Immacolata e 180° dell’Oratorio

Messaggio dell'ispettore

8 dicembre 2021

Solennità dell’Immacolata Concezione e 180° compleanno dell’Oratorio Salesiano 


Carissimi confratelli,
Carissimi membri della Famiglia Salesiana, 
Carissimi membri delle CEP locali, 
Carissimi giovani,

un saluto caro a ciascuno e ciascuna di voi, mentre certamente sarete a preparare o a fare festa per la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria e per il 180° anniversario della nascita dell’Oratorio(1841-2021). Un centottantenne niente male!

La festa dell’Immacolata e il compleanno dell’Oratorio da un certo punto di vista sono l’elogio della piccolezza. L’episodio della Annunciazione ci dice come un piccolo gesto possa spalancare le porte a una Grazia più grande: il sì di una ragazza apre alla salvezza della intera umanità. L’inizio dell’Oratorio ci dice come da un incontro apparentemente fortuito, vissuto in una chiave provvidenziale, sia partita la grande storia salesiana di cui noi tutti oggi facciamo parte.

Ma non è solo la piccolezza visitata dalla Grazia che possiamo sottolineare. Quello che accade a Maria e a Giovanni Bosco è infatti frutto del concorso umano che si concretizza in una preparazione e si manifesta in una risposta pronta. Maria non è arrivata per caso all’appuntamento con la Grazia, anche se magari non lo sapeva. Per iniziativa divina era stata preservata dal peccato per poter essere una degna dimora per il Figlio e per iniziativa propria aveva condotto una vita tutta rivolta a Dio, nella semplicità delle occupazioni quotidiane e di un matrimonio imminente. Era pronta per Dio quando Dio l’ha visitata. E a quel punto si è consegnata in quel “sì”. Anche Don Bosco non è arrivato all’incontro con Bartolomeo Garelli e a cominciare l’oratorio da zero, anche se magari sembrava di sì. Si è preparato a lungo, è stato preparato a lungo. Anche lui è stato preparato dalla Grazia di Dio e dalle mediazioni che essa ha trovato: Mamma Margherita, don Calosso, la Marchesa di Barolo, don Cafasso. Giovannino non ha certo capito subito quello che la “Signora del sogno dei 9 anni” gli diceva (“renditi umile forte e robusto”), ma a poco a poco ha capito che l’attrazione per il Signore che lo chiamava a un sacerdozio tutto speciale per i giovani chiedeva un lavoro personale, non improvvisabile e paziente. Perciò quando ha incontrato Bartolomeo era pronto e ha colto che quello era il segnale di Dio.

Carissimi e carissime, noi saremo pronti quando il Signore ci chiederà un “sì”? e se lo siamo stati in passato e ne ringraziamo Dio, lo saremo ancora? Per non trovarci impreparati davanti alla domanda o addirittura per evitare di non accorgerci quando arriva la domanda, occorre fare quello che ci dice anche la proposta pastorale di quest’anno: rendersi umili forti e robusti e non smettere mai di lavorare su noi stessi. E come sarà possibile questo se non ci fermiamo mai a riflettere su di noi oppure se lo facciamo solo quando la crisi bussa alla porta? Le costruzioni migliori non si fanno in emergenza ma nella calma; l’accompagnamento più fruttuoso è quello che si fa nella normalità non nella disperazione. Ovviamente per chi è più giovane e deve fare scelte per indirizzare la vita è ancora più importante, ma lo è per tutti. È lo Spirito che può lavorare in noi, ma quanto è importante averne una mediazione e ad ogni età trovare qualcuno che ci aiuti a crescere! Trovare quell’“amico dell’anima” che ti accompagni a fare quei passi che da solo non puoi fare, tirarti su quando da solo non puoi farcela, aiutarti a discernere i segni dello Spirito quando tutto pare confuso. La vita quotidiana chiede molto alla generosità di ciascuno di noi, ci porta via tante energie: non sarebbe saggio lasciarsi portare solo da quello che chiede, senza interrogare lo Spirito se sia Lui a chiedere.

La festa di oggi ci aiuta anche ad allargare lo sguardo e vedere che il Signore è già all’opera! Ed anche questo è importante per affrontare le difficoltà che inevitabilmente la vita ci mette davanti e anche di questo tempo di interminabile pandemia. I recenti incontri a cui ho partecipato, quello degli ispettori d’Europa (26-28 novembre) e soprattutto gli esercizi spirituali col Rettor Maggiore assieme ai consigli ispettoriali della Regione Mediterranea (17-23 novembre) a Valdocco, sono stati un momento di grande respiro e di fraternità. Certamente i problemi e le sfide non mancano, in Europa come ovunque, ma abbiamo anzitutto respirato la bellezza della comune appartenenza alla Congregazione e a don Bosco, ci siamo sentiti fratelli impegnati nella missione comune al servizio dei giovani specialmente i più poveri ed abbiamo constatato il grande bene che il Signore ancora compie attraverso le nostre opere. E questo è sempre molto bello.

Quando ci sentiamo scoraggiati e non riusciamo a vedere altro che difficoltà in noi, nelle nostre comunità e nella missione che ci è affidata ci fa bene allargare lo sguardo e vedere che c’è tanto di bello e di bene nella nostra missione, magari vicino a noi se non riusciamo a farlo noi, e che quel bello alla fine affonda le sue radici e si riconosce in quel sì di Maria e in quel sì di don Bosco. E questo non per mera consolazione, ma per rilanciare!

Vogliamo vivere l’esperienza del Capitolo Ispettoriale e continuiamo le visite ispettoriali con questo respiro grande, con una speranza non ingenua, ma rinnovata e credente. Le difficoltà e le criticità del momento presente sono evidenti; “quello che ci aspetta non lo sappiamo” ma quest’affermazione non la pensiamo in maniera negativa bensì nel senso dell’attesa che il periodo di Avvento ci invita a vivere. Ci sentiamo piccoli, è vero, e da tanti punti di vista, come forse potevano sentirsi Maria e don Bosco. Ma possiamo prepararci e tenere la speranza in caldo per cogliere quando il Signore ci visiterà. Anzi ci sta già visitando.

Buona festa!

Don Stefano

 
Salva Segnala Stampa Esci Home