“Dove sei, Dio?”

Dei giovani dell’MGS trovano la risposta in Ucraina

Durante il periodo estivo, complici le vacanze e il riposo dalle normali attività, non è infrequente vedere giovani, soprattutto delle realtà salesiane, impegnati ad educare i bambini e i ragazzi più piccoli negli oratori e nei centri estivi. Un numero più ristretto di giovani talvolta si rende disponibile al volontariato all’estero, un impegno che beneficia le comunità di accoglienza e che permette loro di crescere nella conoscenza di nuove realtà e contesti. Ma è davvero raro trovare giovani che lascino la propria quotidianità e le proprie sicurezze per andare a portare un sorriso ai bambini di un Paese in guerra. Eppure, è quello che sta facendo un gruppo di giovani del Movimento Giovanile Salesiano dell’Italia Centrale, che dal 17 al 31 luglio sta vivendo un’esperienza di volontariato missionario con i salesiani dell’Ispettoria della Polonia-Cracovia, nell’ambito della quale ha realizzato diverse tappe anche in Ucraina. Ecco il loro resoconto dell’esperienza centrale della missione, vissuta nei giorni scorsi.

“Siamo andati in Ucraina, più precisamente abbiamo visitato Leopoli, Bibrka e Ternopil – racconta il diacono salesiano don Marco Tagliavini, che accompagna il gruppo di volontari missionari –. La nostra esperienza è stata quella di servizio nel partecipare all’attività di aiuto che i Salesiani della Polonia danno alle realtà Ucraine. Le nostre aspettative erano quelle di un Paese gravemente ferito dalla guerra ma, nonostante i segnali di questo conflitto si vedano ovunque lungo le strade, abbiamo trovato un popolo che prova a vivere la quotidianità. La prima tappa è stata Ternopil, presso il seminario Greco Cattolico, dove siamo stati accolti con un calore che ci ha lasciato stupiti; subito dopo siamo andati a Bibrka, dove abbiamo anche alloggiato. Lì abbiamo avuto occasione di interagire un po’ con alcuni bambini che partecipano all’estate ragazzi, tra balli, sguardi e qualche parola in ucraino, polacco e inglese. Quello che ci ha lasciato più colpiti è stata la sensazione di casa che ci ha pervaso fin da subito, quasi come se vivessimo lì da sempre”.

L’ultima tappa, quella un po’ più forte emotivamente, è stata a Leopoli. “Abbiamo avuto modo di visitare ‘Mariapolis’, un piccolo complesso costruito con prefabbricati affidato ai Salesiani, dove attualmente risiedono circa 300 persone provenienti dalle regioni invase e che non hanno più una casa – prosegue don de Ruvo –. La domanda che ci rimbombava dentro mentre vedevamo tutto questo dolore era: ‘Dove sei Dio?’. La risposta è stata più semplice e inaspettata di quanto ci aspettassimo: Dio era nel sorriso sdentato dei bambini piccoli che ridevano ogni volta che facevamo gesti tipicamente italiani; era nel gruppetto di donne che si era ritrovato a parlare al tavolino davanti al loro prefabbricato; era nella piazza di Leopoli, così piena di vita, ma così spaventata del prossimo attacco russo. Siamo partiti con l’idea che avremmo portato Dio a chi ne aveva più bisogno e torniamo con Dio che ci è stato dato proprio da quest’ultimi”.


Fonte: www.infoans.org


 
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