Published On: 20 Gennaio 2026

Torino-Valdocco è tornata ad essere, per alcuni giorni, il cuore pulsante della Famiglia Salesiana nel mondo. Dal 15 al 18 gennaio 2026 si sono svolte le XLIV Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana (GSFS), appuntamento annuale che riunisce consacrati e laici dei diversi Gruppi della Famiglia Salesiana per condividere preghiera, ascolto, discernimento e fraternità sulle orme di Don Bosco. In un clima di gioia e grande partecipazione, rappresentanti provenienti da numerosi Paesi si sono ritrovati a Valdocco, uniti attorno al Rettor Maggiore, don Fabio Attard, XI Successore di Don Bosco, per lasciarsi guidare dal tema della Strenna 2026: “Fate quello che vi dirà. Credenti, liberi per servire”.

L’apertura e il tema della Strenna: dalla Speranza alla Fede

Fin dall’apertura di giovedì 15 gennaio, è emersa con chiarezza l’anima dell’evento: la Famiglia Salesiana non si ritrova solo per “fare memoria”, ma per rimettere al centro Gesù Cristo come sorgente di speranza e, soprattutto, come fondamento di una fiducia capace di trasformare la vita in servizio.

Don Fabio Attard ha presentato la Strenna 2026 come un passaggio naturale: se l’anno scorso si è camminato attorno alla speranza, ora la proposta è quella della fede. Non una fede generica, ma concreta, fondata sull’incontro con Cristo, capace di aprire a una libertà nuova: la libertà che rende disponibili a servire senza ripiegamenti e senza paura. Non si tratta, ha sottolineato, di cercare “soluzioni preconfezionate” per le sfide del presente, ma di assumere l’atteggiamento di Maria a Cana: sguardo attento, cuore in ascolto, disponibilità ad agire secondo la Parola. Nel confronto con l’assemblea sono emersi temi attuali e decisivi: come ascoltare Dio oggi; come evitare che la pastorale si riduca a strategie umane; come affrontare i cambiamenti culturali ed educativi; come vivere una collaborazione reale tra consacrati e laici nella missione.

La prima giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Nell’omelia, il Rettor Maggiore ha richiamato l’episodio del lebbroso guarito, evidenziando che la vera guarigione nasce dal credere che Dio vuole il nostro bene: Gesù non si “contamina”, ma purifica, rovesciando le logiche della distanza e della paura.

“Il Vangelo è festa”: la meditazione sulle Nozze di Cana

Il mattino di venerdì 16 gennaio ha avuto un centro spirituale molto significativo: la lectio divina sulle nozze di Cana (Gv 2,1-11) guidata dal diacono Paolo De Martino. Il titolo scelto, “Il Vangelo è festa”, ha dato il tono di una meditazione intensa: Dio entra nella vita non solo nei momenti drammatici, ma anche nei luoghi della gioia e delle relazioni, come una festa di nozze, rivelando un volto sorprendente e vicino. Il vino che manca diventa simbolo di quel “di più” che rende la vita piena; Maria, attenta e presente, si accorge del bisogno e indica la via: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. È una consegna semplice e radicale, che unisce fede e azione. Nella dinamica del segno di Cana, i servi – protagonisti silenziosi – mostrano che il miracolo passa attraverso la collaborazione umile: riempire le giare, offrire la propria quotidianità perché Dio la trasformi in vino nuovo.

Comunione carismatica e memoria: da Santa Maria Troncatti al Cottolengo

La seconda giornata ha intrecciato Parola e memoria carismatica. Nel pomeriggio i partecipanti hanno potuto approfondire la figura di suor Maria Troncatti nuova santa della Famiglia Salesiana. Sempre venerdì, un momento di particolare intensità è stata la celebrazione eucaristica al Cottolengo, presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza. Qui la Famiglia Salesiana ha sperimentato una comunione profonda con un altro grande carisma della Chiesa. Sono state ricordate anche le affinità tra Don Bosco e San Giuseppe Benedetto Cottolengo, uniti dalla “pazzia della carità”, che si traduce in opere e in fiducia operosa nella Provvidenza. L’omelia ha richiamato la forza dell’intercessione e della fede comunitaria, che porta “gli altri” davanti a Dio.

Vocazione laicale e missione: verso il 150° dei Salesiani Cooperatori

Sabato 17 gennaio ha evidenziato con particolare forza la dimensione missionaria e comunitaria. Dopo l’Eucaristia in Basilica, la mattinata ha proposto una tavola rotonda su esperienze di fede e accompagnamento in ambienti giovanili. Dalle diverse voci è emersa una richiesta chiara: creare spazi di ascolto reale, relazioni autentiche, accompagnamento personale, presenza educativa credibile. La fede, infatti, non cresce per teoria, ma attraverso l’incontro e la vicinanza, dentro ambienti capaci di mostrare l’amore di Dio in gesti semplici, quotidiani e perseveranti.

Nel pomeriggio, un focus sui Salesiani Cooperatori – in vista del 150° anniversario della fondazione dell’Associazione – ha rilanciato la forza della vocazione laicale salesiana nel mondo. A seguire, la Fiera dei Gruppi della Famiglia Salesiana ha rappresentato uno spazio di incontro e comunione: realtà diverse hanno raccontato origini, stile e impegni, mostrando la varietà delle strade attraverso cui il carisma di Don Bosco continua a vivere nella Chiesa e nella società, in una vera “sinfonia di vocazioni”.

Il mandato finale: servire con libertà e speranza

Il culmine dell’esperienza si è avuto nella domenica conclusiva, 18 gennaio. L’Eucaristia finale, presieduta dal Rettor Maggiore, ha ricondotto tutto alla fonte, come sintesi e mandato. Don Fabio Attard ha insistito sul servizio come forma concreta del discepolato: non come aggiunta morale, ma come cuore della fede autentica, capace di generare libertà e speranza in un mondo spesso segnato da solitudine e competizione. Il programma consegnato a tutta la Famiglia Salesiana è riecheggiato nelle parole di Maria: “Fate quello che vi dirà”, perché l’ascolto diventi scelta e la scelta diventi azione.

Nel congedo finale, vissuto in un clima di gratitudine e responsabilità, è stato presentato anche il Manifesto conclusivo delle GSFS: non un semplice ricordo, ma una traccia per il cammino dell’anno.

Le Giornate di Spiritualità 2026 si sono concluse così come si chiude un’esperienza vera: non con un punto fermo, ma con una ripartenza. Valdocco ha consegnato alla Famiglia Salesiana un invito essenziale: credere in Gesù, fidarsi della sua Parola, lasciarsi trasformare e servire con libertà. Perché il vino buono ricevuto in questi giorni non rimanga custodito, ma si riversi nella vita quotidiana, soprattutto là dove i giovani attendono ancora una presenza che ascolta, accompagna e ama nello stile di Don Bosco.

 

Fonte foto: Agenzia Info Salesiana