
sig. Pier Giorgio Montagnani
* Ghizzano di Peccioli, 12/06/1939 | + Roma, 09/03/2026
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Biografia
Pier Giorgio Montagnani nasce a Ghizzano di Peccioli (PI) il 12 giugno 1939; è battezzato il giorno successivo nella parrocchia locale, dove riceve anche i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Il 24 settembre 1956 entra nella casa salesiana di Strada in Casentino, frequentando la quinta ginnasio e svolgendo l’aspirantato. Il 15 agosto 1958 inizia il noviziato a Pietrasanta (LU) e il 16 agosto 1959, sempre a Pietrasanta, emette la Prima Professione come Salesiano Coadiutore. Dopo la professione prosegue la formazione operando a Novi Ligure (AL) e poi a Varazze (SV) dal settembre 1961 all’agosto 1965. Il 19 giugno 1965 emette la Professione Perpetua a Bocca di Magra (SP). Da settembre 1965 è inviato a Genova Sampierdarena, dove rimane per quindici anni con incarichi di servizio, soprattutto come infermiere. Nel settembre 1980 si trasferisce ad Alassio, dove vive a lungo fino al marzo 2021, con una parentesi a Varazze dal 1984 al 1988. Qui svolge vari servizi umili, in particolare come infermiere e portinaio. Nel marzo 2021 viene trasferito a Roma, presso la comunità di Sant’Artemide Zatti, per motivi di salute e servizio alla comunità. Muore a Roma il 9 marzo 2026. Con la morte di Pier Giorgio perdiamo un altro caro e stimato confratello coadiutore.
Omelia
omelia del Superiore, don Roberto Colameo
Carissimi Confratelli, [Carissimi parenti del Sig. Pier Giorgio], cari fratelli e sorelle, la nostra Circoscrizione si ritrova a dare l’estremo saluto ad un altro confratello, nel breve spazio di poche settimane. Noi accogliamo con fede queste chiamate del Signore – la morte è la sua definitiva chiamata –, convinti che chi lo ha servito con dedizione e amore, come suo zelante consacrato, incontrerà il Signore per tanti anni pregato, amato, fatto conoscere, servito. Ed è ancora la fede a renderci certi che quell’incontro è l’approdo intimamente desiderato da ogni vero credente, è la conclusione agognata del viaggio dell’esistenza: nella luce e nella pace di Dio viene placata ogni angoscia, viene asciugata ogni lacrima, viene conosciuta una gioia non sperimentabile su questa terra.
Anche per il Sig. Pier Giorgio noi amiamo pensare che si realizzi – per usare le parole di Gesù – l’incontro tra il Padrone della messe e il suo laborioso e fedele operaio, che ha dedicato tanta parte della sua vita, tante energie, tanta bontà ai confratelli e ai giovani affidati alle sue cure e alla missione salesiana. Il Sig. Pier Giorgio è stato uomo di profonda fede e salesiano autentico che ha amato profondamente la sua vocazione, la Chiesa e le Comunità che ha servito.
La Parola di Dio che la Liturgia ci offre quest’oggi ci permette di leggere queste pagine della Scrittura come icona del nostro ben più ampio cammino discepolare, così come il caro Pier Giorgio lo ha compiuto: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica» (Dt 4,1).
Possiamo ben immaginare il giovane Gesù che passa il suo tempo migliore a leggere e meditare il Deuteronomio, di cui la sua predicazione è impregnata profondamente proprio come quella dei profeti da lui più amati, come Osea e Geremia. A partire da questo testo non si può per nulla immaginare un rapporto con Dio se non nel segno di una fedeltà che ha continuamente bisogno di dichiararsi e di dimostrarsi in quella magnifica ossessione per i dettagli che è propria degli innamorati: «Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso» (4,5). Quando si ama si ha bisogno di rinnovare continuamente il dono di una presenza reciproca fatta di parole e di gesti che dicono quanto e come l’altro stia al cuore della propria vita.
Immaginiamo il caro Pier Giorgio nella sua dedizione semplice al “ben-essere” della Comunità, con servizi apparentemente insignificanti, ma grandi agli occhi di Dio. Allora l’invito finale della prima lettura assume tutta la sua bellezza e la sua profondità: «Ma bada e te e guardati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita» (Dt 4,9).
A partire da queste parole del Deuteronomio, tanto esigenti ma così cariche di passione, possiamo ben immaginare che il primo passo compiuto dal nostro caro Pier Giorgio per metterle in pratica sia stato proprio un lavoro del cuore completamento intento a custodire con cura i segni di un amore che non si vuole dimenticare, ma coltivare con amore. In questo contesto, la parola del Signore Gesù si riallaccia a quella di Mosè in una continuità fedele e creativa al contempo: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento» (Mt 5,17). Per il Signore Gesù, il mettere in pratica non corrisponde più semplicemente all’osservanza scrupolosa e precisa dei precetti, ma si indentifica con un processo di compimento. Si potrebbe dire che il Signore non smette di prendersi cura dei minimi dettagli, ma si preoccupa di non perdere di vista minimamente il fine di questa osservanza, che è in vista di una relazione crescente con Dio e con gli altri. Mettere in pratica con fedeltà e passione i precetti, le tradizioni, i riti… ha senso nella misura in cui dilata lo spazio della collocazione del proprio cuore a misura di quel Dio che, attraverso tutte le osservanze, si cerca di mettere al cuore della propria vita come misura e ispirazione di tutti i propri gesti, seppur «minimi» (5,19) e apparentemente trascurabili. Per il Signore Gesù la sfida per ogni discepolo è – e per Pier Giorgio è stata - di costruire, giorno dopo giorno, uno spazio di relazione autentica e vivificante che comincia qui e ora, ma è già parte del regno di Dio che si costruisce e che ora il nostro caro confratello ne sta godendo.
Pier Giorgio Montagnani nasce a Ghizzano di Peccioli, in provincia di Pisa, il 12 giugno del 1939 da papà Cesare e mamma Elvira Bernardeschi. Nella Parrocchia dei Santi Germano e Prospero di Ghizzano di Peccioli è battezzato il giorno successivo alla nascita e nella stessa Parrocchia riceve i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Entra per la prima volta in una casa salesiana a Strada in Casentino il 24 settembre 1956 dove frequenta la quinta Ginnasiale e compie l’Aspirantato. Entra in Noviziato il 15 agosto del 1958 a Pietrasanta (LU) e a Pietrasanta emette la sua Prima Professione come Salesiano Coadiutore il 16 agosto del 1959, chiedendo nella domanda di accoglimento “di essere ammesso nella Società di San Francesco di Sales, in qualità di coadiutore, per poter con l’osservanza dei voti e delle Costituzioni, seguire più da vicino nostro Signore e così salvare l’anima mia, salvando le anime del prossimo”. Dopo la prima professione continua il suo periodo di formazione, impegnandosi già nell’assistenza e in altri numerosi servizi, prima nell’Istituto Salesiano di Novi Ligure (AL) e quindi dal settembre 1961 all’agosto 1965 a Varazze (SV). Il 19 giugno 1965 emette la Professione Perpetua a Bocca di Magra (SP). I superiori lo definiscono un confratello “buono e docile, tranquillo e pacifico con buone attitudine pratiche e un buon spirito religioso”. Da settembre 1965 viene inviato a Genova Sampierdarena, dove starà per quindici anni, responsabile della cura dei confratelli come infermiere e con altri incarichi di servizio. Dopo gli anni di Genova, il signor Pier Giorgio approda ad Alassio dove passerà la gran parte della sua vita salesiana, dal settembre 1980 al marzo 2021 con una pausa di quattro anni, passata a Varazze, dal 1984 al 1988. In questi anni svolgerà tanti umili servizi, sempre disponibile nell’assistere i confratelli come infermiere o nel presidiare la portineria, facendo accoglienza e rivolgendo attenzioni e saluti ai frequentatori delle nostre case. Nel marzo 2021 il Superiore ritiene opportuno il suo spostamento presso la comunità di Roma Sant’Artemide Zatti per poter al meglio curare la propria salute ma anche per mettere a servizio dell’intera comunità la sua esperienza di infermiere e la sua fraternità. Muore a Roma il giorno 9 marzo 2026, lo stesso giorno in cui ricordiamo la morte di san Domenico Savio. Così lo abbiamo visto in questi ultimi mesi dopo la morte del suo caro Alessandro Mariotti, spegnendosi lentamente, consumandosi. Anche lui come Domenico Savio dice a ciascuno di noi: “Mamma non piangere, io vado in Paradiso”. Con gli occhi fissi come in una dolce visione, spirò esclamando: “Che bella cosa io vedo mai!”.
In questo momento non abbiamo testimonianze immediate, ma certamente egli è stato, come ogni buon salesiano, sempre e dovunque, educatore e catechista, testimone lieto e coraggioso del Signore Risorto. I superiori che hanno curato la sua formazione hanno messo in luce il carattere buono, la pietà sentita, la buona volontà nel lavoro e nelle opere, lo zelo apostolico.
Con la morte di Pier Giorgio perdiamo un altro caro e stimato confratello coadiutore. Tutti siamo convinti dell’importanza di questa figura di consacrato salesiano, pensata e voluta da Don Bosco come modalità concreta di santità personale nella vita consacrata e di missione tra i giovani, attraverso la promozione e l’evangelizzazione del lavoro e di tutti i valori tipici del mondo secolare. Il nostro tempo, la Chiesa, la vita consacrata e la Congregazione hanno bisogno di questo apporto di santificazione e di evangelizzazione. Le recenti beatificazioni e canonizzazione di confratelli come Sant’Artemide Zatti ci ricorda quanto c’è bisogno di confratelli coadiutori per la missione salesiana in mezzo ai giovani. Mentre il compimento della vita di Pier Giorgio ci fa sgorgare dal cuore il grazie più sincero e riconoscente, affidiamo ora alla sua intercessione presso il Padre, datore di ogni bene, il nascere e il crescere di numerose vocazioni alla vita consacrata laicale salesiana.
Ringrazio il carissimo Don Karim Madjidí, i confratelli, le suore e il personale della comunità Zatti per la dedizione e la delicatezza nei confronti di Pier Giorgio, in quest’ultimo tratto della sua vita e per il periodo che ha passato da voi. Un grazie a tutti i confratelli che sono passati ad Alassio e che poco alla volta vanno a riposare in attesa della resurrezione nella cappella del cimitero; confratelli che in questi anni si sono voluti bene si sono aiutati e sostenuti, e sono stati da lui ricambiati con la dedizione e i diversi servizi; confratelli che insieme ora compongono il “paradiso salesiano”, quel “paradiso” a cui tutti desideriamo e speriamo di arrivare, loro ci hanno preceduti e noi li seguiremo.
Il grazie sincero e riconoscente diventa ora preghiera e invocazione di grazia e di consolazione per tutti.