
Sig. Stefano Tironi
* Calolziocorte, 24/07/1931 | + Roma, 09/09/2026
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Biografia
Il sig. Stefano Tironi nasce a Calolziocorte (Lecco) il 24 luglio 1931. Nel 1941 entra in contatto con i Salesiani frequentando la scuola media presso il collegio missionario di Penango (Asti). Nel 1944 rientra in famiglia a causa della guerra. Dal 1948 al 1953 approfondisce gli studi di elettrotecnica, meccanica e disegno meccanico. Nel frattempo, grazie ai Salesiani conosciuti a Penango, entra in contatto con i Coadiutori Salesiani dell’Istituto Rebaudengo di Torino. Dal 1945 al 1970 collabora allo sviluppo dell’azienda di famiglia. Nel 1972, durante un soggiorno a Roma, l’incontro con il salesiano Pietro Gallo contribuisce a far maturare il desiderio di entrare nella Famiglia Salesiana come Coadiutore. Nel 1974 si trasferisce a Roma e viene accolto all’Istituto Gerini come insegnante di elettromeccanica, partecipando alla vita della comunità salesiana. Dal 1974 al 1996 lavora presso il Centro di Formazione Professionale Roma-Gerini. Nel 1979 presenta la domanda per essere ammesso al noviziato come Coadiutore Salesiano, ma rinuncia temporaneamente al progetto per rimanere accanto ai genitori. Dopo la morte del padre nel 1984 e della madre nel 2003, può realizzare il desiderio di consacrarsi nella Congregazione Salesiana. Nel marzo 2004 entra nel Noviziato e il 23 aprile 2005 emette la Prima Professione Religiosa. Dal 2005 al 2008 vive nella Comunità di Roma-Sacro Cuore. Nel 2008, all’età di 76 anni, chiede e ottiene di anticipare la Professione Perpetua, che emette il 26 aprile nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Roma. Dal luglio 2008 viene destinato alla Comunità di Roma-San Tarcisio, dove entra nell’équipe formativa del postnoviziato e rimane fino all’ottobre 2024. Dal 1° novembre 2024 appartiene alla Comunità di Roma-Sant’Artemide Zatti.
Omelia
omelia del Superiore, don Roberto Colameo
Chi può parlare di un uomo che per pura grazia e misericordia di Dio, ha racchiuso nel tempo della sua vita terrena, doni tanto preziosi quali la fede cristiana, la professione religiosa, la partecipazione attiva ad edificare la chiesa con l’annuncio del Vangelo come salesiano? Su questa nostra assemblea, raccolta dall’amicizia, dalla riconoscenza, dalla volontà di offrire preghiere per il Sig. Stefano, si alzi luminosa la luce del Risorto, che conferma la fede che la vita non è tolta ma trasformata, che nessuna realtà ha potuto separare il Sig. Stefano dall’amore di Cristo. Per lui valgono le parole dell’Apostolo: Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Siamo persuasi che né morte né vita hanno potuto separare il Sig. Stefano dall’amore di Cristo, dall’amore della Chiesa, dall’amore all’Ausiliatrice e a Don Bosco. Questo momento, nella esagitata vita moderna, è l’ultimo dono che il Sig. Stefano offre. Lui che, come ogni cristiano, sia che viva sia che muoia, vive e muore nel Signore. Un dono a noi, confratelli salesiani, a coloro che con lui hanno camminato nelle comunità dove lui è stato, le persone che ha incontrato e i giovani ai quali ha offerto la sua dedizione, l'impegno e la sua ricca umanità. Non termineremo questo momento di preghiera, di memorie, senza aver raccolto, quasi furtivamente, alcuni brevi ammonimenti dalla vita e testimonianza del Sig. Stefano, avendo chiaro che sapienza è guardare alla luce, tanto più luminosa se evidenziata da zone d’ombra che si perdono nella misericordia di Dio che è infinita. Credo di non andare lontano dalla verità esprimendo la sua testimonianza con queste parole: una retta coscienza, un grande amore alla Congregazione, una grande passione per il lavoro e un amore filiale per Maria. Tutto in una profonda dimensione di fede.
Ascoltiamo le Sue parole: “Rev.mo Sig. Ispettore, sono Stefano Tironi nato CALOLZIOCORTE (Lecco) il 24/07/31, figlio di fu Arduino e fu Perego Angela. La mia famiglia era composta da genitori e cinque figli: tre maschi e due femmine [tuttora viventi]; io sono il secondogenito. Il primo contatto con i Salesiani l'ho avuto nel 1941 nel collegio missionario di Penango (Asti) per i tre anni della scuola media. Finito il terzo anno nel 1944 ho deciso di tornare in famiglia anche a causa della guerra in corso. A casa mi sono inserito subito come apprendista nella azienda elettromeccanica di mio padre. Nel 1948 a 17 anni pur continuando a lavorare nella suddetta azienda ho cominciato gli studi privati serali in elettrotecnica, meccanica e disegno meccanico completandoli in cinque anni nel 1953. Intanto tramite i salesiani conosciuti a Penango venni in contatto con i Coadiutori Salesiani dell'Istituto Salesiano Rebaudengo di Torino, tra i quali il Sig. Romaldi, [attualmente alla Pisana] e carissimo amico di famiglia e anche il Sig. Pietro Gallo. Questo incontro fu molto utile per me, perché fu l'inizio di un proficuo scambio di idee e attrezzature tra la nostra azienda e i laboratori del Rebaudengo, ma principalmente perché ebbi la possibilità di conoscere chi era il Coadiutore Salesiano. Dal 1945 al 1970 ho collaborato con mio padre e con i miei fratelli allo sviluppo dell'azienda, che poi per motivi di famiglia si decise di vendere. Fratelli e sorelle erano già sposati ed io rimasi solo con papà e mamma. Dal 1970 al 1972 ho collaborato con i miei fratelli che intanto avevano avviato ognuno una propria azienda. Nel 1972 trovandomi a Roma per sbrigare una pratica, incontrai il Sig. Gallo all'Istituto Gerini e dopo aver parlato con lui, maturò in me l'idea di un mio possibile inserimento nella Famiglia Salesiana come Coadiutore incominciando l'esperienza proprio al Gerini (anche se l'idea iniziale era precedente a questo incontro). Per poter realizzare questa decisione, nel 1974 mi sono trasferito a Roma e sono stato accettato all'Istituto Gerini come insegnante di pratica in elettromeccanica. Per il resto della giornata ho partecipato alla vita della comunità salesiana del Gerini. Anche i miei genitori decisero di venire a Roma e rimanere con me. A tal fine ottennero dai Salesiani il permesso di costruire una villetta nel comprensorio dell'Istituto. Quando nel 1975 traslocarono nella suddetta villetta, sono andato ad abitare con loro pur continuando la mia attività di insegnante e la mia partecipazione a tutte le pratiche di pietà della Comunità Salesiana. Nel 1975 [24.05.1979 data corretta] ho presentato la domanda di essere ammesso al noviziato Salesiano come Coadiutore ma a motivo delle gravi difficolta in cui si sarebbero trovati i miei genitori con la mia mancanza e anche dietro il consiglio del mio confessore, ho dovuto rinunciare a questa mia decisione. Morto il papà nel 1984 e la mamma nel 2003, posso ora realizzare il mio desiderio di diventare Coadiutore Salesiano”.
Nel Centro di Formazione Professionale di Roma-Gerini, Stefano Tironi è stato dipendente del CNOS-FAP dal 1974 al 1996. Anche dopo però per tanti anni stava sempre in laboratorio a preparare il materiale per gli altri formatori.
Fu così ammesso al Noviziato nel marzo 2004 e lo terminò con la Prima Professione Religiosa il 23 aprile 2005. Scrive nella Sua domanda di ammissione (il 24 marzo 2005): “Sotto la guida del Maestro e degli altri suoi collaboratori salesiani […] ho potuto portare a termine in modo positivo i propositi che mi ero prefisso all’inizio del Noviziato”. E così il Maestro, don Felice Terriaca, scrive come valutazione: “Stefano, durante tutto l’anno si è lasciato coinvolgere progressivamente nel cammino che lo ha visto rimotivare la sua vita per donarsi completamente a Cristo. […] Semplice di carattere, si è inserito nella comunità aprendosi a tutti senza problemi […] vive nella sobrietà e senza ricercatezze […].
Una volta Salesiano viene inviato nella Comunità di Roma-Sacro Cuore dal 2005 al 2008: qui le sue capacità sono state messe a servizio del prossimo proprio con quei tratti di signorilità, cordialità che lo caratterizzavano.
Nel 2008 – con tre anni di anticipo – chiede di emettere la sua Professione Perpetua. Scrive così al Rettor Maggiore, don Pascual Chávez Villanueva: “Ringrazio il Signore per questi anni in cui ho sperimentato la forza della sua grazia, alla quale ho cercato di rispondere con dedizione a quanto l’obbedienza mi ha richiesto a servizio della Comunità e dei confratelli. Ho gustato la gioia della consacrazione a quanto il Signore chiede per corrispondere al dono della perseveranza. Vista la mia età (aveva 76 anni), chiedo umilmente di essere ammesso alla Professione Perpetua.
L’Ispettore del tempo, don Gian Luigi Pussino, esprime un parere più che favorevole al Rettor Maggiore: “[…] si tratta di un confratello che merita stima e fiducia. È giunto alla decisione di entrare in Congregazione dopo un cammino pluridecennale. Solo un motivo famigliare (stare vicino alla mamma) lo aveva bloccato in questo ardente desiderio. […] È un confratello instancabile, generoso, povero, amorevole nelle attenzioni fraterni, di preghiera”. E così il 26 aprile 2008 emette la Professione Perpetua a Roma, nella Basilica Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio.
A luglio del 2008, su richiesta di don Pier Fausto Frisoli – Consigliere generale dell’allora Regione Italia-Medio Oriente – l’Ispettore lo destina nella Comunità di Roma-San Tarcisio inserendolo nell’équipe formativa del postnoviziato, dove vi rimarrà fino ad ottobre 2024. A partire dal 01 novembre 2024 appartiene a questa Comunità di Roma-Sant’Artemide Zatti.
Due testimonianze arricchiscono quanto fin qui detto. La prima, del Rettor Maggiore emerito e IX Successore di Don Bosco, don Pascual Chávez Villanueva, che ha condiviso con Stefano dieci anni di vita comunitaria dal 2014 al 2024: “Ieri sera don Karim mi chiamò per comunicarmi la notizia della partenza in Cielo del nostro carissimo confratello, Sig. Stefano Tironi, al quale mi univa un grande affetto, stima e riconoscenza. È stato, da quando l’ho conosciuto al Noviziato, circostanza in cui da Rettore Maggiore ho dato l’autorizzazione perché potesse fare la Professione malgrado la sua età adulta, ma soprattutto dagli anni di convivenza e fraternità qui a San Tarcisio, un uomo di un pezzo, fedele ai suoi doveri, orante, gentilissimo, dimentico di sé, sempre disponibile a servire, con un profondo senso di identità, di appartenenza, d’istituzione. Ho avuto anche la opportunità di conoscere e trattare uno dei suoi fratelli, Bruno, che solitamente veniva a incontrarlo. Non potendo partecipare al suo funerale, il che mi dispiace profondamente, perché proprio stasera partirò per un lungo viaggio in Australia e Papua Nuova Guinea, ho già celebrato stamattina per il suo eterno riposo e offrendolo a Dio come offerta graditissima. Ho avuto invece la grazia di presiedere l’Eucaristia nella quale il Sig. Stefano ricevette il Sacramento della Unzione degli Infermi. Ora si è riunito con i suoi carissimi genitori, ai quali amò e servì di tal modo fino alla loro fine, da lasciare l’ingresso in Congregazione solamente quando loro erano partiti. Sono certo che il Padre lo accoglierà in Cielo, il Signore Gesù lo renderà partecipe della Luce, della Pace, della Gioia e della Vita Nuova della Sua Risurrezione, e lo Spirito Santo lo farà entrare in piena comunione di amore”. La seconda, di don Gian Luigi Pussino, suo primo Ispettore: “Il ripetuto invito di Papa Francesco per riconoscere il Santo della porta accanto, si applica in pienezza per il caro confratello Stefano: il Santo vicino e a fianco in cappella, a mensa, nel laboratorio.
Quando ho avuto l’onore e la grazia di accogliere la sua domanda per essere Salesiano Coadiutore mi sono domandato: cosa può aggiungere a quest’uomo un tempo di Noviziato prima della Professione? Per anni in più momenti giornalmente faceva vita di comunità con i confratelli, a cominciare dalla fedele e costante presenza alla preghiera. La santità di Stefano è stata espressa nella ferialità quotidiana con il silenzio che accompagnava la presenza e il lavoro competente e fecondo, con lo sguardo e il sorriso che condiva ogni relazione umana, con la preghiera che dava forza per affrontare le molteplici situazioni quotidiane. Non posso non dimenticare quella situazione nella quale si trovò coinvolto quando ormai era un neoprofesso e ricevette uno sgarbo che potremmo dire “istituzionale”: ricordo ancora l’ulteriore suo silenzio che senza dubbio poteva essere sostituito da una adeguata rimostranza e da un legittimo sfogo. Nulla. Un silenzio sofferente mascherava il dolore per un comportamento che aveva toccato la memoria per tanti anni vissuti con la sua mamma. Continua ad accompagnarci con la tua silenziosa e amorevole presenza e la tua testimonianza sia strumento per la nostra fedeltà vocazionale, laicale e sacerdotale”. Fui proprio io a destinarlo a questa Comunità nell’ottobre 2024, ringraziandolo per il lungo e prezioso periodo vissuto nella Comunità di Roma-San Tarcisio. Lì ha testimoniato con gioia e dedizione la sua offerta al Signore come Salesiano Coadiutore, lasciando un ricordo pieno di gratitudine in tutti i giovani confratelli che ha incontrato. La sua umiltà e semplicità, unite a un dialogo costante con il Signore, lo hanno reso un fulgido esempio per tutti. Come è diverso lo sguardo del Signore dal nostro! Come sono diverse le sue valutazioni dalle nostre! Ci sorprende e ci sconvolge.
Egli oggi posa i suoi occhi sui discepoli, li posa su ciascuno di noi con il preciso intento di indicarci su quali valori dobbiamo posare i motivi di gaudio e di beatitudine. A noi anelanti alle ricchezze e ai beni del mondo dice: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio». Egli, nella sua divina bontà, vuole dilatare gli spazi del nostro spirito per farci comprendere che i beni del Regno non sono minimamente paragonabili a quelli della terra. Vuole convincerci che il futuro che è stato riservato dal buon Dio sazierà completamente ogni nostro desiderio nella pienezza della vera gioia senza fine. Gesù proclama beati anche coloro che sono nell’afflizione e nel dolore, affermando semplicemente che il nostro pianto si cambierà in gioia. Rimane per noi l’assurdo e il mistero del dolore e dell’umana sofferenza fin quando non avremo il coraggio e la fortuna di salire fino al Calvario e lì rimirare con tutta la nostra fede il Crocifisso, armandoci di santa pazienza, per attendere fino al terzo giorno, fino al mattino della nostra Pasqua: «Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli». La beatitudine del dolore raggiunge poi la sua concretezza storica nelle violenze e nelle persecuzioni, negli insulti e nell’odio, in tutte le «passioni» che i seguaci di Cristo subiranno nel corso dei secoli: è la beatitudine dei martiri, è l’eroismo della fede, è la perfetta assimilazione a Cristo crocifisso. I «guai» che seguono vogliono ancora smentire le nostre umane tendenze e metterci in guardia dalle inevitabili tentazioni. Vogliono soprattutto farci evitare il facile errore di sopravvalutare le nostre «cose», inevitabilmente fragili e legate solo al tempo. La nostra meta è il cielo e l’eternità.
È quanto crediamo già realizzato per il nostro caro Stefano! Ringrazio il Direttore, Don Karim, i confratelli della Comunità, le Suore e il personale della Casa Artemide Zatti che lo hanno assistito in questi anni in cui la malattia e la sofferenza si sono fatte più vive. È bello sapere che, poco prima di spirare, abbia voluto baciare il Crocifisso - il suo Signore, il suo Tutto - e, con uno sguardo riconoscente, amorevole e affettuoso, salutare tutti i presenti.
Grazie ai confratelli delle altre Comunità che partecipano a questa Liturgia Esequiale e a quanti hanno seguito il Sig. Stefano in questo ultimo tratto della sua vita, per la dedizione, la vicinanza e la delicatezza. Questo grazie sincero diventa preghiera e invocazione di grazia e di consolazione per tutti.
Ai fratelli Ferdinando e Bruno, ai nipoti e agli altri parenti, esprimo la mia più profonda gratitudine per quanto la vostra famiglia ha donato al Sig. Stefano attraverso l’esempio, l’educazione, i doni di natura e di grazia, e l’affetto che non gli avete mai fatto mancare. Maria Ausiliatrice, che ha sempre invocato “adesso e nell’ora della nostra morte”, lo accompagni ora all’incontro di misericordia con il Padre. Così sia!