Un confronto con la secolarizzazione a Barcellona

Sui passi di don Bosco nel capoluogo catalano

 
Dove vai? A Barcellona. E’ la domanda e la risposta che alcuni salesiani del quinquennio si sono sentiti rivolgere all’interno della propria comunità. Ai nostri tempi non veniva nemmeno in mente e non era possibile! Soggiunge qualche confratello più anziano. E un altro: è bella la vita, andare in gita mentre qui si lavora! E i ragazzi chi li assiste? In diverse comunità ci sono state espressioni simili nei giorni precedenti l’8 ottobre. 
Proprio dall’8 al 10 ottobre 11 salesiani del quinquennio (i primi cinque anni dalla professione perpetua per i coadiutori e dall’ordinazione presbiterale per i sacerdoti) insieme all’Ispettore, al Vicario e al delegato di Pastorale Giovanile sono stati nel capoluogo catalano. Lo scopo dell’incontro è stato quello di confrontarsi con l’esperienza di avanzamento della secolarizzazione in Europa, con le risposte che vengono date in termini di educazione ed evangelizzazione, su che cosa funziona in tale proposta e che cosa invece è insufficiente. La scelta di Barcellona è legata al processo di secolarizzazione molto più avanzato rispetto all’Italia tenendo presente sia la storia diversa che c’è alle spalle, sia la multiculturalità molto accentuata. È stato molto interessante il confronto con le sfide pastorali in atto in quel contesto e ci ha permesso di riflettere sulle nostre sfide. Abbiamo incontrato il responsabile del centro diurno di Marti Codolar per il lavoro con i ragazzi che escono fuori dai percorsi scolastici, i laici che gestiscono e animano la scuola “Horta” con 1400 alunni senza la presenza dei salesiani, abbiamo pregato e mangiato insieme ai giovani dei gruppi di fede della parrocchia salesiana di Navas. Siamo andati a trovare l’accogliente comunità di Navas che vive in un appartamento tra la gente nel mezzo del quartiere. Ci siamo emozionati e meravigliati della bellezza, della grandezza e dello splendore della “Sagrada Famiglia” e abbiamo incontrato il delegato dell’evangelizzazione della diocesi di Barcellona con un piccolo gruppo di giovani con i quali abbiamo dialogato sui motivi della secolarizzazione, sulla posizione minoritaria della Chiesa nella cultura catalana, sul desiderio di essere attaccati al Signore Gesù anche se si è in pochi e di annunciarlo con coraggio a chi non lo conosce. Infine abbiamo visitato i luoghi di don Bosco a Barcellona. Di seguito alcune risonanze nella verifica dell’incontro su alcune cose che hanno toccato il cuore: 

Stefano Casu: una chiesa che è in coma, la fede non andrà mai di moda per i ragazzi; con una parola non possiamo convertire la vita di un ragazzo; l’amore di Dio mi è venuto dal nulla. 

Aldo Angelucci: la bella presenza dei confratelli nel tessuto sociale della gente, vivere in una piccola comunità nel quartiere, la preghiera con i giovani bisognosi di un annuncio che qui vedo timido;

Mariian Zovak: vedere una chiesa umiliata e umile mi ha fatto bene, guardare le priorità e lasciarsi modellare con pazienza; stare con i più poveri; vedere i confratelli vivere in un appartamento come segno di fraternità tra la gente; importante impegnarsi con la formazione dei ragazzi e dei laici. La missione è sempre in ricostruzione e l'umiltà di accettare tutto questo.

Andrea Lupi: sentire parlare i laici ferventi sulla Chiesa che soffre; lasciarci provocare; salesiani che vivono in un appartamento; stare insieme tra noi e sentire che ci vogliamo bene.

Piero Ingegnere: mi ha colpito la "Sagrada Familia”, la cura dei particolari nel costruirla: è stato come incontrare Dio; la convinzione e l’impegno di tanti laici. Bello stare sui luoghi di don Bosco.

Gabriele Calabrese: “i giovani cercano esperienze solide e ben fatte”; l’accoglienza dei ragazzi di Navas che non avevano mai visto tanti giovani salesiani. 

Alessandro Dui:  mi ha colpito la passione di coloro che si stanno spendendo per il bene dei giovani e della Chiesa. Non sono persone superficiali. Sono persone che credono in quello che fanno e sono a caccia di persone fedeli a Dio e disposte a compromettersi insieme a loro, a mettersi in gioco in maniera autentica. 

Francesco Carta: le testimonianze, il fuoco e la passione di parlare di Cristo in modo attento e profondo, il desiderio di annunciare Dio. La Chiesa di Barcellona come piccolo resto per annunciare Cristo. La Sagrada Familia: spiegando il significato di meraviglia, l’ho provata!! Tutta l’arte mi dice la bellezza. La storia di don Bosco qui due anni prima di morire: fino all’ultimo respiro! La foto del museo è di un volto sereno. Don Bosco e i laici.

Marco Frecentese: la missione salesiana con laici appassionati e formati offre la possibilità di incontrare migliaia di giovani. Il luogo di incontro con il mondo sono le nostre opere. Nel confronto con la diocesi ho colto un forte bisogno di affermare la propria identità. La fase che viviamo in Italia è molto preziosa: confrontarci con il mondo secolarizzata, anche noi siamo nella secolarizzazione. Me ne vado con più domande.

Mirko Rosso: la cura del dettaglio della Sagrada Familia, è una meraviglia! Come Gaudi ha percepito il tempo, la costruzione va oltre il suo tempo e non la vedrà realizzata. Anche per me ciò che inizio non lo vedrò realizzato. Mi hanno colpito le testimonianza dei due giovani. Preziosa la condivisione con i confratelli.

Stefano Cartechini: ognuno di noi è un ricostruttore dove si trova (come la Sagrada Familia in costruzione continua).

 



 

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