Genova, docenti a scuola.

Settimana di formazione per i docenti dell'Istituto scolastico salesiano di Sampierdarena

All’inizio di un nuovo anno scolastico, le cose da fare e quelle da dirsi sono molte, gli impegni i susseguono e l’entusiasmo di iniziare è sempre alle stelle; di certo gli impegni scolastici sono fondamentali perché ridestano in ciascun educatore la voglia di mettersi in gioco, di dare il proprio contributo ad una scuola in continuo cambiamento, alle generazioni nuove, che ogni giorno chiedono di più e in modo diverso, a famiglie che, purtroppo, molto spesso hanno perso la via maestra. Ma, per metterci in gioco, abbiamo bisogno di ricaricare le batterie, di ascoltare le parole di qualcuno che ci indirizzi al meglio, che ci spalanchi gli occhi e ci aiuti a guardare il nuovo anno scolastico come occasione di crescere e di conoscere Colui che ci ha chiamati al Don Bosco di Sampierdarena.

Credo sia questo il cuore della settimana di formazione degli educatori, che si è appena conclusa. Gli incontri, variegati e originali, ci hanno condotto a riflettere su un ampio ventaglio di temi, da quelli più concreti, penso all’intervento del dott. Franchini sui BES, fino a quelli legati alla nostra fede, l’ultima giornata ha toccato in me corde che hanno risuonato in modo diverso dopo tanto tempo, che ci svegliano dal nostro torpore, ci fanno, come dire, “scendere dal divano” su cui siamo troppo comodi.

La nostra settimana è cominciata con un lunedì interamente dedicato al tema della relazione educativa; di questo incontro, tenuto dai professori Becciu e Colasanti e dal quale sono rimasta personalmente molto colpita, due concetti toccano il cuore di un educatore, il suo desiderio di crescere nel suo lavoro: l’arte dell’incoraggiamento, che consiste nell’infondere nel ragazzo che ci sta accanto un’autostima realisticamente fondata, una sicurezza rispetto al controllo di ciò che accade e una nuova capacità di cooperare, e la comunicazione educativa, che tiene conto della dimensione personale di un allievo, mira alla sua crescita integrale, realizza la pari dignità tra educatore e allievo e, non ultimo davvero, si concretizza attraverso un linguaggio che parla all’io. Questo è Don Bosco, mi sono detta, è quel suo “buoni cristiani e onesti cittadini”, quella “parolina all’orecchio”.

Il giorno seguente, secondo quello che sarà il fil rouge dell’anno scolastico incipiente, in gruppi abbiamo provato a immaginare come declinare, nelle nostre discipline e attività scolastiche e parascolastiche, il principio della fraternità, dell’accoglienza e del costruire a Sampierdarena un solo corpo, che opera e cresce insieme con e per i ragazzi. Ne sono nate diverse proposte, dall’accoglienza degli stranieri fino alla didattica trasversale.

Mercoledì abbiamo seguito l’intervento di Giorgio Ferroni alla riunione della FIDAE: il formatore ha illustrato quali siano rischi, contraddizioni e difficoltà in cui incorre la gioventù odierna a causa dei nuovi media, che diventano, così, strumenti alienanti. Nel pomeriggio, abbiamo avuto la fortuna di conoscere il Prof. Franchini, il quale ha trattato il tema dei Bisogni Educativi Speciali, realizzando una lezione che, personalmente, ho trovato molto stimolante. In particolare, mi ha colpita la parte dedicata a strumenti compensativi e misure dispensative: il prof. Franchini ha focalizzato l’attenzione sul fatto che la misura dispensativa sia “l’ultima spiaggia” nell’intervento, proponendo altre tre strategie d’intervento: sulla prestazione, sulle componenti della prestazione e sulla meta-cognizione. In calce all’intervento, il prof. Franchini ha mostrato la realizzazione di un progetto di classi digitali, in cui lo spazio dell’aula era suddiviso in relazione all’azione didattica che doveva avvenire, e sottolineando l’importanza di rendere i ragazzi protagonisti dell’apprendimento, attraverso una didattica che li trasformi da riceventi di un messaggio a cooperatori alla costruzione del sapere.

Nella mattinata di giovedì, dopo l’intervento di Don Carelli sulla Fraternità abbiamo lavorato in gruppi eterogenei su diversi aspetti di questo tema, che ci hanno condotti a riflettere sull’importanza di essere una scuola che riesca a rendere un ragazzo consapevole del proprio sé, dei propri talenti e di quelli dei suoi compagni. Due affermazioni del suo intervento mi hanno colpita: l’accento posto sul fatto che l’essere fratelli ha il proprio fondamento nella famiglia e in Dio, e la riflessione sul dramma della concordia e della discordia, una tensione che caratterizza il legame fraterno, nella coniugazione del volersi bene con il trattarsi bene. Spesso i gruppi hanno richiamato l’attenzione sull’importanza della vocazione che, nella società odierna viene spesso rimpiazzata dall’ottica della prestazione, che finisce con il mortificare il ragazzo che non “arriva all’obiettivo”.

L’ultima giornata è stata, a mio parere, quella che ha chiuso il cerchio con e in don Bosco: don Leoni ha richiamato l’attenzione di tutti noi sul significato di “scuola salesiana”, ricordandoci che siamo inscindibilmente oratorio: come afferma 'art. 40 della Costituzione della Congregazione Salesiana: "casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita, cortile per incontrarsi e vivere in allegria". Il suo intervento è stato molto concreto, ci ha richiamato al cuore su quali principi si debba necessariamente fondare la nostra scuola; mi è piaciuto che abbia incastonato, come gemme, nel suo discorso le parole di don Bosco, il fatto che abbia, di nuovo, ribadito la prospettiva vocazionale della scuola salesiana e l’attenzione posta sul come giungere al cuore dei ragazzi con una disciplina piuttosto che con un’altra. La nostra settimana si è conclusa con l’Eucarestia, in cui la Parola ci invitava a purificare i nostri occhi, così da poter guardare con occhi puri ogni ragazzo che varcherà la porta della nostra scuola a partire da lunedì.

 
Salva Segnala Stampa Esci Home