Morte di don Leonardo Petromilli

Della comunità salesiana di Frscati

   



Omelia per le esequie di don Leonardo Petromilli

Frascati, 20 dicembre 2021

 

1. La Parola di Dio del giorno
Nel brano del Vangelo dell’Annunciazione sono legati senza contrapposizione, ma con una chiara distinzione, due piani: 

1. Il piano dell’uomo, delle leggi naturali, della scienza definito nell’espressione “come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”: la domanda di Maria all’Angelo che gli propone una maternità inaspettata e divina. Umanamente questa cosa non è possibile, concepire un figlio senza un atto umano, senza il seme di un uomo nell’incontro con una donna. Dal punto di vista della scienza è una cosa inspiegabile e impossibile in natura. 

2. Il piano di Dio che viene illustrato dall’Angelo con la famosa espressione “lo Spirito Santo di Dio”, l’utero di Dio, “scenderà su di te”, si innesterà sul tuo utero “e la potenza di Dio ti coprirà con la sua ombra”. Potrai così concepire non solo un bambino umano, ma un bambino uomo e Dio. Nulla è impossibile a Dio. Questo è il piano soprannaturale, che oltrepassa le leggi della natura e della scienza. Permette la realizzazione dell’impossibile dal punto di vista umano. Ecco la risposta di Maria: “Si, avvenga secondo la tua parola”, possa diventare madre nel modo che tu hai descritto. Tra i due piani, nel Vangelo e per Maria,non c’è contrapposizione, ma una continuità che da un lato illumina e approfondisce il piano umano e dall’altro accentua e evidenzia la priorità dell’azione di Dio. 

E’ il brano della liturgia di oggi, nella novena di Natale, che ho voluto conservare in questo rito delle esequie perché descrive bene la vita di don Leonardo. Prima di diventare religioso è stato un uomo di scienza, un farmacista esperto, un profondo conoscitore e insegnante di chimica. Ha osservato con competenza le leggi naturali, gli elementi presenti in natura e ha cercato di spiegarli con attenzione e professionalità. E’ il piano puramente umano, molto simile alla domanda di Maria “come è possibile non conosco uomo?”, ma nella sua vita ha sempre tenuto insieme anche l’altro piano, quello di Dio, non creando frattura, ma vedendo e illustrando una feconda continuità tra i due. Naturalmente conservando sempre ben presente la priorità del piano di Dio che è il creatore del piano umano e il rivelatore, in Gesù, di un piano che chiama l’uomo a partecipare della vita stessa di Dio. Quella stessa vita che ora vediamo, crediamo e speriamo pienamente realizzata in don Pedro, che vive in Dio, grazie alla misericordia del Padre e alla fede che lui ha sempre mantenuto e alimentata. 

 

2. Alcuni tratti biografici

Don Leonardo nasce a Mondolfo (Pesaro) il 3 ottobre 1931 da mamma Paolina e papà Giulio. La sua famiglia è benestante, il papà era fattore di campagna e la mamma casalinga. Oltre a don Leonardo in casa c’erano due fratelli e quattro sorelle. Dai suoi racconti la vita familiare era serena, lui ha sempre conservato un forte legame con la sua famiglia di origine, volentieri tornava a casa, trascorreva le vacanze estive e si interessava del fratello, delle sorelle e dei nipoti. La frequenza della scuola elementare nel suo paese avviene durante il periodo del fascismo, don Leonardo ha sempre ricordato con piacere le sfilate, le organizzazioni di quel periodo, l’abbigliamento, i giochi e ne ammirava l’ordine. Al termine della scuola elementare e durante la frequenza della scuola media scoppia la seconda guerra mondiale, è un periodo molto difficile, anche se la sua famiglia di agricoltori benestanti risente meno il peso della fame, tuttavia gli studi risultano ostacolati e frammentati. Nel 1945 il padre che aveva già inviato i suoi fratelli maggiori a Frascati Villa Sora per lo studio nel liceo classico, invia nel collegio salesiano anche don Leonardo, qui dal 45 al 49 frequenta la quarta e quinta ginnasiale e la prima liceo classico. Sono anni di rinascita per l’Italia dopo la distruzione bellica, sono anni belli e ricordati con nostalgia da don Leonardo per lo studio, il clima di famiglia, la presenza di salesiani preparati e competenti, la gioia tipica dell’età giovanile. Per motivi di salute ritorna in famiglia e frequenta il liceo classico a Senigallia. In questi anni è forte l’impegno nell’azione cattolica e per le lotte politiche (monarchia-repubblica, partito comunista-democrazia cristiana): ricordava spesso il volantinaggio svolto per le prime elezioni politiche e la strategia capillare del parroco di Mondolfo nel contattare tutte le famiglie e coloro che potevano votare. Terminato il liceo classico si iscrive nella facoltà di Farmacia ad Urbino, dove nel 1955 consegue la Laurea e subito dopo esercita per tre anni la professione di farmacista a Maiolati (AN). Nel 1959 nella domanda di richiesta di entrare in Congregazione scrive così: “penso di realizzare nella Congregazione Salesiana l’ideale sacerdotale che da vario tempo mi spinge allo studio ed alla riflessione. Ho pregato molto e mi sono consigliato con persone di fiducia e quindi con questa mia domando a Lei e ai Superiori la bontà di ammettermi alla prova del noviziato. Ho fatto del mio meglio per essere fedele agli insegnamenti famigliari e a quelli dei miei educatori salesiani, e mi sono convinto che dedicare la propria esistenza al servizio e alla gloria di Dio nel sacerdozio sia quanto di più bello si possa fare nella vita.”. Trascorre qualche mese di nuovo a Villa Sora prima del suo ingresso in noviziato che svolge a Lanuvio emettendo la sua prima professione nel 1960 con queste intenzioni: “con tutte le forze credo e spero che, entrando nella Congregazione, io possa salvarmi l’anima e con la mia quelle dei giovani che il Signore mi vorrà affidare. Questa mia speranza trova e troverà sempre solido fondamento nella devozione al Sacro Cuore, a Maria SS. Ausiliatrice Madre tenerissima dei salesiani, a don Bosco e ai Santi protettori della Congregazione. Voglia il cielo che io, per tutto il tempo che mi è dato a vivere, rimanga fedelissimo alla vocazione, dono dei doni”. Il suo cammino formativo verso il sacerdozio procede più spedito rispetto alla norma, data anche l’età adulta, dopo la prima professione è a San Callisto dal 60 al 64 come assistente dei chierici studenti liceali, dal 64 al 65 a Torino Crocetta, dal 65 al 67 all’Università Salesiana per lo studio della Teologia. I giudizi su di lui espressi da coloro che ne hanno curato la formazione sono tutti estremamente positivi: si nota in lui la maturità, l’equilibrio, il temperamento docile, servizievole, la pietà sentita, lo zelo apostolico, le ottime capacità intellettuali, la spiccata socievolezza.  Il 23 dicembre 1966 venne ordinato presbitero, nella domanda di ammissione così si esprime: “commosso di fronte alla bontà di Dio, prodigo nei miei riguardi di tante attenzione e fra tutte quella di aver scelto me al posto di tanti altri ben più degni. Ma unitamente provo anche un senso di tremore di fronte a tanta mia debolezza e meschinità. Solo il pensiero di essere sulla strada buona mi dà fiducia e mi spinge al grande passo. Solo la considerazione di voler spendere tutta la mia vita a maggior gloria di Dio e alla salvezza delle anime mi è fonte di sicurezza. Se penso poi che Gesù e Maria SS. guardano con occhio di predilezione quanti a loro si donano nel Sacerdozio, il cuore si rasserena e si riempie di fiducia”. Dopo l’ordinazione vive alcuni mesi a Latina, poi lo troviamo consigliere ed insegnante di scienze prima a Genzano dal 67 al 68, poi a Roma Sacro Cuore dal 69 al 78 (questi anni li ricordava sempre con tanto affetto con la presenza di don Aracri come direttore e di esperienze di predicazione di Esercizi Spirituali per confratelli in diverse parti d’Italia e in Medio Oriente), dal 78 all’84 è Direttore a Villa Sora, dall’84 al 90 di nuovo al Sacro Cuore prima come consigliere e poi come direttore. Dal 1990 al 1996 è a Roma Pio XI come Vicario della comunità e preside delle scuole superiori, dal 1996 fino al 2021 a Frascati Villa Sora come insegnante e vicario della comunità. 

 

3. Chi era don Leonardo?

1. Un consacrato a Dio

Come abbiamo ascoltato dai tratti biografici, don Pedro era un uomo profondamente centrato in Dio. Risultava evidente a quanti vivevano con lui o lo avvicinavano la centralità della sua consacrazione. Si alzava molto presto al mattino ed era sempre il primo ad arrivare in cappella per la preghiera personale, la visita frequente al Santissimo Sacramento era una pratica non formale bensì un segno rivelatore di un amore e di amicizia profonda con Gesù. La sua devozione mariana era semplice, tenera sia nella recita del Santo Rosario che nella predicazione, smuoveva gli affetti e incitava all’imitazione e alla fiducia nella Vergine. La puntualità era in Don Leonardo una caratteristica non soltanto esteriore, ma interiore. Voleva dire non soltanto avere una vita regolare, o trovarsi per tempo nel luogo indicato, o terminare all'ora fissata, ma ancora più adempiere con puntualità e fedeltà ai propri doveri di docente, di religioso, di sacerdote. Non amava  mezze misure e i compromessi. Era coerente ed esemplare. Anche negli ultimi anni, ha brillato per le sue virtù che molti hanno apprezzato nel tempo. Dice don Marco Aspettati: come direttore sono stato edificato anzitutto dalla sua estrema volontà di confidenza, di essere un libro aperto, di non muovere un passo, anche i più semplice e scontati, senza consultarmi (a volte mi stupivo proprio che mi chiedesse il benestare anche per cose piccole…). Don Pedro in questi giorni ci ha dato un ultimo grande insegnamento: saper morire. Era pronto, consapevole, anche se non lo diceva. Non si è mai lamentato. Non voleva essere di peso; non lo avrebbe proprio accettato. Per noi è un onore averlo avuto con noi fino all’ultimo respiro, fino all’ora dell’incontro col Padre.

 

2. Un uomo di comunione amante della fraternità

Chi è vissuto con lui in comunità ha apprezzato la sua umanità schietta, la sua socialità spiccata, il senso dell’umorismo e la capacità di creare simpatia, di suscitare affetto e costruire il clima comunitario. Non è mai mancato ad un appuntamento della comunità, i suoi interventi nelle assemblee, nelle condivisioni della Parola di Dio, nei consigli della casa erano sempre adeguati, propositivi, saggi. Coglievano sempre il positivo, miravano alla crescita della vita fraterna, non nascondevano mai i problemi ma con saggezza venivano riconosciuti e rielaborati in ottica di fede. A tavola era teneva sempre alta la discussione su vari argomenti ed era piacevole ascoltarlo e interloquire con lui. A volte domandava le cose, ma poi non si interessava della risposta, ma anche questo faceva parte del personaggio e aiutava a rendere allegro il clima comunitario. Anche gli hobby che coltivava, credo che a tutti i presenti avrà chiesto i francobolli, non erano mai solo per lui stesso, la passione filatelica diventava occasione per fare del bene e consegnare i soldi per le missioni salesiane (quanti soldi ha procurato per le missioni!!). La passione per il calcio e per la Juventus in particolare era occasione di simpatiche scenette in comunità e di punto di contatto con i giovani e i laici corresponsabili dell’opera. Sempre don Marco: "È stato poi una persona di grande spirito comunitario: non ricordo giorno in cui, arrivando io a pranzo o a cena, dopo vari impegni apostolici, non mi abbia chiesto come fosse andata, come stavo, se c’erano novità… E quante volte, nella sua saggezza e attenzione, mi raccomandava di ritagliarmi il tempo per il riposo. Io, anzitutto, mi riposavo in lui. Ecco, don Pedro era spesso questo per me: una persona con la quale riposare il cuore. Mettermi accanto a lui anche solo 10 minuti alla sera, davanti alla TV, era per me un momento desiderato. Sapevo di trovare un uomo contento di vedermi, con il quale scambiare qualche buona parola, qualche scherzo o al quale stare semplicemente accanto, in pace".

 

 

3. Un salesiano appassionato dei giovani e della gente

Ha vissuto tutta la sua vita salesiana nella scuola, di cui riconosceva il profondo influsso educativo. Non insegnava soltanto Chimica, Biologia o Geografia astronomica, insegnava agli alunni a vivere, ad impegnarsi, a saper fare sacrifici e rinunce, a controllare ed orientare in modo costruttivo le proprie energie. Divenuto sacerdote in età adulta è stato sacerdote e formatore in cattedra, sacerdote e formatore di coscienze nel confessionale, generoso dispensatore della Parola di Dio nella predicazione. Fino a quando le forze glielo hanno permesso ha trascorso tutti i giorni in mezzo ai giovani: nell’assistenza all’entrata, nella presenza all’intervallo della ricreazione e all’uscita dalla scuola. Aveva un occhio attento e vigile, pronto a prevenire situazioni di pericolo e a segnalare eventuali interventi o provvedimenti necessari per il bene dei ragazzi. La sua persona ha davvero incarnato quel “sacramento della presenza” tanto raccomandato a noi salesiani dal Rettor Maggiore. Vorrei raccontare un episodio personale: ero in difficoltà per la mancanza di un docente di scienze in una classe di maturità, don Pedro aveva 85 anni e l’anno precedente per limiti d’età aveva chiesto di lasciare l’insegnamento. Davvero non sapevo come preside come trovare un sostituto a gennaio. Ho chiesto a lui un sacrificio, in un età così avanzata ha insegnato scienze , ha portato con successo la classe alla maturità, è stato membro interno nella commissione d’esame e grazie alla sua esperienza è riuscito a risolvere tante tensioni con la solita affabilità, il tratto umano e un pizzico di furbizia. 

 

Il Signore lo ha colto in un tempo e in un luogo a lui cari. Ogni anno, avvicinandosi il Natale, mi confidava la gioia che provava fin da ragazzo, in collegio, al pensiero dell'imminenza delle vacanze. Pregustava il ritorno in famiglia ed il calore delle mura domestiche. Ora è nella dimora eterna, nella gioia senza fine, assieme a quei bravi salesiani che dopo aver servito ed amato i giovani qui a Villa Sora, sono ora i loro amici e intercessori in Cielo.



 
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