Published On: 16 Aprile 2026
don Francesco Casti

* Borbona, 28/09/1931 | + Roma, 14/04/2026

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Biografia

Don Francesco Casti nasce a Borbona il 28 settembre 1931. Nel 1943 entra nell’ambiente salesiano a Tolentino, consegue la licenza media a Macerata e prosegue il ginnasio ad Amelia e poi a Genova-Sampierdarena. Nel 1947 chiede di entrare in noviziato, che svolge a Varazze, con prima professione il 16 agosto 1948. Prosegue gli studi a Roma-San Callisto e li conclude ad Alassio con la maturità classica nel 1951.

Svolge il tirocinio pratico a Vallecrosia e Genova-Sampierdarena; il 16 agosto 1954 emette la professione perpetua a Varazze. Dal 1954 al 1958 studia teologia al Pontificio Ateneo Salesiano di Torino, conseguendo la licenza, e viene ordinato sacerdote il 1° luglio 1958 nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino.

Don Francesco svolge il suo ministero per 62 anni nelle case dell’Ispettoria Ligure-Toscana: Pisa, Livorno, Genova-Quarto, Savona, Genova-Centro ispettoriale, Rosignano Marittimo, Pietrasanta, Firenze, La Spezia, con permanenze significative a Pietrasanta, Savona e Vallecrosia (18 anni).

Ci lascia a 77 anni di professione religiosa e 67 anni di sacerdozio, distinguendosi per una vita sobria, fraterna e fedele nel servizio quotidiano.

Omelia

omelia del Superiore, don Roberto Colameo

Carissimi, saluto tutti i confratelli, e tra questi abbraccio fraternamente quelli della Comunità Sant’Artemide Zatti (che ha accudito amorevolmente Don Francesco in questi ultimi 6 anni), insieme alle suore ed al personale in servizio presso la comunità.

Don Francesco è stato un salesiano fedele e servizievole, un sacerdote ed un educatore a servizio del prossimo con tanti compiti e ruoli diversi, in particolar modo nel ministero in parrocchia negli anni immediatamente precedenti il suo trasferimento in questa Comunità.

Don Francesco Casti nasce a Borbona nella attuale Provincia di Rieti (fino al 1927 Provincia di L’Aquila) il 28 settembre 1931: viene alla luce in compagnia del fratello gemello Giuseppe. Papà Salvatore e mamma Concetta Tocco sono entrambi nati in Sardegna, rispettivamente a Ales e a Baressa, due Centri poco distanti nella attuale Provincia di Oristano. Papà Salvatore di professione è Pretore, una volta Magistrato di primo grado, e certamente questa professione lo porta a molteplici trasferimenti per motivi di lavoro. Nel novembre 1924 Salvatore e Concetta celebrano il loro Matrimonio e la famiglia comincia a crescere nell’anno successivo: Teresa, Anna Pia, Francesco e Giuseppe nel 1931, Antonio nel 1934. Come già accennato, i gemelli Francesco e Giuseppe nascono a Borbona e, in pochi anni, iniziano i trasferimenti. Scuola elementare a Pergola in Provincia di Pesaro-Urbino, a Carrara, ad Ascoli Piceno e la classe prima Media ad Ascoli. L’immersione nell’esperienza di vita con Don Bosco ha inizio nell’anno 1943 a Tolentino, dove nel locale Istituto Salesiano frequenta la seconda e terza Media, consegue poi la Licenza Media nell’Istituto scolastico salesiano di Macerata, e prosegue poi prima ad Amelia e successivamente a Genova-Sampierdarena per il Ginnasio. È lo stesso Francesco che testimonia quando nel 1947 chiede di poter essere ammesso al Noviziato: “certo che ai difetti supplirà l’aiuto di Dio e la buona volontà. Questa è la via che ho scelto spontaneamente, alla quale ho pensato durante i miei quattro anni di aspirantato”. Dopo l’anno di Noviziato vissuto a Varazze e concluso con la Prima Professione il 16 agosto 1948, Francesco si trasferisce a Roma-San Callisto per proseguire negli studi che completa successivamente ad Alassio con il conseguimento del Diploma di Maturità classica nel 1951. Il triennio di Tirocinio pratico impegna il chierico Francesco a Vallecrosia e a Genova-Sampierdarena, e il 16 agosto 1954 completa questa fase di formazione iniziale con la Professione Perpetua emessa a Varazze. Gli anni 1954 – 1958 sono il tempo dedicato allo studio della Teologia in vista anche della Ordinazione Sacerdotale, che sarà conferita il 1° luglio 1958 a Torino nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Quattro anni di studio nella Facoltà di Teologia del Pontificio Ateneo Salesiano, che allora aveva sede a Torino, e che portano Don Francesco al conseguimento della Licenza in Teologia. Ha così inizio il lungo e generoso servizio nel Ministero sacerdotale: un Ministero di 62 anni, fino a quando la salute lo ha sostenuto. Il 1958 è anche l’anno che segna la separazione dal fratello Don Giuseppe: fino a questo momento, il loro cammino e le esperienze di vita salesiana sono state quasi totalmente identiche nelle tappe formative e anche nella condivisione di vita nella stessa Comunità. Il fratello gemello Don Giuseppe nel 1958 parte missionario per l’India dove rimarrà fino al 2002. Si può affermare che Don Francesco è stato, come il fratello Giuseppe Salesiano e missionario in India, apostolo, missionario ed educatore nelle Case della Ispettoria Ligure-Toscana: Pisa, Livorno, Genova-Quarto, Savona, Genova-Centro ispettoriale, Rosignano Marittimo, Pietrasanta, Firenze, La Spezia. Pietrasanta, Savona, e soprattutto Vallecrosia per un totale di 18 anni hanno potuto usufruire del suo zelo e della sua passione sacerdotale.

77 anni di Professione religiosa e 67 anni di vita sacerdotale sono occasione per rendere grazie al Signore e a Don Bosco.

Sono anche occasione per confermare quanto Francesco ebbe a dichiarare nella domanda a conclusione dell’anno di Noviziato e per essere ammesso alla Professione: “Se appoggiassi questa domanda alla mia indegnità e scarsa preparazione, avrei da sgomentarmi; mi conforta però il pensiero che il Signore, da cui proviene questa mia ardentissima aspirazione alla vita Religiosa Salesiana, farà la parte sua aiutandomi validamente con la sua Santa Grazia, che mi aiuterà a corrispondere. Dichiaro fin d’ora che intendo, per quanto dipende da me, di voler seguire nella Congregazione Salesiana, la Carriera Ecclesiastica e a tempo opportuno se ne sarò giudicato degno, accedere ai Sacri Ordini; questa è la mia più forte aspirazione: consacrarmi fino alla morte come Sacerdote Salesiano alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime”. E questo dono il buon Dio glielo ha concesso! Don Francesco è stato un salesiano di grande valore, un uomo di poche parole, sereno, fraterno e servizievole. Non stanno a dimostrarlo soltanto i numerosi incarichi che gli sono stati affidati, ma specialmente la sua testimonianza di vita quotidiana, dove ha saputo vivere l’ordinario quotidianamente ed in modo originale.

Ha camminato con Dio lungo tutta la sua vita come battezzato in Cristo e ha vissuto l’obbedienza come strada di fedeltà al Padre in compagnia di Gesù guidato dallo Spirito e sull’esempio di Don Bosco e ora continua a camminare in una vita nuova. La morte con Cristo lo ha liberato per sempre dal peccato e ora vivrà per sempre con lui.

In quanto battezzati siamo luce e sale della vita allora viviamo fedeli in Cristo. Lui è la vera luce ed è la nostra salvezza di che e di chi dovremmo avere paura, se Dio è con noi chi sarà contro di noi. In questo tempo di pasqua camminiamo verso la luce, nella luce e con la luce.

Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato ci invita ad un capovolgimento di prospettiva. Gesù sta cercando di stabilire qual è il punto di vista privilegiato, superiore, rispetto agli altri. La superiorità di Gesù non è la superiorità degli uomini, è la superiorità di chi sta in alto appunto, di chi viene dal cielo e ha visto le cose per ciò che sono veramente. E fa impressione pensare che Gesù dall’alto della Croce vede meglio di quelli che stanno in basso. Chi soffre capisce la vita in maniera più profonda. Chi è inchiodato su una Croce guarda la realtà come Dio la guarda dal cielo, ma solo a patto che quella croce sia un’esperienza di santificazione e non di disperazione. Si può essere crocifissi e stare sottoterra, e si può essere crocifissi e stare in alto. Gesù ci ha donato una posizione nuova per le nostre croci. Il calvario era un’altura, non una fossa. So che è difficile da accettare, ma la superiorità di cui parla Gesù, la si ottiene non dominando ma caricandosi la propria Croce fin sui nostri personali Calvari. Credere nel Figlio significa seguirlo fin la su. E don Francesco in questo ultimo tempo è stato un esempio di raccoglimento, silenzio e dolore, ma vissuto con dignità e alla presenza di Dio, sempre! In questo senso allora la fede è un cambio di prospettiva, ma essa non viene dalle idee ma da ciò che ci accade. È la vita stessa che molto spesso ci chiama a conversione, cioè ci chiama a capovolgere le nostre visuali. Ma in questi capovolgimenti delle volte impariamo a leggere anche una bellezza nascosta che per molto tempo era rimasta nascosta alla nostra vista, e che in un capitombolo che ci è accaduto, d’un tratto ci è apparsa così evidente, così chiara, così struggente. Negli occhi di chi soffre a volte c’è così tanta bellezza, o tanta disperazione. Da quegli occhi si capisce in che posto è stata piantata la loro croce. E don Francesco sempre pronto al saluto, allo sguardo.

Don Luigi Zoppi così mi scrive: “Don Francesco Casti, il giullare di Dio. Scherzo e barzelletta sempre pronte. Lo scout sempre ragazzo, buono come il pane di comunità, della quale era come il lievito. Tanto diverso dal fratello gemello che fu in India tanto tempo missionario, buono e saggio, distributore di pane, di riso, e di Vangelo per tanti poveri delle periferie di Calcutta”.

Ringraziamo il Signore per don Francesco per la sua vita, per la sua fraternità e la sua testimonianza. Preghiamo per lui perché il Signore lo accolga nella gioia della vita nuova e gli perdoni i suoi peccati e chiediamo a don Francesco perché interceda per noi presso il Padre per sostenerci nel caricarsi la propria Croce fin sui nostri personali Calvari, ma sempre con quegli che esprimono bellezza, gioia e voglia di vivere.

Maria Ausiliatrice ci accompagni nella vita e ti accolga caro don Francesco in Paradiso. Così sia!