Published On: 15 Aprile 2026
don Giovanni Lilliu

* Arbus, 28/11/1934 | + Sassari, 07/04/2026

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Biografia

Don Giovanni (don Gianni) nasce ad Arbus il 20 marzo 1945. Nel 1956 incontra i salesiani ad Arborea e entra in noviziato a Lanuvio il 15 agosto 1961. Fa la prima professione il 16 agosto 1962. Studia filosofia a San Callisto e a Genzano (1965-1966), quindi svolge il tirocinio e fu inviato a Roma Testaccio (1967-68), Frascati Capocroce (1968-69) e Lanusei (1969-70). Il 15 agosto 1968 emette la professione perpetua a Castellammare di Stabia e dal 1970 studia teologia.

È ordinato sacerdote il 1° settembre 1973 ad Arbus. Dal 1973 al 1982 è a Cagliari Don Bosco come insegnante, consigliere e poi incaricato dell’oratorio; nel 1979 si laurea in Lettere. Nel 1982 si trasferisce a Selargius come incaricato della Comunità Proposta, restando insegnante a Cagliari fino al 1985. Nel 1985 diventa direttore a Selargius e dal 1987 anche vicario del Visitatore. Nel 1989 torna a Cagliari Don Bosco come preside fino al 1994.

Nel settembre 1994 è nominato direttore e parroco a Cagliari San Paolo fino al 1999. Dal 1° settembre 1999 al 2005 è Visitatore della Sardegna. Terminato il mandato, è direttore a Sassari fino al 2008; poi rientra a Selargius, prima per l’assistenza agli ammalati e dal 2013 al 2015 come vicario. Dal 1° settembre 2015 torna a Sassari come vicario e collaboratore parrocchiale, dove rimane fino alla morte, avvenuta il 7 aprile 2026.

Sacerdote per oltre 50 anni, si distingue per umanità, fede profonda, dedizione educativa e pastorale, attenzione ai giovani, ai poveri e ai confratelli, vivendo con fedeltà lo spirito salesiano fino alla fine.

Omelia

omelia del Superiore, don Roberto Colameo

Permettetemi all’inizio di ringraziare ciascuno di voi per la partecipazione a questa Liturgia, in particolare Padre Mauro Maria Morfino, Vescovo e nostro caro confratello, così come l’Amministratore diocesano mons. Antonio Tamponi e i diversi confratelli del Presbiterio della diocesi di Sassari, un bel segno di comunione e fraternità che ci unisce.

Carissimi confratelli, carissime sorelle di don Gianni, Chiara ed Anna, parenti, fratelli, sorelle e amici, con spirito di fede nel Signore Risorto, affidiamo alla misericordia e all’abbraccio del Padre che è nei cieli il nostro fratello don Gianni, che per 52 anni ha esercitato il ministero sacerdotale e ha vissuto per ben 63 anni come figlio di Don Bosco e che nell’ottava di Pasqua lo ha voluto chiamare a sé.

La nostra Circoscrizione si ritrova a dare l’estremo saluto ad un altro caro confratello nel breve spazio di pochi mesi. Noi accogliamo con fede queste chiamate del Signore – la morte è la sua definitiva chiamata –, convinti che chi lo ha servito con dedizione e amore, come suo zelante ministro, incontrerà il Signore per tanti anni pregato, amato, fatto conoscere, celebrato. Ed è ancora la fede a renderci certi che quell’incontro è l’approdo intimamente desiderato da ogni vero credente, è la conclusione agognata del viaggio dell’esistenza: nella luce e nella pace di Dio viene placata ogni angoscia, viene asciugata ogni lacrima, viene conosciuta una gioia non sperimentabile su questa terra.

Anche per don Gianni noi amiamo pensare che si realizzi – per usare le parole di Gesù – l’incontro tra il Padrone della messe e il suo laborioso e fedele operaio, che ha dedicato tanta parte della sua vita, tante energie, tanta bontà ai fratelli, alle sorelle e ai giovani affidati alle sue cure pastorali. Don Gianni è stato uomo di profonda fede e salesiano sacerdote che ha amato profondamente la sua vocazione, la chiesa, la Congregazione e le comunità salesiane dove ha vissuto e quelle che ha servito. Una fede attinta abbondantemente in famiglia, la sua, soprattutto dai suoi genitori. Nato in questa terra di Sardegna, ad Arbus, 81 anni fa, Don Gianni riceve una profonda educazione umana e cristiana dai genitori Antonio e Luigia.

Una vita salesiana e sacerdotale dedicata agli altri con semplicità e disponibilità, nell’impegno della formazione cristiana, nella vicinanza ai giovani e alle persone bisognose di aiuto. Era dotato di un carattere apparentemente riservato, ma gioviale e allegro, molto semplice nelle relazioni con ogni categoria di persone. Presentiamo dunque al Signore un suo fedele ministro, che ha speso la sua vita nell’annunciare l’amore di Dio e nel rendere presente la salvezza di Cristo nell’esistenza di tanti fratelli, sorelle, confratelli e giovani.

“Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!»”. È ancora l’evangelista Luca che ci narra un’altra apparizione del Risorto. Non importa se sei in cammino per tornare a casa come i discepoli di Emmaus, o se sei chiuso in casa a Gerusalemme, come nel racconto di oggi: Gesù è libero dallo spazio e dal tempo, e proprio per questo ci è costantemente contemporaneo nel qui e nell’ora. E il Suo dono è la pace. Un uomo sente pace quando ha trovato ciò che stava cercando. Ecco perché Gesù saluta costantemente con la parola Shalom. Chi trova Gesù ha trovato quello che stava cercando. Ha trovato il tesoro, per cui è disposto a perdere tutto, a donare la vita.

“Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma [...] Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro”. La fede non può essere solo un fatto interiore, emotivo, psicologico. La fede o è un fatto o non ci cambia la vita. Gesù è talmente un fatto che può anche mangiare. Non c’è trovata migliore degli evangelisti per trasmetterci questa verità di fondo: la resurrezione è un fatto, non la semplice interpretazione di un fatto: è quello che noi stiamo celebrando con don Gianni.

Siamo dunque consegnati dal Padre alle mani amorose di Gesù; custoditi da Lui, grazie alla sua morte e risurrezione, noi siamo riconsegnati al Padre, alla cui presenza troveremo una felicità senza fine. “Ai tuoi fedeli Signore, la vita non è tolta, ma trasformata” (Prefazio).

Possiamo immaginare quante volte, attingendo a queste e ad altre dense parole della Scrittura, don Gianni avrà portato consolazione, conforto, sollievo, aiuto spirituale a tante persone che erano nel dolore. Li avrà aiutati a scorgere, al di là della vita terrena, l’approdo in Dio di ogni creatura umana e a vivere con serenità il doloroso distacco e il grande vuoto che la morte abitualmente produce nelle relazioni più significative. Queste stesse salutari parole del Signore, sono risuonate oggi per noi, e noi le accogliamo come sollecitazione a scorgere in questa morte il passaggio per don Gianni alla vita definitivamente nuova, all’incontro gioioso con quel Padre ricco di misericordia, del quale egli avrà tante volte parlato e predicato.

Noi vogliamo ringraziare il Signore per tutto il bene compiuto, con quotidiana dedizione, da questo nostro confratello. Ringraziamo, tutti coloro che lo hanno aiutato nel suo cammino di salesiano autentico, fino in fondo. Esprimiamo gratitudine anche a coloro che lo hanno assistito negli ultimi tempi, in particolare al Direttore Don Fabrizio e a tutti i confratelli della sua Comunità che sempre gli sono stati accanto con affetto, amore e gratitudine.

La carità vissuta totalmente ed intensamente, ci apre le porte del Regno di Dio. Chi non sperimenta l'amore verso Dio, non potrà sperimentare e attuare l'amore verso i fratelli. L'incontro con il Signore alla conclusione della nostra vita sarà un incontro tra Padre e figlio, tra Creatore e creatura, tra Salvatore e salvato, tra l'Amore e l'amato. Dal brano di Vangelo che abbiamo ascoltato oggi, ci sono tanti motivi per riflettere sulla nostra personale adesione a Dio e sulla nostra disponibilità ad investire per il Signore il meglio di noi stessi per la sua gloria e per la diffusione del Regno tra gli uomini. Don Gianni è passato tra noi donando amore paterno e umanità sensibile capace di vivere la sua “passione per Dio e la passione per le persone”.

Tutti noi siamo testimoni della grande fede di Don Gianni. Una fede semplice, essenziale, profonda.

Don Giovanni è nato ad Arbus, allora provincia di Cagliari e oggi provincia del Sud Sardegna, il 20 marzo 1945 da papà Antonio e mamma Luigia Onidi. Nel suo paese di nascita è battezzato e cresimato e frequenta le scuole elementari. La scuola media la frequenta ad Arborea e qui entra per la prima volta in contatto con i salesiani: è il giugno del 1956. Durante gli anni di scuola media ad Arborea e poi negli anni del Ginnasio a Gaeta frequenta anche l’Aspirantato. Entra in Noviziato a Lanuvio il 15 agosto del 1961 ed emette la sua prima professione nella Congregazione salesiana il 16 agosto del 1962 a Lanuvio (Roma), i suoi superiori individuano in Giovanni un ragazzo “buono, docile, aperto, un po’ impulsivo ma che con le sue capacità da speranze di buona riuscita”. Dopo la prima professione compie gli studi filosofici a San Callisto e consegue la Licenza in Filosofia studiando ulteriormente due anni, il 1965 e il 1966, a Genzano. Per il Tirocinio viene inviato prima a Roma Testaccio, nell’anno 1967-68, l’anno successivo a Frascati – Capocroce e infine nel 1969-1970 a Lanusei. Intanto il 15 agosto del 1968 emette la Professione Perpetua a Castellamare di Stabia, laddove inizia poi lo studio della Teologia a partire dal settembre 1970. Il 1° settembre 1973 è ordinato sacerdote nel suo paese di Arbus. La sua richiesta, come scrive nella lettera inviata ai superiori è “meditata, sofferta, pregata da tanto tempo, come si conviene a un passo così grave e decisivo. Confido pienamente” – scrive ancora – “nell’Amore di Dio Padre che mi ha sostenuto, confortato e aiutato in questi non brevi anni di preparazione. Proprio per questo da parte mai c’è tutta la consapevolezza di agire con pieno senso di responsabilità e con totale libertà. Sono poi convinto che da Sacerdote potrò svolgere in pienezza la mia missione di educatore salesiano tra i giovani bisognosi”. I superiori riconoscono in lui un temperamento riservato, con buone capacità intellettuali e pratiche, equilibrato nei giudizi, che riesce bene nello studio e impegnato e regolare nei doveri religiosi e nell’attività apostolica. Da giovane sacerdote, la sua prima obbedienza lo porta nella casa di Cagliari Don Bosco dove, dal 1973 al 1982 sarà insegnante e consigliere e nell’ultimo anno anche incaricato di oratorio. Nel 1979 riesce anche a laurearsi in Lettere presso l’Università di Cagliari. Nel 1982 viene trasferito a Selargius come incaricato della Comunità Proposta rimanendo però insegnante a Cagliari Don Bosco fino al 1985. Nel 1985 diviene Direttore della casa di Selargius e a questo compito si aggiunge quello di Vicario del Visitatore a partire dal 1987. Il compito di Vicario del Visitatore continuerà ad averlo anche quando, nel 1989, ritorna nella casa di Cagliari Don Bosco in qualità di Preside della scuola, compito che manterrà fino al 1994. Nel settembre 1994 viene nominato Direttore dell’opera di Cagliari San Paolo e Parroco e lo sarà fino al 1999, quando il 1° settembre, assume il compito di Visitatore della Visitatoria della Sardegna per il sessennio 1999-2005. Concluso il compito di Visitatore prenderà in mano la responsabilità dell’opera di Sassari in qualità di Direttore fino al 2008 per poi ritornare nell’opera di Selargius, prima come incaricato degli ammalati lì residenti e poi anche come vicario della casa dal 2013 al 2015. Il 1° settembre 2015 ritorna nella casa di Sassari in qualità di Vicario della casa e collaboratore parrocchiale: in questa opera passerà gli ultimi dieci anni della sua vita e la mattina di martedì 7 aprile 2026, durante l’ottava di Pasqua, viene chiamato dal Signore.

Fu persona ricca di umanità. Tutti fanno riferimento ai suoi saggi consigli improntati alla profonda sensibilità, conditi dal suo buon senso e da una disarmante semplicità e praticità. Fu un sacerdote autentico e un vero figlio di Don Bosco. E don Gianni non si fermò a fare solo propositi e ad avere buone intenzioni. Li esercitava con serietà, costanza, impegno e fedeltà, facendo di essi uno stile di vita.

Fu sacerdote fino in fondo. Sempre disponibile per le confessioni, fino a quando la salute lo ha sostenuto, un vero dispensatore della misericordia di Dio. Seguì numerose persone nella direzione spirituale, ne condusse molte alla propria scelta vocazionale, matrimoniale, sacerdotale e consacrata. Oggi sono in tanti ad esprimere a lui gratitudine e sincera riconoscenza

Don Antonio Sanna così testimonia di lui: “Degli anni (vissuti con lui a Cagliari Istituto e Parrocchia) ho apprezzato la dedizione pastorale attenta e competente nel formare una comunità educativa attenta ai giovani, con la cura delle figure pastorali e dell’ambiente che voleva sempre curato, aperto e accogliente.

Nel settembre 1999 è diventato Superiore della Visitatoria fino al 2005. Questi anni hanno rafforzato il mio legame con lui ed il lavoro insieme, avendomi chiesto la disponibilità come vicario e delegato della pastorale giovanile. Ho percepito una grande fiducia in me, come negli altri collaboratori, una dedizione concreta ai confratelli, alle comunità e ai giovani, specie quelli della formazione professionale. Nel dialogo e nel confronto era preoccupato di dare una consistenza qualitativa alle comunità, con un giusto assortimento dei confratelli.

Si è impegnato per aprire le comunità alla comunione tra i diversi membri della Famiglia Salesiana, e al territorio, con l’attenzione allo sviluppo delle presenze del CFP e del carisma salesiano, prima in Corsica e poi ad Olbia. Del periodo dell’aspirantato di Arborea e di Gaeta ricordava, con piacere, l’ambiente ricco di spirito di famiglia, grazie all’impegno di alcuni direttori e confratelli. Mi pare di poter dire che questo tratto di apertura, familiarità, benevolenza lo ha caratterizzato, segnando amicizie e rapporti interpersonali. Persona sempre serena e ottimista, negli ultimi decenni affaticato da problemi alla schiena ha seguito con dedizione i confratelli anziani e ammalati della Sardegna, presso la comunità di Selargius, e prima di essere trasferito a Sassari”.

Curava con rigore la celebrazione eucaristica, preparava per tempo le omelie. Fu uomo di profonda preghiera. Lo ricorda così don Claudio Tuveri: “Con don Gianni ho condiviso diversi anni di vita salesiana. Lo ricordo in particolare nel periodo in cui ha avuto la responsabilità di animare le prime esperienze di comunità proposta in Sardegna, durante i campi estivi di Genna e Frongia ad Arbus. Impegnato a preparare ed accompagnare con cura la vita della piccola comunità di ragazzi in discernimento vocazionale. In seguito, l'ho affiancato nel servizio di animazione della scuola del Don Bosco di Cagliari. In quegli anni ebbe la responsabilità di preside; con i giovani liceisti e con le famiglie sapeva tessere delle buone relazioni. La vita salesiana poi ci ha fatto ancora incontrare nella comunità di Cagliari San Paolo. Nel servizio di parroco ha avuto una cura particolare per l'accoglienza delle famiglie disagiate e gli anziani, sapeva coinvolgere i laici nel servizio del centro d'ascolto. Sono stati anni di intensa attività pastorale, in particolare mi ha sempre ben impressionato la cura per la predicazione, le persone presenti alle celebrazioni mostravano di apprezzare le sue meditazioni sulla Parola di Dio. Dopo gli anni di animazione pastorale nella parrocchia gli fu affidata la responsabilità di superiore della Visitatoria della Sardegna. Di quel periodo posso testimoniare la disponibilità nell'accompagnare i confratelli nelle varie vicende e problematiche della vita comunitaria. In don Gianni ho potuto notare un grande amore per don Bosco e per la Congregazione. Ricordo in particolare l'entusiasmo e la preparazione della prima visita che don Pascual Chavez, dopo pochi mesi dall'elezione a Rettor Maggiore, fece alle comunità salesiane della Sardegna. In seguito, ho potuto condividere alcuni anni nella comunità di Selargius, qui l'attenzione e la cura per i confratelli ammalati è stata una bella testimonianza che si è affiancata all'accentuarsi di alcune sue fragilità di salute. Don Gianni, nel non facile cammino quotidiano, ha offerto una sincera testimonianza di fedeltà nella preghiera e disponibilità alle persone che ha incontrato”.

Oggi siamo qui a testimoniare e a ringraziare per il dono di don Gianni e per la fedeltà con cui ha vissuto il suo sacerdozio e la vita salesiana. Una lunga celebrazione eucaristica durata 52 anni fino al 7 aprile del 2026 quando, consegnando la sua vita al Signore, don Gianni nel suo cuore avrà espresso queste parole: “ora si spengano le luci, perché questa Santa Messa è stata molto lunga”.

Fu un autentico salesiano, nella sua testimonianza evangelica, nella vita comunitaria, nella disponibilità a svolgere ogni mansione che gli veniva richiesta e ad una obbedienza generosa e pronta, nella dedizione generosa a stare con i ragazzi ed esprimere loro la paternità tipica del cuore di Don Bosco.

Don Gianni seppe accettare il suo Calvario. Seppe, anche nel momento della sofferenza, provato nelle forze, consegnare il suo spirito a Dio, continuando a dire il suo sì come nel battesimo, nella sua consacrazione religiosa, nel sacerdozio e nella vita di ogni giorno spesa senza risparmiarsi per il bene degli altri.

A Maria consegnataci da Gesù, nel Calvario come Madre nostra, don Gianni ha espresso il suo fervore e il suo amore, invocandola ogni giorno “aiuto dei cristiani”. Nel suo vivere e nel suo morire espresse la sua fedeltà come uomo autentico, maturo e responsabile; come cristiano dalla fede semplice, essenziale e vissuta; come salesiano, col cuore di Don Bosco, come educatore sempre attento al valore dell’educazione e come sacerdote, consacrando tra le sue mani ostie e con esse, ogni giorno sull’altare, offrendo la sua vita.

Queste belle realtà danno senso alla morte del nostro fratello don Gianni. Tutti lo abbiamo riconosciuto persona dalla ricca umanità e dalla fine sensibilità, uomo di lavoro, uomo di governo deciso e paterno. Egli non si risparmiò mai. In molti gli siamo debitori per tutto quello che è stato e per il tanto che ha fatto. Esprimiamo le condoglianze ai parenti che gli hanno espresso l’affetto grande chi nella famiglia è anziano e fragile. Diciamo anche a loro il nostro grazie.

Vorrei concludere con alcune parole che mi ha condiviso don Fabrizio, il suo ultimo Direttore: “Caro don Gianni, Io Ti ricordo così! Il primo grazie che sento di esprimere dal più profondo del cuore è il Suo incoraggiamento! Con un sorriso, con una battuta, con il sottolineare qualche piccola esperienza che piano piano si andava facendo. Mi ha incoraggiato quando condividevo con la comunità salesiana i diversi problemi del primissimo periodo. Lo ha fatto costantemente in questi due anni e mezzo! Grazie don Gianni caro, di questo dono così semplice e così bello di cui ho avuto davvero bisogno.

Un altro tratto della personalità di don Gianni che mi ha meravigliato è il desiderio di condividere la vita comunitaria. Sappiamo bene le difficoltà di questi ultimi anni che non vogliamo nascondere né attenuare. Ma proprio in questo clima di chiusura e spesso di fatica ha saputo mettersi in gioco e rilanciarsi verso una continua apertura. Aveva ripreso la presenza in Santuario, di Nostra Signora del Latte Dolce, nelle pratiche di pietà insieme alla comunità salesiana. Aveva ripreso la presenza regolare alla concelebrazione vespertina nella chiesa parrocchiale. Felice di camminare insieme. Molto di questo lavoro personale e comunitario è merito di don Mirko che si è preso cura di don Gianni nei piccoli particolari. Iniziando dal mettere in ordine l'assunzione dei medicinali. Ah, che miglioramenti e che progressi.

Infine, un tratto di relazione molto feriale e, allo stesso tempo, molto concreto. In questo ultimo periodo ci davamo appuntamento in sala TV: a volte per una partita, altre volte per un film insieme... Lì ho conosciuto il don Gianni delle relazioni umane, delle direzioni spirituali. Durante queste serate spesso mi chiedeva, con grande tenerezza, notizie della mia mamma. Con tanta dolcezza e con tanta fraternità. Poi mi chiedeva con un sorriso: "E Tu Fabrizio, come stai?". Sapeva entrare dolcemente nel cuore”.

Caro don Gianni, vogliamo con il cuore di fratelli che hanno condiviso con te la fede e la consacrazione, esprimerti gratitudine e riconoscenza. Sei stato un grande dono per noi, ci mancherai tanto. Anche se le tue parole erano sempre poche, la tua presenza riempiva e arricchiva la Comunità. Il Signore della vita ti accolga, ti faccia entrare nella sua gioia, nel regno eterno di pace e di amore. Così sia.