Morte di don Silvano Audano

Della Comunità salesiana di Genova Sampierdarena




Esequie di don Silvano Audano

Genova, 16.01.2021

 

Omelia

 

La partenza al cielo del caro don Silvano è un tassello ulteriore che si aggiunge a questo momento così drammatico della storia umana, nel quale tutti noi abbiamo vissuto direttamente o indirettamente delle perdite di persone care. La morte di don Silvano ci ha colto di sorpresa.

Ci sono tante testimonianze che sono arrivate in queste ore dai confratelli della comunità di Genova Sampierdarena, ma anche da tanti altri confratelli: penso ad alcuni ex direttori don Renato Di Furia, don Gino Berto, don Maurizio Verlezza o amici come don Gianni D’Alessandro e don Valerio Baresi. Li ringrazio e cerco di mettere insieme queste riflessioni che abbiamo preso anche dai documenti di archivio, con la Parola di Dio.

Don Silvano nasce a Genova nel quartiere di Sampierdarena il 24 febbraio 1942 da papà Vittorio operaio e da mamma Sofia casalinga; in famiglia oltre a Silvano c’è il fratello maggiore Giuliano. Viene battezzato e cresimato nella parrocchia di San Giovanni Bosco - San Gaetano a Genova; frequenta fin dall’età di 10 anni l’oratorio di Sampierdarena. Don Alberto Rinaldini ci racconta di quegli anni: “Ricordo Silvano chierichetto vivace che scorrazzava per i corridoi della casa…ero allora  tirocinante. Quante volte ho incontrato il gruppo chierichetti della parrocchia che si rincorrevano. Il piccolo Silvano era  il più scatenato”. Nel 1957 entra come aspirante sempre nella casa di Sampierdarena fino a maggio del 1958. Nella sua domanda di ammissione al noviziato così si esprime: “dopo aver frequentato fin dalla più tenera età l’Oratorio Salesiano e, come chierichetto, questa mia Parrocchia, ho quest’anno la fortuna di terminare nell’Istituto il corso ginnasiale. Ho avuto modo di conoscere bene la vita dei Salesiani e spesso ho sentito vivo il desiderio di esser anch’io uno di essi. Mio unico scopo è di salvare l’anima mia e quella di coloro che Dio ha legati alla mia vita. Il Signore mi aiuti a diventare un santo sacerdote". Compie il noviziato a Pietrasanta ed emette la sua prima professione il 16 agosto 1959. Ecco quello che porta nel cuore: “mia unica intenzione è diventare un degno figlio di don Bosco e spendere la mia vita a gloria di Dio e per la salvezza mia e dei giovani”. Dal 1959 al 1962 è a Roma San Callisto per gli studi liceali, dal ‘62 al ‘63 a Nave per lo studio della filosofia. Compie il suo tirocinio pratico il primo anno ad Alassio dal 1963 al ‘64 e poi dal ‘64 al ‘68 a Firenze dove oltre al tirocinio studia anche all’università nella facoltà di Matematica, raggiungendo con ottimi voti la laurea e successivamente l’abilitazione in Matematica e Fisica. Dal '68 al '72 è a Torino Crocetta per lo studio della Teologia, l’ordinazione diaconale e il conseguimento della licenza. Dal 1972 torna a Genova Sampierdarena come insegnante di matematica e fisica. Il 3 febbraio 1979 nella parrocchia di San Gaetano viene ordinato sacerdote per l’imposizione delle mani del Cardinal Siri. Una attesa di sette anni prima dell’ordinazione che don Silvano giustifica con il non voler fare le cose in automatico; occorre ricordare il periodo storico difficile degli anni ’70, con tante figure di sacerdoti che lasciavano la Congregazione; don Silvano semplicemente ponderava bene la scelta. Decisiva per lui fu la testimonianza di don Iose de Grandis, che fu ordinato nel 1978. Significativa la domanda di don Silvano per il presbiterato: “…ho coscienza dei miei limiti e del modesto contributo che posso offrire, ma sono fiducioso che non mi mancherà la solidarietà dei miei fratelli salesiani e soprattutto l’aiuto del Signore che mi chiama…” e bello il giudizio di ammissione al presbiterato: “Amante dello studio della Sacra Scrittura, regolare ed animatore della vita liturgica comunitaria, molto inserito nella comunità e si adopera ad alimentare in essa lo spirito di famiglia. Di carattere un po’ introverso s’impegna da anni a vivere di più con i giovani”. Dopo l’ordinazione è insegnante per un anno ad Alassio dal 1979 al 1980 e poi di nuovo torna a Sampierdarena dal 1980 al 2003 come insegnante quasi sempre di fisica prima e poi come psicologo (iscritto all’albo nel 1982) e responsabile del COSPES in aiuto all’indimenticato don Luciano Cian e poi direttore del Centro di Orientamento. Nel 2003 e fino al 2008 viene trasferito nella casa di Genova Quarto con l’incarico di economo, dal 2008 fino al giorno della sua morte è stato di casa a Sampierdarena con il servizio di segretario scolastico.

 

Qualche sua caratteristica tra le tante che si potrebbero ricordare e che mi sono state testimoniate. La sua vita di salesiano sacerdote si è sempre svolta a Genova, tranne un anno ad Alassio, per cui come ha ricordato qualcuno Genova è stata la sua casa parentale e salesiana. Don Silvano ripeteva che è la città più bella del mondo ed è sempre bello sottolineare il legame con le proprie radici; tutti i nuovi confratelli che giungevano a Sampierdarena si sentivano offrire una visita guidata alla città. Eppure questa sua lunga permanenza nella stessa città, caso abbastanza raro per la nostra vita, non lo ha mai chiuso; Silvano conosceva tutti i confratelli della sua ispettoria, si informava di quello che accadeva nelle altre case.

Il carattere di Silvano era riservato ed essenziale nelle relazioni, ma sempre cordiale, sempre col sorriso. Era una persona molto esigente con sé stesso, essenziale anche nella povertà. Questa sua essenzialità l’ha vissuta anche coi ragazzi in mezzo ai quali è stato tutta la vita;  poteva a volte apparire rigido, qualcuno lo temeva. A contraltare di questo è stata sempre la sua passione per il Sacramento della Misericordia; il Vangelo che abbiamo ascoltato ci ha aiutato a meditare questo aspetto: Gesù viene per i malati e non per coloro che si ritenevano giusti. Ha vissuto questo in tutti gli anni in cui è stato confessore al santuario della Madonna della Guardia, presso le Suore Antoniane, nelle altre realtà della Diocesi cui ha volentieri prestato un aiuto.

Silvano era esemplare e preciso nella presenza agli appuntamenti comunitari; la sua voglia di rendere belle le celebrazioni era risaputa; qualche confratello mi diceva che in comunità conoscevano ormai a memoria le pagine dei libretti dei canti. A volte per questo suscitava anche un po’ di ilarità, ma lui non se n’è mai curato ed è sempre andato avanti convinto che la celebrazione dovesse essere bella e impreziosita dal canto.

Ho lasciato anche la prima lettura del giorno, perché sottolineava bene la sua passione per la Parola di Dio, una Parola appunto viva che penetra nell’animo dell’uomo. Silvano è stato un appassionato di Scrittura ma anche di cultura in generale. I confratelli notavano però che, a dispetto della sua cultura che gli permetteva veramente di parlare di tutto e di sostenere conversazioni con chiunque, era molto umile e non faceva mai pesare una superiorità che poteva esserci per studio.

Era molto attento ai confratelli defunti e cercava di non far mai mancare la sua presenza alle esequie di qualche salesiano.

Parlando di misericordia vorrei sottolineare la sua attenzione per i piccoli, ha cercato sempre di dare una mano a chi aveva bisogno di ripetizioni e da ultimo aiutando anche i giovani di casa don Bosco.

Il suo rapporto col fratello Giuliano era profondo e tutti abbiamo potuto vedere quanto fossero legati. Per Grazia di Dio in questi anni hanno potuto trascorrere diverso tempo insieme.

Una parola sulla montagna, che era il suo habitat. Don Valerio Baresi uno dei suoi più assidui compagni di escursione, don Gino Berto e altri, ricordavano la sua gioia fino alle lacrime nello scalare le vette, in particolare la salita al Monte Bianco del 1986. Don Silvano era così, amante della bellezza del creato; ma noi sappiamo che quella bellezza per grande che sia non è che un pallido riflesso della bellezza che è la beatitudine eterna tra le braccia del Padre e che Silvano adesso contempla. Il panorama più bello, quello che uno neanche riesce lontanamente a immaginare. Caro Silvano tu precedi noi, precedi e raggiungi tanti confratelli, precedi tanti giovani che hai conosciuto in vita. Prega per noi che restiamo qua col dolore del distacco ma anche con la certezza di avere un amico in più con don Bosco nel Paradiso Salesiano, che prega per noi.

Concludo con un pensiero a Maria. L’amore di Silvano per Maria era bello, quasi fanciullesco e se qualcuno glielo faceva notare lui rispondeva con San Bernardo che per Maria non è mai abbastanza. Sia allora Lei a condurti e a condurci presso il Padre.

 

Don Stefano Aspettati

   
 
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