L'Aquila: Aristeidis Apostolopoulos, fotografare la spiritualità

Intervista al vincitore del concorso National Geographic.

        Coglierela spiritualità in un istante, cercando di immortalarla in uno scatto. Si puòriassumere così la passione di Aristedis Apostolopoulos, fisioterapista grecotrapiantato all’Aquila con la passione per l’arte fotografica. Aris, per gliamici, si è trasferito all’Aquila nel 2005, e da anni collabora con l’oratoriosalesiano e i Salesiani Cooperatori per la realizzazione del corso difotografia  “Fotosensibili”. Di recente ha vinto il concorso indetto da National Geographic– categoria persone, vincendo la partecipazione al master in fotografia pressola scuola John Kaverdash di Milano. Lo abbiamo intervistato.

Come hai conosciuto l’ambiente salesiano?

Nel2013 don Roberto Formenti, all’epoca direttore della casa salesiana aquilana,ha visto la mia mostraSouth Asia, in cui ho esposto i miei lavorirealizzati durante alcuni viaggi nel continente asiatico. Mi ha chiesto primadi fare un intervento illustrativo, poi di partecipare alle lezioni lavorandomaggiormente sugli aspetti tecnici. Ho iniziato a collaborare con RodolfoCarnicelli, cooperatore salesiano che gestisce  Fotosensibili”, in maniera stabile. Quest’anno mi occuperò de corso avanzato.

Che percezione hai dell’ambiente?

Nonconoscevo per niente i salesiani. Il corso di fotografia è stata la primaoccasione per entrarci in contatto. Quello che percepisco è che si tratta di unambiente organizzato, un ambiente che funziona. Dopo il primo approccio hoconsigliato a tanti amici di partecipare alle attività dei salesiani, ilfeedback è stato sempre positivo.

Come ti trovi nel ruolo di insegnante?

Piùche insegnare condivido esperienze. Sono un autodidatta, e magari per impararedei tecnicismi ci ho messo anni: in questo ambiente condivido quello che hoimparato nel tempo. L’ambiente è positivo per questo: c’è una riccacondivisione di esperienze.

Da dove nasce la passione per la fotografia?

Insiemealla passione per i viaggi. Ho sempre avuto l’esigenza di voler condividere conamici e parenti ciò che avevo visto durante le mie esperienze di viaggio,e la fotografia mi aiuta ad esprimermi al meglio. È iniziato tutto sette annifa, quando ho fatto il mio primo viaggio importante: sono andato da solo inIndia, un posto ideale per far crescere la mia passione per la ritrattistica.L’India è un paese che mi ha aiutato molto, lì c’è una spiritualitàparticolare. Nell’arco di un mese e mezzo ho potuto esplorare il subcontinenteindiano, conoscere persone, posti e tradizioni.

Nel 2015 arriva la vittoria del concorso Natural Geographic, cosaci puoi raccontare?

Hopartecipato per il terzo anno consecutivo, le scorse edizioni sono arrivatosempre tra i primi dieci. Quest’anno sono arrivato tra i primi tre nellacategoria “persone”. È un buon risultato, calcolando che ci sono oltreventimila immagini in concorso. Quando mi hanno selezionato come vincitore mihanno chiamato per spiegare quale fosse l’origine della foto.

Spiega.

Eroin Myanmar nel 2013, in una miniera di carbone. All’uscita della miniera iportatori svuotano le ceste di carbone nei camion. Si tratta, come poteteimmaginare, di una forma di schiavitù: le persone lavorano per guadagnare ilcorrispettivo economico di un pasto al giorno. Sono salito su di un ponte perpoter cogliere la scena in perpendicolare. La particolarità di questa foto èche l’unico colore che spicca, tra le varie tonalità di grigio, è quello dellosmalto delle unghie di una sola mano, indizio che ci fa capire che si tratta diuna donna.

La fotografia può diventare il tuo lavoro?

Iosono un fisioterapista, e il mio lavoro è la mia passione, la fotografia è unhobby. Il master che ho vinto mi permetterà di continuare a lavorare. Non pensoalla fotografia come a un lavoro, non mi piacerebbe, diventerebbe stressante eperderei la passione.

Oltre alla bravura, c’è stata un po’ di fortuna?

Horischiato di non partecipare. Ero in Islanda con una mia amica e ho spintoanche lei a partecipare al concorso. Dopo aver inviato le sue foto abbiamoavuto problemi per inviare le mie, per via del fatto che si trattasse dellostesso account! Lei a sua volta mi ha spinto a provare insistentemente, aun’ora dalla chiusura sono riuscito a inviare la candidatura.

A cura di Fabio Zenadocchio

 



 

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