Published On: 15 Luglio 2025

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di una parrocchiana della casa Salesiana San Ponziano di Olbia.

 

Kerigma, dal greco “κήρυγμα”, significa annuncio, proclamazione. È la buona novella di Gesù annunciata ai non credenti.

La Chiesa da secoli, come una navicella ben equipaggiata, valica i procellosi mari della Storia. Anche oggi sta attraversando un momento complesso e critico, dovuto al cambiamento di un’epoca.

Come ha scritto Monsignor Walter Ruspi, i mutamenti, cui tutti noi assistiamo, comportano “delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza.”

La Chiesa, sempre attenta e sensibile ai tempi che vive, si interroga, riflette, poiché è portatrice responsabile di un messaggio, quello evangelico, che vivifica i cuori di intere generazioni. Di quel messaggio evangelico ne beneficia la società tutta poiché annuncio edificante, così come lo è stato nel dopoguerra, quando un’intera generazione di giovani cattolici (responsabili, onesti e attivi cittadini) ha contribuito alla ricostruzione del nostro Paese e alla nascita della Repubblica.

Come diceva Don Bosco: “Un buon cristiano è un onesto cittadino”. Attualmente la Chiesa è sollecitata all’annuncio soprattutto nelle grandi concentrazioni urbane, dove l’aridità umana e l’impoverimento sociale hanno il sopravvento, smarrendo i cuori e le menti che arrivano a negare, deridere, ridicolizzare Cristo e la sua Parola. In tali contesti la Chiesa è chiamata ad intervenire con nuovi paradigmi, con altre modalità interattive. Così come nuovi approcci sono in atto per tutelare una gioventù e un’infanzia in balia dei social e di molteplici agenzie pseudo-educative che disorientano e allontanano dal percorso di una crescita sana. Già nel Convegno della Chiesa italiana del 2015 a Firenze Papa Francesco espresse le proprie riflessioni e indicazioni: «Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo». Pertanto riconoscere, interpretare, scegliere costituiscono le tappe di coloro che si impegnano in un servizio ecclesiale e salesiano, e che, con discernimento, si attivano e agiscono al fine di generare futuro. Il teologo Ratzinger nel 1969 affermò che “il futuro della Chiesa può venire e anche oggi verrà solo dalla forza di coloro che hanno profonde radici e vivono con una pienezza pura della loro fede”.

I Salesiani di Don Bosco sono molto attivi e presenti nella cura delle nuove generazioni, del loro futuro, e nella Parrocchia di S. Ponziano, Papa Martire, di Olbia, il cui Parroco è Don Alessandro Fadda, in questo mese di luglio è partito il progetto “Estate Ragazzi”, curato da Don Ezio Rossi con la collaborazione di Don Tommaso Giuliano, del seminarista Riccardo Sanna, di alcuni genitori e catechiste. La Comunità Educativa Pastorale di San Ponziano di Olbia ha organizzato quattro settimane di attività ricreative, ricche di riferimenti culturali, artistici, teologici, in cui bambini e adolescenti si ritrovano insieme e giocano impegnando il corpo, il cuore, la mente. Svolgono attività motorie, sviluppano la percezione, l’attenzione e la capacità di ascolto, la memoria, il pensiero e le funzioni esecutive. Fra i ragazzi vi sono gli animatori, tutti adolescenti diligenti, che volontariamente e responsabilmente si prestano a coadiuvare i sacerdoti nella guida dei più piccoli, nell’organizzazione degli spazi e delle attività svolte. In tal modo tutti maturano il senso della Comunità, dello stare insieme, dell’essere responsabili gli uni verso gli altri, del crescere assieme nel rispetto reciproco. E c’è anche il coinvolgimento delle famiglie con due serate di grigliate al fine di rinsaldare i vincoli di amicizia attraverso la convivialità.

Quello di San Ponziano di Olbia è il Primo Annuncio attraverso l’Oratorio.

Il primo oratorio, nel senso moderno del termine, fu fondato da San Filippo Neri a metà del 1500. Sorto a Roma, l’oratorio aveva l’obiettivo di creare una comunità di religiosi e di laici uniti dalla carità, sull’esempio degli apostoli. L’oratorio non era solo un luogo di preghiera bensì anche uno spazio per attività educative e ricreative, specialmente per i giovani. Simile e al contempo diversa è l’esperienza nell’oratorio di San Giovanni Bosco, tre secoli dopo quelle di San Carlo Borromeo e di San Filippo Neri. L’oratorio di Don Bosco si trovò a fronteggiare nuove e sfidanti emergenze sociali, causate dall’inurbamento e dal processo della pre-industrializzazione, dall’anticlericalismo liberale e dal confronto/scontro con il proselitismo protestante. Sebbene nel corso del tempo l’Oratorio abbia assunto forme e modalità di espressione diverse, fedele e centrale è rimasta la finalità di creare uno spazio per la crescita personale e comunitaria. Per fare un esempio, l’oratorio di Don Bosco, nato nel XIX secolo, si concentrò sull’accoglienza e sull’educazione dei giovani emarginati.

L’oratorio è sempre stato luogo in cui favorire la crescita spirituale e umana dei giovani attraverso lo studio, il canto, la preghiera e la formazione, in un ambiente di fraternità e di mutua assistenza.

Ludendo discitur, ovvero “Si impara giocando”, è l’espressione che meglio rappresenta e racconta che cos’è l’Oratorio. Nel recente documento sugli Orientamenti pastorali per il decennio, esattamente nell’atto numero 42, i Vescovi hanno così descritto l’Oratorio: “L’oratorio accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni e rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative. Adattandosi ai diversi contesti, l’oratorio esprime il volto e la passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio”. E nell’Oratorio di San Ponziano di Olbia hanno realizzato e stanno implementando esattamente ciò: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, apprendimento.

L’Oratorio è Primo Annuncio in quanto “accompagna nella crescita umana e spirituale” le giovani generazioni, assumendo stile e finalità educativi, proponendosi come aiuto nella crescita e nella maturazione dei giovani, adottando, vivendo e valorizzando in modo finalizzato gli strumenti e i linguaggi che sono propri “dell’esperienza quotidiana dei più giovani”. L’Oratorio si situa all’interno di tutta l’attività parrocchiale. Per i giovani è il proseguimento della vita parrocchiale ed ecclesiale, poiché “esprime il volto e la passione educativa della comunità”. Sicché non si può pensare a una dicotomia all’interno della stessa comunità, operando distinzioni fra i vari momenti della Parrocchia e dell’Oratorio, come se non avessero lo stesso sguardo pastorale e la medesima missione. Una simile differenziazione comporterebbe il pericolo di ridimensionare, di impoverire il volto di quella porzione di Chiesa che è situata in un determinato territorio.

La Comunità Cristiana, in tutta la sua interezza, ha il compito di generare alla fede. È nella fedeltà a tale missione che la Chiesa realizza se stessa come madre. Ancora nel documento numero 42 degli Orientamenti pastorali per il decennio si legge che “Nel farsi compagno di viaggio delle giovani generazioni, l’Oratorio ha un traguardo ambizioso, per nulla facile da raggiungere, ma altrettanto fondamentale per la sua identità di istituzione ecclesiale a servizio dell’educazione integrale della gioventù: condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita”.

Nell’Oratorio si vivono e consumano relazioni intergenerazionali, fondamentali per i processi di crescita e di formazione dell’Io e della sua socialità. Tali relazioni sono molto ricche e costruttive, determinano rapporti duraturi nel tempo e rinsaldano vincoli fra il giovane animatore e il genitore, fra l’educatore con più esperienza e l’allenatore, fra il sacerdote e i tanti volontari che dedicano il loro tempo a servizio dei più piccoli.

Allo stesso tempo l’iniziando dell’Oratorio e la sua famiglia sperimentano che tutte quelle persone vivono insieme un’esperienza di Comunità Educante, attenta e dedita alla cura dei più giovani.

prof.ssa Gabriella Toritto