale, passione educativa. Ma ancora qui a Roma-Pio XI e anche in questa Comunità non fa mancare innanzi tutto la sua presenza segnata da fiducia in Dio, volontà di esprimere serenità e pazienza, desiderio di voler e poter essere ancora di aiuto innanzi tutto nella comunità.

Molteplici le attestazioni di stima e di gratitudine che sono pervenute da parte di chi ha avuto modo di sperimentare personalmente la presenza del Sig. Franco in terra di missione, a cominciare da Don Innocent Bizimana, attualmente Consigliere Generale per la Regione Africa Est e Sud.

Don Graziano De Lazzari, attualmente Vicario dell’ Ispettore in MDG Sempre disponibile, umile e competente, ha saputo donarsi senza riserve, conquistando l’affetto dei giovani e di tutte le persone che ha incontrato e aiutato. Instancabile lavoratore per il bene dei giovani poveri e abbandonati, è stato un fedele testimone del carisma salesiano, incarnando con semplicità e forza la missione di Don Bosco. La sua presenza è stata segno di speranza e di amore concreto, capace di lasciare un’impronta indelebile nelle comunità dove ha vissuto e operato. La sua figura di salesiano coadiutore è stata testimonianza viva di una vocazione salesiana reale e vissuta fino alla fine: un laico consacrato che, con il suo lavoro quotidiano, la sua vicinanza ai giovani e la sua fedeltà alla missione, ha mostrato che la santità si costruisce nella vita ordinaria, nel servizio concreto e nella dedizione totale. Franco ha incarnato la bellezza di una vocazione che unisce professionalità e spiritualità, mani operose e cuore innamorato di Dio e dei giovani.

Don Erminio De Santis, tra i primi missionari in MDG e che è stato con Franco nella stessa Comunità e anche suo Superiore in diversi anni. Franco non è passato in Madagascar ed a Mauritius inosservato, ma ha portato sempre con sé la sua affabilità, generosità e laboriosità, attirandosi le simpatie di numerosi giovani e l'amicizia dei confratelli. …. la sua preziosissima presenza all'inizio dell'opera di Ijely, dove con la sua dedizione generosa e il suo 'savoir faire' risolveva tutte le numerose difficoltà pratiche e tecniche che si presentavano quotidianamente, oltre che darsi indefessamente al lavoro proprio dell'opera. Nei giorni di domenica radunava una folla di giovani sul prato dietro la casetta della comunità per giochi e tornei che organizzava e conduceva con sensibilità salesiana, riducendo al minimo le dispute e gli scontri inevitabili tra i giovani. Andando ad Ijely si poteva sentire spesso chiamare a gran voce 'Francò Francò', il salesiano più conosciuto e amato del posto. Sul lavoro era di esempio trainante per gli aspiranti e gli operai, e non lo si vedeva mai adirato o depresso per le difficoltà che incontrava. Quando l'obbedienza lo chiamò a Ivato, ripropose ugualmente la sua presenza, il suo lavoro e il suo esempio ai ragazzi interni per i quali divenne un bravo insegnante, un amico e un compagno di giochi. Non stava mai con le mani in mano...

Don Vittorio Costanzo, che viaggiò insieme a Franco nel primo viaggio verso il MDG nel dicembre 1981. Abbiamo vissuto insieme anni memorabili nella fondazione della Comunita' Salesiana alle Mauritius. Franco era ben impegnato nei due Centri Professionali. Franco amava il suo lavoro, era di modello agli istruttori ed insegnanti; amava i giovani ed era sempre in mezzo a loro. Sereno ed allegro, sapeva intrattenere i giovani. Curava la sua vita spirituale ed aveva una devozione particolare alla Vergine Ausiliatrice e a Don Bosco.

“Anche voi date testimonianza”: è l’indicazione che Gesù offre ai suoi discepoli. Franco ha dato testimonianza e noi la includiamo nel rendimento di grazie che celebriamo. Certamente Franco si è e noi tutti viviamo nella Speranza di ritrovarci uniti nella gioia che non ha fine.