Casa che accoglie

Don Vittorio Pisu ci parla dell'oratorio di Ancona

 

L’Oratorio salesiano di Ancona: l’innovazione nelle attivitàestive, il ruolo del Centro Diurno Il Faro, la progettualità su un Cortile chesi faccia Casa. A raccontarlo è don Vittorio Pisu, incaricato dell’oratorio,che ci ha permesso di raccogliere la sua testimonianza su una delle piùpreziose esperienze oratoriali della nostra ispettoria. 


Estate 2021: tornare a respirare. 

Il racconto di don Pisu inizia dalla fine: l’estate appenaterminata, col bilancio concreto di quel che si è raccolto. Quest’anno, cidice, abbiamo fatto i conti con l’imperativo che è sulla bocca di tutti, colvaglio che deve oltrepassare la logistica di ogni attività. L’oratorio haorganizzato la propria estate attorno ai vincoli del Covid-19: i ragazzi sonostati suddivisi in “bolle”, gruppetti separati che occupavano spazi separati.Entrata ed uscita erano distinte, ed i ragazzi portavano ognuno il propriopranzo al sacco. Per la prima volta le iscrizioni sono state gestitecompletamente online, per non creare assembramento. 

Il protocollo è il medesimo dello scorso anno, dice donPisu: tolto quindi il carico di un’emergenza nuova e sconosciuta da gestire,anche se resta l’impatto di questa pandemia sull’attività oratoriale. Che si èfatto solco sempre più profondo. Inevitabilmente qualcosa si è perso, ne èrisultato ridotto, imbrigliato. Ma dalle parole di don Pisu traspare la luce diun’esperienza estiva complessivamente costruttiva, che respira vento di novità.Che non solo, nonostante i vincoli, non sacrifica la missione educativa e lacura profonda del dato umano, ma le mette a fuoco quest’anno più che mai. Edintuisce così soluzioni concrete, che funzionano bene in questa difficilecontingenza e si proiettano ancor meglio nel futuro. 

 

Attività, dalle storiche alle nuove. 

L’Estate si è articolata in tre grandi gruppi, che hannoincluso alcuni sostanziali elementi di novità. Don Pisu ci parla del primo, ilpiù intuibile: la “classica” Estate Ragazzi, durata ben 5 settimane a partiredalla chiusura delle scuole. Iscrizioni chiuse a 50 partecipanti, per via deivincoli organizzativi legati al Covid, ed un’esperienza offerta 5 giorni su 7,dalle 7:30 alle 16:00. Non solo oratorio, ma mare, parco, tanti pomeriggiall’insegna dei laboratori, e poi  trekking urbano: una proposta educativaorientata a far conoscere ai ragazzi la storia di Ancona, attraverso untragitto guidato interamente a piedi. 

Assoluta prerogativa del panorama oratoriale salesiano,l’Estate Ragazzi si è però distinta, ad Ancona, quest’anno, per la scelta delteam che ha guidato l’attività: tre volontari del Servizio Civile, treeducatori del Centro Diurno Il Faro, una tirocinante della facoltà di Scienzedell’Educazione di Urbino. Col supporto della dottoressa Mira, coordinatricedel Centro Diurno, e la supervisione di don Pisu. E soprattutto, la scelta chedon Pisu definisce “vincente”: attribuire il ruolo di Referente proprio ad unaeducatrice de Il Faro. 

Da quando il Centro Diurno è stato inaugurato, ci spiega, iragazzi che lì vengono seguiti partecipano anche all’Estate Ragazzidell’Oratorio. Nell’ottica di un’integrazione completa, con effetti beneficiper tutte le parti coinvolte, che però mancava di attuarsi al 100%: i ragazzierano sempre parzialmente isolati, percepiti come “a parte”. Quest’anno, lapresenza fissa ed il ruolo attribuiti agli educatori hanno aggiunto l’ultimotassello: «C’è stato l’equilibrio perfetto, in cui nessuno si sentiva superioreall’altro », dice don Pisu. «Tutti facevano tutto, tutti stavano insieme. Nonc’erano distinzioni tra chi provenisse da famiglie benestanti ed i ragazzi de Ilfaro. E’ stato un equilibrio bello. »

 

Ed all’insegna dell’integrazione, della mano tesa ai minoriin situazione di disagio, è stata anche la seconda proposta dell’estate diAncona: un’attività integralmente nuova, nata dall’idea di due ex volontari delServizio Civile. Il territorio anconitano è multietnico, abbraccia 26 etniediverse: ma la presenza più forte, afferma don Pisu, è quella del Bangladesh. E forte è il legame tra le famiglie bangladesi e l’oratorio, conparticolare riferimento al Doposcuola. Quando aprono le iscrizioni (estremamentefolte ad Ancona: si arriva a 100 iscritti in mezz’ora), le mamme del Bangladeshsono lì, sempre in prima linea, in attesa da diverse ore. E’ un bisognoconcreto, percepibile: gli insegnanti, con poco tempo a disposizione e talorapoco sensibili a questi casi, spesso non riescono a sopperire alle difficoltàdi questi ragazzi, lasciandoli a sé stessi. Il Doposcuola salesiano è un validosupporto durante l’anno, ma s’interrompe in estate, quando non tutti sono giàriusciti a recuperare. E se consideriamo il caso specifico dello scorso anno,durante il quale il Doposcuola è stato condotto in DAD, le perdite si sommano.Questo è il disagio, il vuoto da colmare che gli ex volontari hanno raccoltocome nuova sfida. 

Ecco quindi l’idea: due mattine a settimana, le stesse incui il gruppo dell’Estate Ragazzi si assentava per andare al mare. E 70 ragazzidel Bangladesh accolti in oratorio, per un programma estivo inteso comeprosecuzione e rafforzamento del Doposcuola. Le prime due ore sono stateinteramente dedicate al recupero scolastico, seguendo una modalità di supportouno ad uno, con una gran mole di volontari coinvolti per seguireindividualmente i ragazzi. E dopo la merenda, due ore di giocostrutturato. 

Un grande successo tra gli educatori coinvolti (ragazzi delbiennio e del triennio (?), gruppo scout, volontari), evidentemente allaricerca di esperienze di volontariato “forte”, del mettersi a servizio di chisi è perso, in maniera totalizzante. E grande successo presso il territorio diAncona, che ha fortemente apprezzato l’iniziativa. «L’attività è statainteressantissima», conclude don Pisu. «Una conferma dell’immaginedell’Oratorio salesiano che accoglie gli ultimi, della scelta di mettersi adisposizione per un bene maggiore. I ragazzi hanno recuperato molto.»

 

Per finire, il terzo gruppo è stato quello dell’Estate Giovani: con una storia forte nell’ambiente di Ancona, e che da anni si svolgeil pomeriggio, dalle 18:00 alle 22:00, due volte a settimana. Quest’anno haaccolto una quarantina di ragazzi tra la seconda media e la quarta superioreterminate, ed è stata seguita dal parroco, don Massimiliano, che durante l’annosegue i Gruppi Apostolici di cui gli stessi ragazzi fanno parte. 



Tirando le somme: una Casa Comune. 

Guardando indietro all’esperienza complessiva, la maggioredifficoltà che don Pisu riscontra è la durata: 5 settimane, ci dice, sonotante. I ragazzi si stancano, gli educatori si stancano, e corrono il rischiodi trasmettere il proprio nervosismo. Come rispondere a questa difficoltà? Sitorna al termine equilibrio, usato qui da don Pisu per definire la conquista diun clima sereno, rispettoso, competente, dove può pienamente attuarsi l’intentoeducativo salesiano.  «E che non si riduca mai ad essere un parcheggio peri ragazzi», sottolinea. Quest’equilibrio delicato richiede a volte di lasciareai ragazzi dello spazio libero informale, non preventivato: per non opprimerlicon proposte ricevute solo passivamente, ma farli anzi sentire valorizzati,interpellati in modo attivo. A volte, specie ai ragazzi delle medie, è statochiesto di proporre loro un vero e proprio gioco: gli esiti sono statiestremamente interessanti. 

Il racconto di don Pisu, a conti fatti, ci parla di un climadi cura per la Casa Comune. Avvenuta grazie ad elementi nuovi e validiinnestati su un nucleo di esperienza già consolidato: non solo l’integrazionecompleta, divenuta simbiosi, scambio umano e culturale profondo, con i ragazzidel Centro Diurno. Ma anche il valido supporto del progetto Vent’1 x tutti, cuil’estate dell’oratorio di Ancona ha preso parte. Capitolo secondo di Venti20 dinovità, che ha accompagnato l’estate 2020 nella delicata contingenza dellapandemia, il progetto si fonda su sei punti cardine, che congiungono la Fratellitutti all’enciclica Laudato Sì. Uno tra tutti: “Prendersi cura del pianeta perprendersi cura di sé stessi (FT 17)”. 

Don Pisu descrive quanto valido sia stato questo sussidio,quanto rispondente sia alle reali urgenze dei ragazzi di oggi. I principieducativi e le specifiche attività laboratoriali dell’estate di Ancona sonostati concretamente guidati dal progetto: a partire dalle forme basilari dicura e pulizia dell’ambiente oratoriale, così come della città; ed esplorandoil legame con la cura di sé (l’espressione artistica nei laboratori di pittura,la dedizione al proprio futuro dei ragazzi del Bangladesh), e con la cura ed ilrispetto dell’altro. Attuata, quest’ultima, anche tramite un costante dialogo ecoinvolgimento verso i genitori, e col contrasto, gentile ed educativo, alla culturagiovanile dell’assenza di regole. 

Una tra tutte è l’attività laboratoriale che don Pisusceglie ad esempio: il primo giorno i ragazzi hanno preparato dei vasetti diterra, uno per ciascuno, piantandovi un seme. Ogni giorno lo innaffiavano, edosservavano la piantina svilupparsi. Alla fine dell’estate, la piantina eracresciuta. 

 

L’oratorio oltre l’estate, e gli obiettivi per ildomani. 

Verso la fine della conversazione, lo sguardo di don Pisu siallarga all’intera realtà dell’Oratorio, per coglierne la traiettoria ed ipossibili obiettivi. Un Oratorio che è diventato negli anni punto diriferimento cardinale per il territorio di Ancona, e che apre le sue portesempre, offrendo un contesto variegato quanto lo è chi lo frequenta. Dalsemplice cortile, che accoglie principalmente chi non può permettersi unaretta; al basket (con 150 atleti, dai piccoli alla serie C), alla danza (fino a180 iscritti). Ben strutturati e molto frequentati sono inoltre lo scoutismo,il doposcuola ed i Gruppi Apostolici. 

Il maggiore obiettivo per il prossimo futuro? «Essere Casache accoglie», ci dice don Pisu, ribadendo un termine chiave. «E che come ognibuona casa, prevede delle regole. Come diceva don Bosco, una casa non è unapiazza.» Per questo la scelta di non lasciare il cancello indiscriminatamente“aperto”, ma di istituire una tesserina per l’accesso, che sia come una cartadi presentazione. Che renda responsabile chi entra, e lo faccia auto-percepirecome “parte di”. Per questo, anche, la scelta di porre in cortile due salesiania tempo pieno. «Chi entra, ora, saluta. Perché sa che sta entrando. E per chifrequentava in passato questo posto, è una cosa nuova», ci dice donPisu.  

Ma l’obiettivo è duplice, aggiunge subito: da un latoperfezionare sempre più questo clima di rispetto per l’ambiente, dall’altrorealizzare un’integrazione radicale, concreta, delle diversità presenti.Evitando che si creino in cortile gruppetti “etnici” isolati, per esempio, masoprattutto lavorando in piena comunione con il Centro Diurno Il Faro. Affinchédiventi parte dell’Oratorio, più di quanto già non lo sia, in prima linea: cheil cortile sia un ambiente quotidiano, per i ragazzi che segue e per i loroeducatori professionisti; così come le diverse associazioni sportive nate inseno all’Oratorio. Che abbiano sì i loro ambienti specifici, ma anche un postopiù grande, che sia altrettanto casa.  

Questo termine, casa, che ricorre nella narrazione di donPisu, sembra proprio emblematico della traiettoria dell’Oratorio, dell’ambienteche ha costituito nel tempo e della sua direzione. Ad Ancona c’è una casa cheha le porte aperte, sempre, ad ogni diversità: una casa cui affidarsi, e che siprende cura. Dove molteplicità è ricchezza, e concorre alla missione educativasalesiana. Ma non è dispersione, non è piazza dove ognuno sta per sé, col suomondo e le sue regole personali: le fondamenta di quest’ambiente giacciono inun nucleo valoriale comune. Chi entra segue dei principi, chi entra segue delleregole. E proprio attraverso queste ultime può pienamente accogliere, essereaccolto, ascoltare e farsi sentire. Spiccare il volo, per poi prendere per manoqualcun altro. Qualsiasi sia la propria storia passata, che in un Oratorio cosìnon è mai una condanna.

 «Dal cortile sono usciti dei ragazzi che l’anno scorsosono entrati nei Gruppi Apostolici, in modo del tutto inaspettato. » ci dicedon Pisu, con un velo di emozione nella voce. «Ragazzi che erano degliarrabbiati sociali, che avevano un carico difficile. Ed hanno avuto, è vero,svariati conflitti con salesiani ed educatori. Ma poi sono sempre tornati.»



 

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