Emergenza Afghani - conferenza stampa

Roma 6 dicembre 2022

 

Il 6 dicembre a Roma, nella sala delle Bandiere della sede delParlamento Europeo si terrà la conferenza stampa organizzata dallaRete Umanitaria della società civile, fondata dalla giornalista Maria GraziaMazzola di cui fanno parte, oltre a Salesiani per il Sociale APS anche ilgruppo Abele, l'Unione Donne in Italia, le Chiese cristiane evangelicheBattiste, la cooperativa cooperativa 'Una Città non basta', l'associazione"Federico nel cuore". Durante la conferenza stampa verrannopresentate le storie dei 70 profughi messi in salvo nel corso di un anno.

Per la rete di Salesiani per il Sociale APS, che si è fatta carico di 43 rifugiati (11 nuclei familiari), accogliere queste persone ha significato dar loro una casa sicura. Abbiamo inserito bambini e ragazzi nel percorso scolastico e nelle attività degli oratori, comprese quelle estive. Alcuni hanno avuto bisogno di interventi sanitari per patologie pregresse. Abbiamo sostenuto le famiglie nella ricerca di un lavoro per dare loro la stabilità necessaria per guardare al futuro con serenità.

 

Nelle comunità i molti laici si sono lasciati coinvolgere in questa accoglienza solidale, aiutandoli nella gestione quotidiana della loro vita, sostenendoli nell'imparare la lingua, nell'integrarsi in un nuovo territorio.

Rispondendo all’appello del Rettor Maggiore dei Salesiani che invitava ad accogliere gli afghani dopo la crisi di agosto 2021, la rete di Salesiani per il Sociale ha cercato di ripercorrere i passi di Don Bosco, che accoglieva i ragazzi che non avevano nessuno, offriva loro un luogo sicuro, una scuola dove imparare e un cortile dove crescere da amici: "Qui in Italia abbiamo trovato tante persone gentili che ci vogliono bene, il dentista che ci cura, la parrucchiera che ci taglia i capelli, chi ci accompagna a fare la spesa, chi ci invita a cena. è bello stare con voi, grazie" (Mahdi, accolto a Prato).

“Ci siamo confrontati con una emergenza di profughi che chiedevano unaospitalità che si è rivelata poi la possibilità per loro di salvarsi lavita. Ringrazio le Comunità educative, le associazioni della nostrarete che si sono prodigate nell’inserimento scolastico e sanitario di questepersone – dichiara don Francesco Preite, presidente di Salesiani peril Sociale -. Ora si apre la fase dell’autonomia, nella quale queste personedovranno essere sostenute anche dalle autorità a ricostruirsi una vita serena,alla quale ciascuno ha diritto. Questa accoglienza ci ricorda quanto fattoda Don Bosco nella Torino dell’800, quando si prendeva curadei bambini e dei giovani che emigravano nella grande città perriscattare la propria vita. Accogliendo queste famiglie afghane, salvando lorola vita, abbiamo fatto, come ci ricorda Papa Francesco, il nostro doverecristiano: accogliere, proteggere e integrare i migranti. Nel profugoc’è il volto di Cristo che ci chiama a seguirlo: la loro presenzanelle nostre comunità è stato un segno della presenza di Dio”.

“Testimoniamo un'impresa frutto di una sinergia virtuosa traistituzioni e società civile. Con la rete di Salesiani per il Sociale, comei servi inutili del Vangelo, riconosciamo che abbiamo fatto quantodovevamo fare. Ed è stato importante farlo insieme a tante persone eorganizzazioni solidali con le vittime della crisi afghana, di cui in Italiadovremmo sentirci in qualche misura corresponsabili. Ora, insieme a questepersone e con il sostegno delle istituzioni, occorre guardare alpresente e al futuro, soprattutto per i minori e i giovani coinvolti. Accogliere,proteggere, promuovere, integrare: questo significa anche riconoscere evalorizzare quanto ciascuna di queste persone può apportare al processo dicostruzione del futuro del nostro Paese", dichiara Renato Cursi, DirettoreGenerale di Salesiani per il Sociale APS.

La rete dei salesiani per il Sociale ha accolto 43 rifugiati (11 nucleifamiliari):

·        7 a Torino (casa Salesiana, parrocchia Sacro Cuore)

·        5 a Prato (Associazione “La Lunga Domenica”)

·        5 a Frascati (Casa salesiana Villa Sora)

·        7 a Macerata (Casa salesiana)

·        5 a Soverata (Casa salesiana)

·        9 a Bari (Casa salesiana)

·        9 a Bari (Casa salesiana San Tarcisio)

 

Mani legate insieme: scudo per la Rete delle Donne afghane dei dirittiumani

LE DONNE DELLA RETE FEMMINISTA‘AFGHANISTAN WOMEN’S POLITICAL PARTECIPATION NETWORK’ IN SALVO IN ITALIA

“Mani legate Insieme” è il motto della Rete che organizza una conferenzastampa dedicata all'accoglienza e ai percorsi di sostegno per le donne sfuggite coi loro bambini all'orroredei talebani. Un’iniziativa ecumenica di volontariato delle Chiese e delleAssociazioni insieme. L'appuntamento è per il 6 dicembre a Roma, alle 10,presso la sede del Parlamento europeo Sala delle bandiere, via IV novembre 149alla presenza, tra gli altri, del presidente Carlo Corazza. Ed è dallaconsapevolezza di essere parte di un progetto e di una identità europei chenasce l'idea della Rete comune. Per l'occasione, si legge nella nota, èprevista anche la partecipazione straordinaria di don Luigi Ciotti che colgruppo Abele in questi giorni ha accolto una famiglia afghana di 7 persone conun bimbo malato di cuore, tutti braccati dai talebani, portati in Italia daicorridoi umanitari di Sant'Egidio. Erano destinate al genocidio e alla vendettadei talebani, le donne femministe dei diritti umani dell'Afghanistan Women'sPolitical Partecipation Network di Kabul, ora in salvo in Italia. SediqaMushtaq, membro della Camera del Commercio Nazionale delle donne dell'exAfghanistan; Batool Heidari, psicologa e scrittrice; Nesa Mohammadi dottoressaostetrica; Razia Ehsani Sadat, giornalista e producer, e ancora altre. Il 30agosto 2021, dopo l'invasione dei talebani in Afghanistan, mentre le forzeoccidentali si ritiravano, hanno rivolto con una mail il disperato appello disalvezza all'inviata speciale del TG1 Maria Grazia Mazzola. Sono state messe insalvo silenziosamente nell'arco di un anno, con i loro familiari 70 profughi intutto 63 Hazara e 7 Tajiki, tanti giovani e 30 bambini dalla Rete fondata dallagiornalista per rispondere concretamente a questo appello disperato.

Fanno parte della Rete Umanitaria: l'Unione Donne in Italia ResponsabiliVittoria Tola e Giulia Potenza, le accoglienze che hanno spalancato le porte aiProfughi: i Salesiani per il Sociale di don Francesco Preite, a capo donRoberto Dal Molin, presidente CNOS - Salesiani don Bosco Italia con lapartecipazione di 6 Case nel territorio nazionale e una collaborazione col Sai,che hanno accolto il numero più alto di Profughi. Poi le Chiese cristianeevangeliche Battiste, con i Pastori delle Chiese Cristiane Evangeliche BattisteGiuseppe Miglio e Ivano De Gasperis, la Pastora Antonella Scuderi con la FCEI,con l'accoglienza della cooperativa 'Una Città non basta' dei Responsabili MariaRosaria Calderone e Gianni Caucci, e l'Associazione Federico nel cuore,Presidente Antonella Penati. Una testimonianza di quanto possa essere potenteil contagio del bene collettivo se ci si unisce e si collabora, senza soldipubblici e viaggi organizzati. I Profughi hanno pagato i loro biglietti aereidi viaggio, dopo avere sopportato ogni sopruso, pestaggi e umiliazioni di ognitipo. Le donne afghane e la Rete testimonieranno pubblicamente e risponderannoalle domande dei giornalisti. L'impegno della Rete Umanitaria è stato sostenutodai ministeri degli Esteri e dell'Interno.

 




 

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