Una grande palestra educativa e un continuum oratorio-famiglia

Intervista a Ivano e Claudia

Essere amorevoli genitori di quattro figli e al tempo stesso prendersi cura di tutti gli altri figli a loro affidati, in quanto primi membri della comunità che gestisce l’Oratorio di Varazze. Questa la scommessa di Ivano e Claudia, che in retrospettiva si dimostra un successo, un esempio che sa di speranza. 

La storia del loro impegno comincia in un delicato momento di passaggio, quando l’Ispettore, al suo arrivo, chiede loro di tendere la mano ai giovani di Varazze. Non proponendo il progetto di una “coppia che porti avanti l’oratorio”, ma che piuttosto si faccia catalizzatore, per generare col proprio lavoro una comunità. 

Ivano e Claudia rispondono: sì, una scelta fondata sull’amore per i giovani, sulla passione educativa. «L’abbiamo percepita come una chiamata», ci spiegano, «Una vocazione nella vocazione. La nostra in primis è quella matrimoniale: abbiamo da poco festeggiato i nostri 25 anni insieme. Ma siamo stati chiamati a dare quel di più per il bene dei giovani, che ci rendeva davvero completi. Ed oggi il Signore ci sta dando la Grazia di vedere i frutti del nostro lavoro».

Una scelta “missionaria” che richiede di stare sul campo, agendo concretamente. Non si può animare un oratorio facendo teoria, lavorando a distanza, o senza darsi completamente. Ecco perché la vita privata e familiare di Ivano e Claudia si è nel tempo fusa con quella oratoriale.

 «Quando hai a che fare con il cuore, con l’educazione, con i giovani, non è un lavoro, non è qualcosa che puoi mettere in un cassetto», spiegano. 

Ed i loro quattro bambini sono diventati allora figli tra i figli, parte integrante dell’oratorio: anzi, è stato chiesto loro il sacrificio di essere gli ultimi. Perché non sarebbe stato umanamente giusto dar loro la priorità rispetto agli altri ragazzi. E nonostante le difficoltà che ne sono scaturite, l’oratorio per loro è rimasto sempre casa: dove sentirsi amati, non solo dai propri genitori ma dall’intero contesto. 

«Un paio d’anni fa l’Ispettore li ha chiamati a colloquio a nostra insaputa», ci confidano, «ed ha chiesto loro se, col senno di poi, ne fosse valsa la pena. Ognuno a proprio modo, ma tutti e quattro hanno risposto di sì. Ed alla luce di questa rivelazione, ci sembra di aver trovato un buon equilibrio». 

Claudia ed Ivano descrivono questo continuum oratorio-famiglia come una grande palestra educativa, che ha fatto evolvere il loro approccio nel tempo. Soprattutto, sposando una prospettiva vocazionale: educando i giovani nella direzione di una felicità che non ha il proprio nucleo nel “chi sono, ma nel “per chi sono”. «Siamo sicuri che don Bosco intendesse questo, quando diceva “Felici nel tempo e nell’eternità”», ci dicono. Felici nel donarsi agli altri. 

In definitiva, anche per loro ne è valsa la pena. È un impegno coraggioso, che travolge e stravolge la propria vita, che richiede sacrificio, ma anche per questo si fa occasione di massima realizzazione di una vocazione educativa. Genitoriale, in senso lato. E forse a tante altre famiglie gioverebbe intraprendere questo viaggio: «A volte diciamo che ci vorrebbe un po’ di oratorio per tutti», sorridono entrambi. «Per togliere un po’ di quei paraocchi che come genitori spesso si hanno. Per diventare meno miopi».


                                               

 
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