Sentirsi al proprio posto

L’Estate Ragazzi a Macerata

 
Tutti pensano che per unadolescente sia facile sentirsi al proprio posto nel mondo. Ecco a voi laverità: non è assolutamente così! Travolti dalla frenesia che il mondo ciimpone, talvolta non sappiamo come o quale sia il modo per tornare a“respirare”. Siamo spesso concentrati sull’apparenza e rischiamo di lasciareindietro tutti quei particolari e dettagli che ci renderebbero persone capacidi capire e conoscere noi stessi attraverso l’altro. Abbiamo trovatonell’Estate Ragazzi la possibilità di aprire gli occhi e regalare un sorriso.

Con tutta onestà, non eravamoperfettamente preparati prima di iniziare e, forse, non lo siamo mai stati. C’èperò un particolare da non sottovalutare: non siamo mai stati completamente lasciatia noi stessi; le parole di Don Francesco all’inizio della giornata erano lapillola quotidiana che ci dava la forza per riflettere su ciò che era nascostodalle nostre insicurezze, paure, indifferenza. Ci siamo sempre alzati daibanchi della chiesa con le idee chiare su cosa avremmo poi dovuto trasmettereai bambini nel corso della giornata. Sapete qual è la cosa più bella? Persino igiochi erano un modo per insegnare loro cosa nella vita conta veramente, ovverofare squadra! Nei loro occhi, oltre la stanchezza delle otto di mattina,abbiamo sempre trovato la voglia di fare, di mettersi in gioco e di provare avincere, con il rispetto per l’avversario come prima regola. L’Estate Ragazzi,però, non è solo puro divertimento: si cresce anche e soprattutto dal momentoin cui ognuno, mettendosi in discussione, riflette e condivide con l’altro.Questo momento, da alcuni sottovalutato, ma da tutti sempre apprezzato, èservito tanto anche a noi. Tra noi animatori si è stabilito un legame che vaoltre il semplice colore rosso della maglia e grazie a quegli attimi abbiamomesso da parte il nostro ego e ci siamo tolti la maschera. 

A fine giornata, stanchi, maperfettamente consapevoli di essere tornati a casa con qualcosa in più di quantoavessimo la mattina prima di uscire, forse abbiamo capito che quel famoso eindispensabile posto nel mondo che tanto cercavamo, non è poi così lontanoperché risiede nell’amore e nella cura che io riservo all’altro.

Martina Ranzuglia eGiovanni Caldarelli

 

 



 

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