
Conclusa la Consulta PG (Pastorale Giovanile) dell’Italia Centrale, ascoltiamo alcuni racconti, riflessioni e condivisioni dei partecipanti.
L’incontro è stato un’occasione fondamentale per la Pastorale Giovanile, mettendo al centro la Comunità Educativa Pastorale (CEP), che si fa casa per molti, rimanendo profondamente radicata in Cristo. Abbiamo chiesto ad Elisabetta, Andrea, suor Ilaria, Cecilia e Giuliana di parlarci dei loro ambienti, della visione e delle opportunità ispirate dalla relazione iniziale e delle piste concrete di cammino esplorate nei focus pastorali.
Il Contesto Attuale: una rilettura degli ambienti
Il confronto tra i diversi ambienti pastorali (scuole, oratori, parrocchie, centri di formazione professionale e opere sociali) rivela una realtà complessa, ma animata da una forte passione educativa.
In ogni settore si percepisce un lavoro condotto con “passione, intelligenza e profondità” (Elisabetta, scuola). Tuttavia, la sfida principale rimane quella di intercettare i mutamenti di una società sempre più rapida e frammentata (Andrea, CFP).
Le opere sociali evidenziano la necessità di raggiungere i giovani con maggiori povertà attraverso processi curati, ma lanciano un allarme sulla sostenibilità: “Resta aperta la sfida di dare gambe a tanti progetti attraverso strategie che li rendano sostenibili” (Sr Ilaria).
Allo stesso tempo, emerge l’esigenza di superare gli interventi locali, passando da una semplice “risposta ai bisogni” alla vera e propria “promozione dei diritti” dei giovani, attraverso una “politica di insieme dell’ambiente educativo” (Cecilia, opere sociali).
In generale, in parrocchie e oratori, si riscontra un forte bisogno di formazione e accompagnamento, richiesto sia dai ragazzi che dagli educatori e animatori, con l’obiettivo di mantenere la centralità della cura del giovane (Giuliana, Parr/Orat).
La Casa Salesiana come “Scuola dell’Anima”: risonanze e visioni ispiratrici
L’intervento del relatore ha offerto una visione potente e ispiratrice per la CEP: la casa salesiana come “Scuola dell’anima”.
È il luogo in cui si apprende a vivere, a vivere insieme e a rendersi corresponsabili della missione a partire dalla presenza del Signore.
Il concetto di “Scuola dell’anima” si lega indissolubilmente all’idea di progettazione. Si tratta di superare la percezione della programmazione come un ostacolo alla spontaneità, ma vederla come una “mappa che orienta la passione educativa e il servizio ai più deboli”. Progettare insieme, quindi, significa puntare sul cuore e sulle motivazioni, custodendo “l’anima della missione il luogo in cui ci parla lo Spirito”.
In particolare, è emersa l’importanza della cura delle relazioni attraverso la non indifferenza, e una riflessione attenta sul tema del protagonismo giovanile.
Piste di cammino concrete: Ascolto, Liturgia e Relazione
I focus pastorali del sabato mattina hanno fornito spunti pratici essenziali per raggiungere la visione della “Scuola dell’Anima”.
Uno degli strumenti più concreti per il discernimento della comunità educativa è la “Conversazione nello Spirito”. Questa metodologia non solo crea intimità e rispetto reciproco, ma favorisce l’intervento dello Spirito Santo, attraverso la sospensione del contraddittorio e la custodia delle riflessioni. L’impegno è trasformare questa tecnica in una modalità relazionale condivisa all’interno della comunità.
Nel focus riguardante l’aggiornamento degli Itinerari di educazione alla fede, è stato molto apprezzato l’approfondimento sulla fondamentale questione della frattura tra cultura e Fede, problema che segna una certa fragilità negli ambienti pastorali.
Insieme a questo, pensando al tema della CEP radicata in Cristo, che si costruisce intorno alla vita eucaristica, la ricetta proposta è stata quella della semplicità: “fai bene quello che devi fare”. Questo principio si rivela essere un ottimo punto di partenza per costruire poi un percorso e una relazione intorno al “dovuto”.
L’aspetto relazionale è cruciale. Lo spunto pratico individuato nel focus è l’invito ad “allargare il proprio quadro di riferimento” per comprendere la storia dell’altro, in particolare dei ragazzi. Partendo da questa comprensione profonda, è possibile costruire una relazione autentica con il giovane che ci viene affidato.
L’augurio e la consapevolezza più grandi per il ritorno nelle nostre CEP ce lo ha fatto proprio don José Miguel alla fine del suo intervento:
“Non c’è fiamma più potente di quella che accende l’anima. Un fuoco simile può essere acceso solo dal Signore. Noi solo siamo la sua mediazione.”
Leggi qui gli altri articoli della consulta: Prima giornata ed il Racconto completo






