
L’ICC compie 18 anni. È maggiorenne, ma soprattutto è chiamata a diventare ancora più grande nella sua missione.
Nella tradizionale Assemblea Ispettoriale di inizio anno, dal 30 agosto al 2 settembre a Roma Don Bosco, salesiani e laici corresponsabili dell’Italia Centrale hanno celebrato questo compleanno speciale: tre giorni di riflessione, preghiera e condivisione per rinnovare la scelta di camminare insieme, come “Segni del suo amore. Operosi nella carità”.
Fare memoria per guardare al futuro
A Roma Don Bosco, il compleanno dell’ICC non è stato soltanto un anniversario da festeggiare, ma un’occasione per fermarsi e guardare la strada percorsa, prima di rimettersi in cammino. Un compleanno, in fondo, chiede proprio questo: fare memoria, riconoscere ciò che si è diventati e domandarsi con quale maturità affrontare il futuro.
È stato questo il filo rosso dell’Assemblea, chiamata a inaugurare il nuovo anno pastorale e a raccogliere il percorso del triennio dedicato alle virtù teologali – Fede, Speranza e Carità – che proprio quest’anno giunge al suo compimento con il tema “Segni del suo amore. Operosi nella carità”.
Le relazioni al centro della missione
A dare profondità alla riflessione sono stati due ospiti autorevoli e appassionati: il professor Mauro Magatti, sociologo ed economista dell’Università Cattolica di Milano, e don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI. Due sguardi diversi, ma capaci di convergere su una questione decisiva: come essere oggi una presenza credibile accanto ai giovani in un tempo segnato da trasformazioni profonde, incertezze e nuove fragilità?
La risposta non può essere soltanto organizzativa. Chiede di tornare al cuore della nostra missione: le relazioni. Relazioni credibili, responsabili e capaci di generare vita. È qui che si gioca una parte fondamentale della vitalità della nostra realtà salesiana: nella capacità di stare con i giovani, ascoltarli, accompagnarli e continuare a scegliere, con loro, il futuro.
La relazione dell’Ispettore e la visita ispettoriale
Su questo orizzonte si è innestata la relazione dell’Ispettore, che con lo sguardo paterno di chi conosce la propria casa ne ha attraversato risorse, sfide e fragilità. Parrocchie e Oratori, Scuole e CFP, CUS e gli altri ambienti della missione; l’animazione sociale, la comunicazione, la pastorale vocazionale e missionaria: realtà differenti, con storie e caratteristiche proprie, ma unite dalla stessa appartenenza e dalla stessa responsabilità educativa.
Capita la meta, c’è da scegliere la strada. E proprio per questo, accanto alla lettura del presente, è stata presentata una nuova proposta di cammino: la visita ispettoriale strutturata, che coinvolgerà nel corso dell’anno pastorale che inizia le diverse CEP. Non una semplice verifica, ma un’occasione per riconoscere il bene già presente, leggere con maggiore consapevolezza la propria vita comunitaria e prepararsi agli scenari che attendono l’Ispettoria e la Congregazione nei prossimi anni.
Diventare maggiorenni significa essere chiamati a scelte più adulte, consapevoli e generative. Significa anche allargare lo sguardo. Non pensarsi soltanto come Italia Centrale, ma dentro una più ampia Italia Salesiana, capace di condividere risorse, intuizioni e responsabilità e di affrontare insieme i tempi nuovi e le sfide della missione.
Fede, preghiera e storie concrete di carità
Ma un’Assemblea salesiana non può fermarsi alle parole.
Le riflessioni hanno trovato il loro naturale approdo nella preghiera, nell’Eucaristia presieduta da S.E. Monsignor Zenobbi, vescovo ausiliare per il settore Est della Diocesi di Roma, e poi nella scoperta di alcune storie concrete di carità che appartengono alla memoria della città.
Accompagnati dall’associazione Romei 25 ETS, i partecipanti hanno attraversato luoghi e figure capaci ancora oggi di parlare al presente: San Lorenzo, San Filippo Neri, Don Bosco a Roma e don Roberto Sardelli. Storie diverse, ma accomunate dalla stessa domanda: come trasformare la carità in una presenza concreta, capace di stare dentro le ferite e le periferie del proprio tempo?
Dalla riflessione alla quotidianità
È nel ritorno alla quotidianità, però, che ogni riflessione è chiamata a diventare scelta.
Le relazioni del Vicario, dell’Economo, del Delegato di Pastorale Giovanile e dell’Animatore vocazionale e missionario hanno riportato l’Assemblea dentro la concretezza della vita dell’Ispettoria: le persone, le comunità, le risorse, le responsabilità e le tante sfide che ogni giorno chiedono di vivere la missione nello stile di Don Bosco.
E proprio nel quotidiano si rinnova una convinzione: la progettazione educativo-pastorale non è un esercizio burocratico, ma uno spazio di formazione condivisa, ecclesiale e radicale al “lavorare insieme”. Un modo per superare formalismi e tecnicismi e riscoprire che corresponsabilità significa condividere davvero la missione, mettendo in gioco competenze, vocazioni, sensibilità diverse, disarmando i cuori.
Un nuovo inizio per l’ICC
Alla fine, dunque, i motivi per dire grazie sono davvero tanti. Per il cammino fatto, per le persone incontrate, per le comunità che continuano a generare vita. E anche per i rinnovi di professione di Augusto, Alessandro, Giovanni e Saverio, segni concreti di una fedeltà che continua a farsi dono e di quel Pastore che guida realmente le nostre vite.
Diciotto anni sono un traguardo. Ma, per l’ICC, sono soprattutto una soglia. Quella che apre a un tempo nuovo, nel quale essere ancora più adulti nella responsabilità, più generativi nelle relazioni e più uniti nella missione.
Il compleanno è stato festeggiato. Adesso, davvero, comincia il bello.


