Published On: 1 Aprile 2026

Per l’Opera Salesiana di Vallecrosia, il traguardo dei 150 anni di storia non è stato solo una ricorrenza, ma un’occasione per riscoprire la propria identità sotto lo sguardo di don Fabio Attard, Rettore Maggiore della Congregazione Salesiana e XI successore di Don Bosco. La sua presenza ha confermato che il “Sogno” dei nove anni continua a generare frutti.

Il weekend è stato il culmine di un lavoro corale, dove ogni gruppo ha trasformato la fatica in festa, rendendo omaggio a una storia iniziata nel lontano 1876.

L’incontro con i ragazzi del CFP: “Sentirsi a Casa”

Prima ancora che don Fabio varcasse i cancelli dell’opera, la giornata è stata preceduta da settimane di intensa preparazione. Per i formatori del CFP, la sfida principale è stata far comprendere ai giovani l’importanza storica di questo anniversario: “nelle settimane precedenti abbiamo cercato di suscitare in loro entusiasmo e attesa. Con il senno di poi, abbiamo capito che i ragazzi sono stati felici perché hanno riconosciuto queste stesse emozioni negli adulti accanto a loro.”

L’arrivo di don Fabio è stato segnato da un applauso spontaneo e da un gesto piccolo ma profondamente significativo: l’attenzione e il saluto del Rettor Maggiore si sono posati immediatamente sui ragazzi presenti.

La cerimonia di benvenuto è stata introdotta dai saluti del direttore dell’opera, don Simone Indiati, e della direttrice del CFP, Francesca Figini. Il momento più toccante è stato però l’intervento di Camilla e Francesco, che hanno parlato a nome di tutti i compagni.

I due allievi hanno descritto l’opera non solo come una scuola, ma come una vera casa: “Una casa che, come tutte le case abitate dai giovani, a volte viene lasciata un po’ in disordine, ma nella quale si sa di essere accolti e voluti bene”sottolineando l’importanza di avere adulti che si prendono cura di loro ogni giorno, accompagnandoli sia nell’imparare un mestiere che nel crescere come persone.

Prima della visita ai laboratori del CFP, Don Fabio ha raccontato ai ragazzi le radici della Famiglia Salesiana: un sogno, una scelta semplice e coraggiosa di un solo ragazzo, Giovannino Bosco, che ha portato a questa rete mondiale, che oggi è rifugio sicuro per migliaia di giovani. 

L’incontro con la Famiglia Salesiana

Nel pomeriggio del venerdì, don Fabio ha incontrato la Famiglia Salesiana, offrendo coordinate precise per l’azione educativa e pastorale odierna. Ha esortato i vari membri dei rami della Famiglia Salesiana a non restare isolati, ma a guardare e ascoltare con attenzione la realtà circostante, e a leggerla con “spirito di servi”: l’unico atteggiamento che permette di affrontare la sfida del “nuovo” e offrire ai giovani opportunità davvero coinvolgenti. 

Richiamando il pilastro di Don Bosco, ha ribadito che “non basta amare i giovani; bisogna che i giovani si accorgano di essere amati” affinché percepiscano l’amore di Dio attraverso quello tangibile degli educatori. 

L’incontro ha infuso nuova linfa e coraggio ai Salesiani Cooperatori e agli altri membri della Famiglia Salesiana, confermando la loro missione di corresponsabili della trasmissione del carisma. Don Fabio ha invitato a mantenere un equilibrio in cui “il presente è l’incontro della gioia del passato e la speranza del futuro”, ricordando di accettare i ragazzi così come sono, incontrandoli nei luoghi che frequentano e rendendoli veri protagonisti della loro crescita.

Lo spettacolo “Senza Filtro oltre il vetro, verso l’incontro”

Venerdì sera, il Teatro G. Golzi di Bordighera ha ospitato “Senza Filtro oltre il vetro, verso l’incontro”, un intenso spettacolo-incontro nato dalla sinergia tra i giovani dell’oratorio, gli animatori e il coro parrocchiale coordinati dall’incaricato Marco Magliano.

Attraverso un mosaico di canti, balli e recitazione, i ragazzi non sono stati semplici spettatori, ma protagonisti assoluti, capaci di interpretare e portare in scena le difficoltà, le incertezze e le sfide del mondo giovanile attuale, dialogando apertamente con don Fabio Attard. Il Rettor Maggiore ha offerto consigli concreti su come accompagnare i giovani, sottolineando che l’aspetto fondamentale è l’ascolto, evidenziando come spesso per gli adulti sia più facile dare consigli, soluzioni o giudizi precostituiti, invece di provare a capire realmente cosa stia attraversando un giovane nel profondo.

L’unione tra il talento dei ragazzi e le parole del Rettor Maggiore ha coinvolto l’intera platea, lasciando un segno profondo sia nei giovani che negli adulti presenti. Per gli animatori, vedere il sorriso di don Fabio e il coinvolgimento del pubblico è stata la “paga” più alta per tutto il lavoro svolto.

La presentazione del libro

Se lo spettacolo del venerdì aveva dato voce ai sogni dei giovani, la mattinata di sabato ha celebrato la memoria riconoscente con la presentazione del volume “Don Bosco a Vallecrosia: ieri, oggi e domani”, un’opera curata dagli Exallievi che ha saputo gettare un ponte tra le generazioni. Il momento è stato reso profondo dalla lettura di due testimonianze da parte degli exallievi più anziani dell’Istituto Don Bosco e dell’Istituto Maria Ausiliatrice, custodi di una memoria che si fa eredità.

Don Fabio ha definito il libro uno strumento prezioso per ricordare che “il presente è l’incontro della gioia del passato e la speranza del futuro”, sottolineando come il bene dei giovani sia una “responsabilità sociale” condivisa. 

Cittadinanza Onoraria e Consegna delle Chiavi

Il sabato pomeriggio ha sancito l’unione tra la città e il carisma salesiano con il conferimento della cittadinanza onoraria e delle chiavi di Vallecrosia a don Fabio Attard da parte del Sindaco Fabio Perri. Nonostante il forte vento abbia costretto a spostare la cerimonia all’interno della chiesa,il calore e la solennità dell’evento sono rimasti immutati.  La cerimonia si è svolta alla presenza di numerose autorità civili ed ecclesiali, tra cui Sua Eccellenza il Vescovo Antonio Suetta, che ha accompagnato con la sua partecipazione i momenti salienti dei festeggiamenti.

Il Rettor Maggiore, visibilmente commosso, ha ribadito che i ragazzi sono l’unica ragione d’essere dell’opera, fissando un traguardo chiaro per il futuro: “continuare ad essere servi dei giovani per educarli”. L’evento ha mostrato il volto più unito della città, dove le istituzioni si sono strette attorno all’XI successore di Don Bosco per celebrare un secolo e mezzo di cammino condiviso.

Festa in Oratorio e Apericena

Dopo la cerimonia, il cortile dell’oratorio si è animato con giochi e il profumo delle crepes, trasformandosi in una grande festa di famiglia. Per i giovani animatori, questo non è stato solo un compito organizzativo, ma l’occasione per sperimentare la bellezza dell’appartenenza, dimostrando che non aspettano il futuro, ma lo costruiscono ogni giorno con il sacrificio e il dono di sé.

Dopo l’apericena con don Fabio, il senso profondo della giornata è emerso nel silenzio del riordino finale: tra sedie da spostare e ambienti da pulire, i volontari hanno riscoperto che “essere stanchi insieme ha un sapore diverso”

Stanchi ma uniti, hanno riscoperto che il vero protagonismo non sta nei riflettori, ma nella capacità di farsi dono per gli altri nel silenzio e nel servizio.

Vedere il sorriso del Rettor Maggiore e la gioia dei bambini è stata per tutti la “paga” più alta, la conferma che spendersi per una causa comune trasforma un gruppo di amici in una vera famiglia.

La Santa Messa Solenne: l’onda delle “Felpe Blu”

La Santa Messa Solenne ha rappresentato il culmine spirituale dei tre giorni, raccogliendo l’intera comunità nel Santuario di Maria Ausiliatrice. L’immagine più potente dell’intero weekend è stata offerta dai numerosi giovani presenti, che hanno partecipato alla celebrazione fieri nelle loro nuove felpe blu celebrative dei 150 anni.  

Ispirandosi all’incontro tra Gesù e la Samaritana, don Fabio ha esortato la comunità a non temere le complessità e a vivere la fede come una responsabilità da condividere. 

Il mandato finale ha richiamato l’intera Famiglia Salesiana alla propria responsabilità educativa, che consiste nel prendere sul serio il rapporto con il Vangelo. Don Bosco, ha ricordato, non ha fatto altro che tradurre il Vangelo nella vita di ogni giorno attraverso il sistema preventivo: ragione, religione e amorevolezza, creando ambienti dove ogni giovane possa sentirsi profondamente amato.

Il mandato finale

La visita si è conclusa con un messaggio di grande speranza. Don Fabio ha esortato Vallecrosia a essere un luogo di gioia, irradiando quel carisma che dona serenità.

Citando Papa Francesco, ha lasciato un mandato finale:

“Non dobbiamo lasciarci rubare la speranza. Mai!”.

Questi tre giorni hanno dimostrato che la profezia di Don Bosco è viva. Vedere i “più grandi” prendersi cura dei “più piccoli” con naturalezza ha confermato che l’Opera di Vallecrosia non è solo un ricordo istituzionale, ma una famiglia pronta a camminare insieme per i prossimi 150 anni.

 

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