Cuori che educano: realtà condivise

Scuola che educa - Cagliari

 

Ciao! Mi chiamo Federica e sono una dei sei volontari(Guglielmo, Diletta, Monica, Michele e Sara) selezionati per il progetto Scuolache educa presso l’Istituto Salesiano Don Bosco di Cagliari. Oggi mi faccioportavoce di questo breve articolo sulla mia esperienza e quella dei mieicolleghi scrivendo in prima persona, anche se si tratta di una testimonianzascritta a “dodici” mani!

È da due mesi e mezzo che faccio parte di questa nuovarealtà in cui io, personalmente, mi trovo perfettamente a mio agio.
Fino a metà giugno io e Guglielmo ci siamo occupati di tenere delle lezioniindividuali per un ragazzo cinese che aveva bisogno di potenziare e consolidarele conoscenze di lingua italiana, per potergli garantire un ingresso piùagevole al primo anno di liceo.

Collateralmente io, Sara, Guglielmo e Diletta abbiamo potutosvolgere varie funzioni che ci hanno permesso di relazionarci direttamente conragazzi delle scuole superiori di I e II grado. Diletta e Sara sono forse lepersone che più profondamente hanno vissuto questa realtà (tra formazionispecifiche e le altre mansioni che ognuno di noi aveva). Lo Spazio Compiti ciha permesso di affiancare i ragazzi, provenienti da varie realtà cittadine, chenecessitavano di una mano nello studio. L'attività, in realtà, si è rivelataessere molto più di questo: i ragazzi si sono confidati con noi, condividendoproblemi quotidiani e hanno trovato nella scuola il luogo dove ricostruirelegami e tessere relazioni dopo un anno di pandemia. L'altra attività cheabbiamo svolto fino al termine dell'anno scolastico è stata il supporto durantela mensa e il doposcuola: il responsabile del doposcuola e i Salesianitirocinanti ci hanno aiutato nella conoscenza dei luoghi e dei ragazzi e cihanno guidato nei nostri primi giorni di servizio, mettendoci a nostro agio efacendoci prendere confidenza con l'ambiente della scuola e del cortile.Nonostante abbiamo passato con loro poco più di un mese, dopo i primi momentidi curiosità per alcuni e timidezza per altri, i ragazzi hanno familiarizzatocon noi e ci hanno integrato nella loro quotidianità, facendoci sentire subitoparte della casa salesiana. Michele e Monica invece si sono occupati, più nellospecifico, del supporto studio ai licei nel frangente forse più critico: lafine della scuola!

L’estate ci ha “divisi”: visto il nostro entusiasmo, è statopossibile attivare un vero e proprio corso di italiano per stranieri. Dalsingolo studente io e Diletta siamo passate ad avere 7 ragazzi, della nostrascuola e non (una piccola classe!) + 1 ragazzo straniero con cui noncondividiamo una lingua per comunicare: una vera e propria sfida, maestremamente stimolante, che portiamo avanti sempre cercando di mettere ilragazzo al centro. In tal senso, diamo anche una mano d’aiuto a uno dei nostristudenti anche nella lingua inglese. Non solo ragazzi comunque, ma anche unadulto volenteroso fa parte del nostro progetto: si tratta di un ex studentemadrelingua che ha deciso di mettersi in gioco e migliorare la sua dialetticain italiano. Sono principalmente io ad occuparmene e trovo importante, essendouna scuola, non lasciare mai nessuno indietro, anche i più grandi.
Parallelamente ci occupiamo della creazione di mappe concettuali per studentiDSA dopo un’intensa formazione sul tema e una “caccia al tesoro” per utilizzarestrumenti (font, colori, ecc.) che davvero possano agevolare l’apprendimento distudenti con esigenze speciali. Materiale che pensiamo si rivelerà utile ancheper stimolare l’apprendimento di tutti gli studenti.

Monica e Guglielmo sono invece stati trasferiti momentaneamenteall’Oratorio di San Paolo, dove - riferisce Guglielmo - le parole chiave sono“condivisione e inclusione”. Il loro compito è nobile e sempre fedele allapedagogia salesiana: i ragazzi non devono mai sentirsi soli, l’animatore iniziale attività e lascia poi ai ragazzi (di tutte le fasce d’età) gestire inautonomia sport e gioco.
Sara e Michele hanno avuto l’opportunità, per questi mesi estivi, di inserirsinel progetto dell’Infanzia Lieta: la giornata è molto strutturata, la mattinasaluto alla patria e preghiera con pensieri e riflessioni. Si fanno dei giochia squadra senza dimenticare di rispettare le regole e divertirsi. Finiti igiochi di squadra ci sono la merenda e gioco libero, quello più atteso ditutti. Subito dopo c’è il laboratorio dove si accompagnano i bambini a crearedei lavoretti che porteranno a casa.

Sara si occupa anche di gestire la comunicazione per lascuola: una competenza che sicuramente le aprirà più porte in un mondo ormai“digitalizzato”!

Quando io e i miei colleghi abbiamo fatto domanda per ilprogetto, ognuno di noi aveva aspettative diverse riguardo le attività cheavremmo svolto: Sara e Guglielmo erano già “di famiglia” nel mondo salesiano,avendo compiuto gli studi presso listituto e avendo svolto varie attività oratoriali e dianimazione. Per me, Diletta, Michele e Monica era la prima esperienza con lentesalesiano, ma con laiutodei nostri colleghi e tramite la formazione dellOLP, abbiamo compreso e fattonostri i principi delleducazione salesiana, imparando un approccio piùconsapevole con i ragazzi.

Allinizio tutti noi avevamo il timore di sbagliare e di nonriuscire a comunicare nel modo giusto con loro, ma sono stati proprio loro afarci sentire subito a nostro agio; quei pochi momenti di difficoltà che cisono stati, li abbiamo affrontati con il supporto dei responsabili, masoprattutto attraverso la condivisione e il confronto di gruppo, cercando lasoluzione migliore insieme.

Per me è stato sicuramente molto significativo e nonscontato - qui credo di poter parlare a nome di tutti - trovare dei colleghi (oforse potrei dire, compagni di viaggio) con i quali ho costruito ben presto unteam coeso e affiatato, nel quale c’è davvero stato uno scambio in termini diamicizia e professionalità. Siamo diversi ma ognuno di noi ha completatol’altro.

Siamo estremamente contenti e grati di questa esperienza,che ci sta permettendo di esplorare il mondo dei ragazzi e dell'educazione a360°!

Federica Marras



 

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