Un'occasione per mettersi in gioco

Lab'oratorio ragazzi - Terni

Luca e Benedetta svolgono servizio presso l'oratorio di Terni e ci raccontano la loro esperienza.

Mi chiamo Luca Biondini e sono un ragazzo di 27 anni di Terni (TR) che ha scelto di dedicarsi per un anno al servizio civile, presso la casa salesiana Don Giovanni Bosco di Terni.

Ho preso questa decisione solo qualche mese dopo aver terminato gli studi della laurea Magistrale in Biologia Marina, perché avevo desiderio di mettermi un po’ in gioco in un’esperienza nell’ambito civile-sociale mai fatta prima e, una volta documentatomi sulla storia di Giovanni Bosco e dei Salesiani, volevo offrire un mio contributo personale concreto a questa realtà.

Ciò nonostante non posso negare che, essendo del tutto nuovo a questo tipo di esperienze, avevo ed ho tutt’ora delle perplessità sul come il mio contributo in questo campo possa rendersi efficace, avevo paura di non essere all’altezza del compito, ma mi reputo anche un tipo che accetta le sfide ed a cui piace gettarsi nelle novità per mettersi un po’in gioco, studiare e studiarsi, per scoprire magari di avere delle abilità di cui non ero a conoscenza o dei punti deboli in cui posso migliorare, che sicuramente mi potrà tornare utile quando entrerò nel mondo del lavoro. Un piccolo grande passo verso il concreto mondo del lavoro che è per me, come per tanti ragazzi che si sono dedicati soltanto allo studio, un qualcosa di piuttosto astratto. Quindi penso che quest’anno per me sarà molto importante, sia perché potrò avere l’opportunità di offrire il mio personale contributo in qualcosa in cui credo, sia per prepararmi al mondo del lavoro.

Nella casa salesiana in cui opero come volontario mi occupo di diversi aspetti, ho iniziato con l’aiuto-compiti per bambine e bambini frequentanti le elementari e medie, principalmente provenienti da paesi stranieri, che hanno pertanto difficoltà di tipo linguistiche e sociali. Oltre all’aspetto dei compiti e di curare la loro educazione, chiaramente mi occupo anche di farli interagire tra di loro, creare dei legami, farli un po’ integrare nella società, tutti aspetti che sono alla base del metodo preventivo di Don Bosco. Inoltre mi occupo della gestione generale dell’oratorio, stando in mezzo ai ragazzi che lo frequentano, giocando insieme a loro o anche solo parlarci.

Un altro progetto a cui ho operato, in questo caso nei mesi estivi di Giugno ed inizio Luglio, è l’Estate Ragazzi, dove io, insieme ad altri ragazzi e ragazze, eravamo quelli che a me piace chiamare “Anima-educatori”, ossia animatori di giochi per bambini e bambine, ma contemporaneamente anche educatori in stile salesiano. Sicuramente l’estate ragazzi è stata un’esperienza davvero impegnativa dal punto di vista sia fisico che mentale, ma anche che mi ha regalato tantissimo e mi ha fatto capire molti aspetti su me stesso, d’altronde con i bambini è sempre di più ciò che impari di ciò che insegni.

Per quanto riguarda il rapporto con il personale della casa salesiana è molto buono, il mio OLP, Don Claudio Tuveri, è una persona molto professionale, da lui sto imparando molto, inoltre è, come me, anche lui una persona trasparente il ché aiuterà molto ad affrontare eventuali incomprensioni. Anche il rapporto con altri parroci è buono, Don Guido, Don Rocco sono persone che in oratorio ti fanno sentire davvero a casa e Don Benny, il più giovane di tutti, sa come stare in mezzo ai giovani.

Sono molto contento anche del collaborativo rapporto con Benedetta Reale, ossia la ragazza che insieme a me ha scelto di fare il servizio civile presso quest’ente, lei è una persona molto amichevole e sempre pronta ad offrire il proprio aiuto quando serve. Stiamo imparando a lavorare insieme, come un piccolo team, per svolgere i nostri servizi in maniera più efficiente possibile.

Un'altra persona da cui ho imparato molto è Joana, una ragazza che ha svolto il servizio civile due anni fa nella stessa sede ed ha quindi raccolto un’esperienza che mi sarà molto utile durante l’anno, lei è la responsabile dell’aiuto-compiti, ma faceva anche parte del progetto ‘estate ragazzi’ ed in entrambi gli ambiti mi ha aiuto moltissimo quando avevo dei dubbi da risolvere.

Quindi in conclusione penso che quest’anno sarà importante per me e mi farà capire molte su me stesso, sia come persona che come lavoratore, inoltre sarà un’esperienza ricca di emozioni poiché a mia opinione gli oratori di Don Bosco sono ‘piccoli paradisi terrestri’ che dovremmo conservare.

 Luca Biondini

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Sarò sincera, il Servizio Civile non rientrava esattamente tra i miei piani di vita. Ne avevo già sentito parlare, ovviamente, e sapevo più o meno cosa fosse, ma non vi avevo mai prestato la dovuta attenzione, essendo concentrata su altri progetti come un mulo coi paraocchi. Ancora non so di preciso cos’è che mi abbia spinta a buttarmi in questa impresa.
Forse esiste una specie di orologio biologico anche per cose di questo genere, del tipo “ora o mai più” (ho ventotto anni), e deve essermi scattata una molla dentro la testa; o forse è stata la voglia di provare qualcosa di nuovo e inaspettato, una boccata d’aria fresca dopo quasi un anno di reclusione forzata. Forse sì, è stato proprio questo, il bisogno di un cambiamento, di una deviazione da me stessa – io che sono una persona chiusa e poco incline alla socializzazione, che mi sento più a mio agio dentro un libro che tra la gente – a convincermi a fare domanda all’ultimo istante.

La risposta? “Idoneo e non selezionato”. Va be’, ho pensato. Pazienza. Sembrava che la cosa fosse finita lì. Poi, dopo circa un mese, quando ormai non ci pensavo neanche più, ecco che arriva una chiamata da parte di Don Claudio (il mio OLP). Mi dice che uno dei due ragazzi selezionati hanno rinunciato al servizio a causa di forze maggiori e che io sono la persona successiva in graduatoria. Che, se sono ancora interessata, posso subentrare al suo posto. Ci sto? Ci sto.

E da qui è cominciato tutto. Per prima cosa, Don Claudio ci legge – a me e all’altro ragazzo volontario, Luca – i punti principali del contratto e del progetto a cui abbiamo scelto di prendere parte, "Lab’oratorio Ragazzi", il cui scopo è, cito testualmente: “sviluppare azioni, all’interno degli oratori, capaci di sostenere un percorso di integrazione e di miglioramento del rendimento scolastico rivolto a giovani italiani e stranieri”. In altre parole, stare con i ragazzi e i bambini e fare del nostro meglio per cercare di venire loro incontro, non solo dal punto di vista dell’apprendimento ma anche, in particolare, per ciò che concerne l’interazione e la convivenza sociale. Devo dire che all’inizio è stato piuttosto destabilizzante. Mi sentivo impreparata, scarsa e non all’altezza, tanto che più di una volta mi sono chiesta se non avessi fatto meglio a tirarmi indietro. Ma poi, contro ogni previsione, sono stati proprio loro, i bambini, i primi a venirmi incontro con spontaneità e un sorriso in volto, aiutandomi così a trovare quella fiducia che mi mancava. E ho capito una cosa.

Che le deviazioni di percorso, soprattutto quelle che non avremmo mai pensato di prendere, possono condurci in luoghi inesplorati dentro noi stessi, facendoci scoprire qualità che non immaginavamo di avere. Che sono le relazioni, gli incontri e gli scontri, il dialogo e il confronto con l’altro, a definirci per quello che siamo. E, soprattutto, che nella vita si dovrebbe rischiare un po’ più spesso, anche se non si è sicuri al cento per cento di quello che stiamo facendo e si ha paura di sbagliare, perché non si può mai sapere quali sorprese riserverà la nostra scelta. La mia mi ha portato qui, su una strada ancora tutta da battere; e sì, finora avrò fatto soltanto pochi, piccoli passi, ma sono passi che mi stanno portando lontano. Mi portano avanti.

Benedetta Reale

 
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