Messaggio pasquale dell'ispettore - 2022

Ci ha amato e ha consegnato sé stesso per noi

 

Carissimi confratelli,

Carissimi membri della Famiglia Salesiana,

Carissimi membri delle CEP locali,

Carissimi giovani,

 

ci troviamo a celebrare ancora una volta la Pasqua. I due anni passati l’abbiamo vissuta in maniera strana, dentro la pandemia. Quest’anno, senza esserne del tutto fuori, abbiamo anche la “novità” di una guerra vicina che scuote le nostre coscienze come forse altre guerre non erano riuscite e fare. Ovunque morte, sofferenza, disperazione, apparente assenza di Dio. Sembra davvero che da un po’ di tempo il mondo intorno a noi si dia da fare per darci una cornice sempre più vicina a quella della passione e morte di Gesù, anelante a una resurrezione. In questo contesto in cui sembra che davvero il mondo sia in balìa del male, a me ha fatto molto bene meditare ancora sulla “consegna” di Gesù. Effettivamente i fatti così come narrati dai racconti della passione e che meditiamo in questi giorni ci parlano di un Gesù che viene consegnato, arrestato, processato, condannato; ci parlano cioè di un Gesù che pare “subire” un destino di male. In realtà sappiamo che non è così e non può essere così. Il vangelo di Giovanni in particolare ci aiuta a vedere come Gesù non cada in balìa dei poteri umani, ma scelga egli stesso di consegnarvisi. Lo aveva del resto predetto prima della sua morte: Egli dà la sua vita per poi riprenderla di nuovo, perché ha il potere di darla e di prenderla di nuovo (Gv 10,17-18); Egli consacra sé stesso perché anche noi siamo consacrati (Gv 17,19). Un’espressione di Kierkegaard mi pare sintetizzi bene il tutto: “l’onnipotenza dell’amore sta nel lasciarsi colpire dal dolore, senza essere abbandonato in sua balìa”, facendo intendere che ogni dolore non è provocato da Dio, ma da Lui liberamente non evitato e quindi accolto. Ma in questo accogliere il dolore c’è appunto una consegna di sé che è ben lontana dall’essere in balìa del dolore. E San Paolo aggiunge il senso che ha per noi questa sua consegna: “il Figlio di Dio mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me”; ed anche quella che dovrebbe essere la sua conseguenza logica in noi: “questa vita che io vivo la vivo nella fede del Figlio di Dio” (Gal 2,20). Dunque tutto per amore. Ovviamente solo alla luce della Resurrezione tutto questo può acquistare senso, per non risolversi in un assurdo atto di eroismo o di sterile masochismo. In altre parole solo se questa consegna porta vita, essa può avere senso.

 

In questi giorni viviamo la contemplazione del mistero della passione e morte di Gesù, ma in attesa trepidante della  Pasqua. La liturgia ci fa vivere un crescendo in cui si passa dalla sofferenza, alla morte, al silenzio di attesa, per giungere alla gioia della Resurrezione. 

In questi giorni viviamo anche altre attese: la fine della pandemia, la fine della guerra. Nella nostra Ispettoria – e in tante altre Ispettorie – vi è un’altra attesa, quella della seconda sessione del Capitolo Ispettoriale; è un’attesa che sembra nulla in confronto all’importanza delle altre che prendono (e giustamente) molto di più la nostra attenzione, ma che dovrebbe essere trepidante se pensiamo alla posta in gioco che è il futuro della nostra missione per ed in mezzo ai giovani. Se ciascuno di noi è chiamato a consegnare sé stesso, sappiamo che questa consegna non può che essere alla unica missione di Gesù. Infatti ciascuno di noi si è consegnato a una missione più grande di quella per cui sta faticando in modo generoso ogni giorno. Il Capitolo è una occasione per ribadire la propria consegna di sé a una missione più grande, quella di una Ispettoria, che a sua volta è parte della missione della Congregazione e della Chiesa, che a sua volta continua la missione di Cristo (e questo la rende missionaria per natura). Ognuno ha in queste occasioni la straordinaria possibilità di percepirsi membro attivo e insostituibile di un tutto più grande; una esperienza di Chiesa dove si fa discernimento in vista di un bene più grande per il quale ognuno sceglie di consegnarsi. A partire da me questo vale per tutti, sia per i capitolari – che hanno una responsabilità in più – sia per il resto dei confratelli, della Famiglia Salesiana e dei laici che condividono la missione. È una consegna crocifissa ma intrisa di gloria, proprio come le piaghe nel corpo del Risorto.

Allora carissimi viviamo e celebriamo questi giorni benedetti nell’attesa della fine dei mali che affliggono l’umanità e per la quale ci impegniamo, nell’attesa e nella gioia della Pasqua che ci dice che il male non ha l’ultima parola, e poi con la gioia della Pasqua andiamo a vivere l’esperienza del Capitolo. Maria donna risorta ci accompagni in questo cammino.

 

 

Buona Pasqua!

Don Stefano

    

17 aprile 2022

Pasqua di Resurrezione

 



 

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