In missione in Sud Sudan

Intervista a Don Jean Marie Karam

 

Don Jean Marie Karam, salesiano diorigine libanese, della nostra ispettoria, è partito a luglio in missione versoSud Sudan, terra martoriata dalla guerra civile dal 2013. Lo abbiamo intervistato.

1. Come ènata la tua vocazione?

La mia vocazione è nata quando, dopo essere stato 15anni in guerra e 18 anni lontano dalla chiesa, ho pregato al Sacro Cuore per unmio amico di infanzia morto di infarto, con cui avevo fatto la guerra. Dopoquesto fatto, ho iniziato a frequentare la chiesa, per pregare per la miafamiglia. E ho cominciato un percorso piano piano. Era come se qualcuno miavesse preso “per i capelli”. Ho iniziato a scoprire anche la mia vocazione.Anche se continuavo a lavorare, andavo tutti i giorni a Messa la mattina, e hoiniziato ad aiutare i ragazzi con problemi di salute, a dei minorenniarrestati, insieme ad un avvocato e davo una mano anche ad una signora che davasupporto e accudiva ragazze e ragazzi minorenni che si trovavano per strada. Hovisto che se ti occupi degli altri, non ti manca niente e ho scoperto che piùaiuti, più le cose ti vanno bene sul lavoro. 

Ho iniziato ad interrogarmi sul mio futuro, pensando “primao poi questi soldi finiranno, ma cosa vuole da me il Signore? Perchè i soldinon fanno la felicità”. Ho svolto un campo vocazionale e ho vissuto in comunitàal Sacro Cuore per sei mesi. Andavo a lavorare la mattina e poi vivevo con loroin comunità. Successivamente, ho fatto un’esperienza al Borgo e ho detto di sìal Signore.

2. Come èstato il tuo cammino spirituale?

Il mio cammino spirituale è avvenuto grazie anche ad unpercorso avvenuto per due anni e mezzo da solo, leggendo il vangelo perscoprire e toccare in profondità l’amore del Signore verso tutti e la suamisericordia.

Il Signore ti cambia, quando tu gli dici sì, ti cambia ilcuore, ti fa gustare cosa è amare, Lui e il prossimo. 

3. Com’ènata la spinta a diventare salesiano dopo tanti anni?

In realtà, all’inizio, ero alla Stazione Termini e sonoentrato in Basilica per pregare ma il Signore ci conduce e lì c’erano isalesiani. Avevo anche conosciuto i francescani ma io cercavo l’entusiasmo, lavivacità e la solarità che ho trovato nei salesiani, lavorando con i ragazzi. Eho capito che era il passo giusto: era scritto sul mio DNA ma l’ho scopertopiano piano. Ci sono stati piccoli tasselli che poi hanno composto il puzzle.

4. Quandohai deciso di andare in missione e come mai questa scelta?

Ho chiesto di andare in missione per il racconto di unamamma in noviziato che aveva fatto un’esperienza in Brasile e la suatestimonianza mi ha toccato. Ma questo l’ho conservato e custodito nel cuoreper un po’ di anni. Finchè una volta, il Vicario ispettoriale ha detto che ilRettor Maggiore aveva scritto una lettera a tutti i salesiani per vedere chivolesse diventare missionario. Allora ho chiesto: posso fare la domanda? Mi hadetto di sì e l’ho fatta. È stata una cosa molto semplice.

Mi ha guidato anche l’esempio di Don Bosco che aveva mandatodei ragazzi in Patagonia, però non è stata una mia scelta ma una scelta di Dioche io ho accettato. Ho solo detto di sì al Signore.

Quando mi hanno chiesto dove vuoi andare, io dissi “dove mimandate, se è lo Spirito Santo che lo vuole, sarà Lui a soffiare”. Quando mihanno detto del Sud Sudan, ero contento. Non avevo paura.

Sono andato a Torino a chiedere la benedizione di Don Boscoe la sua compagnia. Ma è Gesù stesso che mi aspetta in Sud Sudan con le bracciaaperte perchè Lui ha già tutto organizzato. Io vado lì, non a fare la guerra.Basta ascoltare nel cuore quello che bisogna fare, uno deve essere umile eascoltare lo Spirito Santo e farsi guidare.

5. Come tistai preparando per questo viaggio in questo posto molto travagliato e povero?

Fa bene andare alle zone povere del mondo, così abbiamo ipiedi per terra. Anche fare un’esperienza di un mese in un paese più povero tiinsegna molto, anche a dare valore a tutte le cose, a essere attenti allospreco (come, ad esempio, a spegnere la luce nella stanza) e ad aiutare glialtri, perché nell’aiuto degli altri è presente Dio, che abita in ognuno dinoi.

Riguardo il Sudan, sono stato in contatto con la delegazionesalesiana lì. Ci sono 60 Salesiani che si occupano di aiutare i poveri e ibambini. La situazione non è tanto bella ma non sono il primo né l’ultimo adandare, ci sono già molti confratelli lavorando lì da tempo. Lavoro non manca enon mancherà mai. Il mio desiderio è di andare a collaborare. Perchè so chesono solo un “servo inutile”.

Ecco una sua intervista prima della professione perpetua.

Elisa Fagiolo



 

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