Published On: 7 Settembre 2026

Il fine settimana del 5 e 6 settembre ha visto i giovani del Movimento Giovanile Salesiano riunirsi per l’atteso Meeting MGS. Un momento a chiusura dell’estate e a segno del nuovo anno pastorale che ha avuto il suo culmine domenica 6 settembre con la Celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro Ispettore.

In vista dell’uscita di un resoconto completo sulle giornate del Meeting, vogliamo soffermarci sulle parole che l’Ispettore ha rivolto ai giovani durante l’omelia. Un intervento profondo, nato in un clima di grande familiarità e gratitudine verso chi ha lavorato all’organizzazione dell’evento, che ha tracciato una rotta chiara per il nuovo anno pastorale, il cui tema è “Segni del suo Amore: Operosi nella Carità”.

La cura come carità educativa

Prendendo spunto dal Vangelo di Matteo, l’Ispettore ha invitato i giovani a riflettere sul concetto di “cura” come forma suprema di carità educativa. La chiave di lettura per comprendere la Parola, ha sottolineato, si trova nell’affermazione di Gesù: «Dio non vuole che neppure uno di questi piccoli si perda».

«Non siamo responsabili soltanto dei buoni o dei meritevoli – ha ricordato l’Ispettore – ma anche dei ragazzi più poveri, più emarginati, svantaggiati, pericolanti e sofferenti. Se uno di loro dovesse perdersi senza alcun intervento da parte nostra, la responsabilità sarebbe anche nostra. Non possiamo restare nella nostra zona di comfort girandoci dall’altra parte».

Il coraggio della correzione fraterna

Il cuore della riflessione si è concentrato su una sfida tipicamente salesiana: la correzione fraterna. L’Ispettore ha esortato i giovani a non scendere a compromessi con il male e a non voltare lo sguardo quando vedono un amico o un compagno di classe sbagliare.

«La carità e la cura sono fatte anche di correzione fraterna – ha spiegato –. È quell’amore per l’altro che vince la vergogna e lo aiuta a vedere il male che non conosce, aiutandolo a liberarsi. Don Bosco ricordava sempre ai suoi ragazzi di “vincere il rispetto umano” per prendersi cura dei propri amici. L’amore autentico non è esserci solo quando è semplice, ma esserti vicino soprattutto quando è difficile».

Una correzione che, come insegna il Vangelo, deve essere graduale, riservata e, soprattutto, rispettosa della libertà altrui:

«L’ultimo passo, forse il più difficile, ci chiede di amare nella verità fino al punto di lasciare la persona libera, sapendo di averle provate tutte. Lasciarla libera senza scendere a compromessi con il male, ma essendo sempre disposti a riaccoglierla. Nessuno è definitivamente escluso dalla comunità».

La potenza della preghiera per un mondo ferito

Di fronte alle fragilità della società contemporanea e ai drammi della cronaca che ci lasciano inermi, l’Ispettore ha richiamato con forza il ruolo dell’intercessione. Un vero giovane del MGS è chiamato a pregare per la conversione del mondo:

«Per quell’amico, per i genitori, per i potenti di questo mondo impazzito che producono soprusi. Prendersi cura significa anche affidare a Dio, con la preghiera, tutte le persone che hanno bisogno di conversione».

“Vivi se ardi”: il mandato per il nuovo anno

In conclusione, l’Ispettore ha consegnato ai giovani un mandato in linea con il tema dell’anno pastorale, invitandoli a non rendere gli slogan delle semplici scritte sulle magliette, ma delle vere e proprie scelte di vita. Richiamando un motto presente in una casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha ricordato: “Vivi se ardi”.

«Lasciate che questo fuoco vi contagi, che la vostra vita prenda fuoco e che si diffonda tra voi un mondo nuovo. Vi auguro che questo “ardere” diventi una scelta di vita nuova per quest’anno che il Signore ci dona, affinché possiamo realizzare davvero quanto abbiamo ascoltato nel Vangelo».