Svuotàti per portare più Vita

Messaggio dell'ispettore

Carissimi confratelli,

Carissimi membri della Famiglia Salesiana,

Carissimi membri delle CEP locali,

Carissimi giovani,

 

quando abbiamo celebrato la Pasqua 2020, in piena pandemia, ci auguravamo che quella successiva sarebbe stata diversa, non pensavamo che la Pasqua 2021 ci trovasse ancora dentro al guado. Adesso ci sono segni che la fine sia vicina grazie ai vaccini, ma contemporaneamente ci accorgiamo anche che niente è garantito sulla durata dell’immunità, sull’effetto delle “varianti” e perciò l’incertezza regna sovrana. E a questa incertezza si legano altre incertezze (che di incerto hanno solo la dimensione) sugli effetti sociali, economici ed educativi. Ci accorgiamo che queste domande sono le “varianti” delle domande che ci facevamo un anno fa, ma le facciamo sempre più stancamente, ci accorgiamo di quanto siamo fiaccati, la nostra speranza è più debole, mentre si fanno strada domande più forti: dobbiamo aspettarci altre pandemie d’ora in poi? Non saremo mai più al sicuro? L’ampiezza delle domande può andare avanti a piacere fino ad arrivare a quelle più radicali.

Il salmista dice che Dio corrode come un tarlo i tesori dell’uomo (Sal 38,12) e in effetti ci sentiamo un po’ così: svuotati poco a poco, dal di dentro. E questo è quello che succede anche alle nostre realtà pastorali da un anno a questa parte: svuotate di persone, svuotate di attività, forse pian piano svuotate di motivazione. Quella dello svuotamento è inevitabilmente l’esperienza della vita e una pandemia la può solo evidenziare non creare, perché fa parte di noi; solo che in questo anno l’abbiamo fatta tutti in maniera così accentuata da risultare evidentissima, forse come mai prima.

L’autore della Lettera agli Ebrei dice che “le cose che possono essere scosse son destinate a passare, in quanto cose create, perché rimangano quelle che sono incrollabili” (Eb 12,27). E allora quali sono le cose incrollabili cui aneliamo aggrapparci mentre tutto fuori di noi e dentro di noi rivela la sua caducità? C’è qualcosa che rimane dopo lo svuotamento? La risposta teorica per noi è facile ed è il mistero che celebriamo in questi giorni, ossia la Pasqua di Resurrezione del Signore. La risposta vitale è più difficile perché chiede di entrare in quel mistero non da spettatori o semplici celebranti, ma da credenti. La cosa incrollabile è la Vita, quella con la V maiuscola, quella eterna, quella che vince la morte. Aggrapparsi a questa Vita è l’unica Verità, anch’essa con la V maiuscola.

Tuttavia per noi salesiani e per chi si richiama a don Bosco c’è un’altra cosa incrollabile e sono i giovani. Finché esisteranno gli uomini esisteranno i giovani. Le Costituzioni Salesiane ci ricordano che “la nostra vocazione è segnata da uno speciale dono di Dio, la predilezione per i giovani… Questo amore dà significato a tutta la nostra vita” (Cost. 14). Essi dunque non ci mancheranno e non ci mancheranno col loro bisogno di pane, di lavoro, di accoglienza, di casa, di affetto, di famiglia, di senso, di Dio. Qualunque cosa accada alla fine della pandemia avremo sempre e ancora di più la possibilità di amarli.  

La Resurrezione ogni anno sta lì a dirci che una tomba è stata svuotata, che le ossa sono state tolte e che non c’è posto per l’imputridire delle membra quando si parla di Vita. Lo svuotamento può essere una esperienza di redenzione; anche Gesù infatti “svuotò sé stesso assumendo la condizione di servo” (Fil 2,7).  La differenza è che Gesù volontariamente scelse lo svuotamento perché potesse apparire la Sua Gloria, quella vera, quella data dal Padre; noi ci troviamo invece spesso a subirlo. Ma sappiamo quanto sia essenziale accoglierlo, mi verrebbe da dire paradossalmente “fare spazio allo svuotamento”, quello che il Signore vuole fare dentro di noi, dentro le nostre famiglie, dentro le nostre comunità, dentro le nostre strutture, perché emerga la Vita e perché la Vita trionfi; perché in questa fase storica che piaccia o no sarà segnata dal cambiamento, nascano quei cambiamenti e quelle “cose nuove” “fatte” dal Signore (Ap 21,5). E poiché figli di don Bosco che hanno una certezza incrollabile nei giovani e hanno senso solo se amano i giovani “fino alla fine” (Gv 13,1), vogliamo che la Vita emerga e trionfi per poterla indicare a loro!

Ecco perché non possiamo mollare e scoraggiarci. Vorrei dirlo soprattutto a chi tra di noi è più in difficoltà, alle comunità religiose ed educative che stanno facendo più fatica, a chi non trova più la strada o l’entusiasmo: siamo figli del Signore della Vita e lo siamo per i giovani a noi affidati.

Chiediamo a tutti i confratelli, le consorelle, i nostri parenti e amici che ci hanno lasciato in questi drammatici mesi e godono già  la compagnia del Risorto, di intercedere per noi.

Maria Santissima, la donna svuotata di sé sotto la croce, ha ricevuto in dono dal Figlio l’umanità intera, ma è soprattutto l’umanità intera che sotto la croce ha trovato il dono immenso di una madre. Proprio Lei, Madre del Risorto, ci insegni a gustare e a vivere la gioia della Resurrezione.

 

Buona Pasqua!

Don Stefano

    

4 aprile 2021

Pasqua di Resurrezione


 
Salva Segnala Stampa Esci Home