
Giovani, coppie e famiglie riunite dal 3 al 9 agosto ad Auronzo di Cadore, nella splendida cornice delle Dolomiti, dove già il cuore sembra trovare respiro e pace, immerse in una settimana di vacanza, fraternità, formazione e condivisione, chiamate a confrontarsi su cosa significhi essere sposi, genitori, fidanzati e, insieme, parte viva della Pastorale Giovanile nello spirito di don Bosco. Questo è stato il Campo PG e Famiglia 2026: un tempo prezioso per fermarsi, ascoltarsi e lasciarsi interrogare, riscoprendo nella relazione con l’altro e nella Parola di Dio il senso del proprio cammino.

Per tante coppie e famiglie il campo è stato innanzitutto occasione di confronto e di crescita. Nei momenti di meditazione, nelle testimonianze e nelle tante condivisioni è stato possibile avvicinarsi alle storie degli altri e, attraverso quelle, rileggere anche la propria. Tra i molti stimoli e le numerose suggestioni emerse, ciascuno ha avuto l’opportunità di guardare nuovamente alla propria storia d’amore alla luce dell’Amore di Dio. Un Amore che ricorda una verità preziosa e che, nella frenesia della quotidianità, rischiamo facilmente di dimenticare: lo sposo e la sposa, nella loro relazione, sono luoghi dell’amore di Dio. E per amare davvero l’altro, nella coppia, ciascuno ha bisogno di Cristo. Allo stesso modo, ciascuno di noi non può sentirsi pienamente libero se non si riscopre, ogni giorno, figlio amato e perdonato. È la buona notizia che Gesù consegna a Zaccheo: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza» (Lc 19,9). Ed è proprio questa esperienza di salvezza, accoglienza e ristoro dell’anima che le famiglie riunite tra le montagne di Auronzo hanno potuto vivere e sperimentare.

Ma il campo non ha guardato soltanto alla dimensione della coppia e della famiglia. Come famiglie, parte viva del movimento di Pastorale Giovanile e Famiglia, siamo stati invitati a interrogarci anche sul nostro ruolo all’interno delle CEP di appartenenza, sui servizi che siamo chiamati a svolgere e, soprattutto, sulla responsabilità che abbiamo nei confronti dei giovani che incontriamo. Il carisma salesiano, infatti, è un carisma profondamente familiare e ci chiama a essere protagonisti. Da qui nasce la fiamma con cui siamo tornati a casa: continuare a essere, ogni giorno, case che accolgono, luoghi in cui i giovani possano sentirsi accolti e testimonianze autentiche dell’incontro con l’amore di Dio.
Tutto questo è stato possibile grazie alla presenza e alla guida dei salesiani che hanno accompagnato le giornate attraverso la Parola di Dio, spezzata e condivisa con tutti, e grazie alle famiglie dell’équipe PG e Famiglia, che si sono spese con passione e cura per la buona riuscita del campo e delle ricche meditazioni. Accanto ai momenti di formazione e meditazione, non sono mancati quelli vissuti nella semplicità della fraternità: le escursioni tra le Dolomiti, le passeggiate, le visite e le gite, i momenti di gioco e di divertimento, le chiacchiere e la condivisione del tempo libero. Sono stati proprio questi spazi informali a permettere alle relazioni di crescere e a trasformare, giorno dopo giorno, un gruppo di famiglie, coppie e giovani in una vera casa.

La varietà dei vissuti, delle età, delle esperienze e delle relazioni presenti ha reso ancora più evidente la ricchezza del Campo PG e Famiglia. Una ricchezza che ci ha rigenerati nell’animo e nello spirito e che ci ha restituito fiducia nei progetti di Dio, progetti che possono prendere forma quando la condivisione nasce da persone diverse, ma capaci di camminare nella stessa direzione: verso i giovani e per i giovani. E così, tornando a casa, resta il desiderio di non disperdere ciò che abbiamo ricevuto ad Auronzo: custodire la fraternità, continuare a camminare insieme e fare delle nostre famiglie e delle nostre comunità quelle case accoglienti in cui, ancora oggi, qualcuno può incontrare e riconoscere l’Amore di Dio.