Ordinazione Presbiteriale

Don Alessandro Dui

L'ordinazione di don Alessandro Dui  si terrà Sabato 23 gennaio alle ore 16 presso la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Livorno. Sarà presieduta da S. E. Mons. Simone Giusti. 

Don Alessandro celebrerà la sua prima Messa domenica 24 gennaio alle ore 10 sempre presso la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Livorno.



La mia vita per il Signore

Alessandro Dui racconta la sua storia vocazionale

Gli abbiamo rivolto qualche domanda, per conoscere il suo percorso.

Alessandro, stai per diventare sacerdote. Sei sempre stato convinto di questa scelta? 


Non sono sempre stato così vicino al Signore. Più o meno dall’età di 13 anni fino ai 22/23 anni in chiesa non ci ho messo piede, se non per funerali e matrimoni. A parte qualche preghiera nei momenti più difficili non ho mai cercato Dio. I preti non mi andavano a genio e i salesiani neanche li conoscevo.

Le amicizie che frequentavo erano tutte lontane dalla Chiesa e sia io che loro eravamo molto scalmanati. Mi lasciavo assorbire dalla voglia di divertirmi e trascuravo i pochi insegnamenti di fede che avevo ricevuto negli anni di catechismo.

C’è stato un periodo in cui stavo poco tempo a casa ed ero sempre in giro con la moto e con gli amici. Se non fosse stato per una ragazza con cui mi ero fidanzato, probabilmente mi sarei messo nei guai. Mi fece capire che alcuni non erano dei veri amici e da altri era meglio stare alla larga. Con lei son rimasto circa tre anni e ho iniziato ad avere una vita più tranquilla.


Come pensavi di costruire la tua vita?


Preferivo il lavoro alla scuola. D’estate mi davo sempre da fare, non sono mai stato con le mani in mano. Chi mi dava il lavoro era contento del mio operato e pagava bene.

Da fidanzato, qualche volta pensavo a quello che avrei potuto fare da sposato, alla famiglia, ai figli, ecc.

Col passare del tempo cresceva in me la voglia di creare un’azienda tutta mia e fare qualcosa di buono anche per gli altri. Quando pensavo ai problemi della gente, dello Stato e della mia città, mi veniva sempre il desiderio di “entrare in politica” per provare a cambiare qualcosa: per aiutare i più poveri, per dare posti di lavoro e per cambiare in meglio il paese  (le ingiustizie mi hanno sempre disgustato e sono l’unica cosa che mi fa “andare in bestia”). Avevo mille idee, la salute, le forze e la buona volontà. Ero pieno di sogni e di progetti e non vedevo l’ora di realizzarli.


Poi cos’è successo?


All’età di 22 anni e mezzo, è arrivato un momento difficilissimo che ha spazzato via tutte le mie sicurezze. Dei problemi di salute mi hanno letteralmente tolto le forze. Avevo una debolezza estrema e qualche volta svenivo. Ho fatto numerosi controlli, ma i miei valori erano perfetti, nessuno sapeva dirmi cosa avessi.


Fino a quel momento avevo contato solo sulle mie forze e Dio non lo avevo mai cercato o coinvolto nella mia vita.


Ho cominciato a maturare dei pensieri brutti e il mio umore era molto basso.


Mi chiedevo: “quali sono le cose più importanti nella vita di un uomo?”, “quali sono quelle cose che ti riempiono veramente il cuore e l’anima per cui dici che ne vale la pena vivere?”,  Mi accorgevo che se togli la risurrezione, Dio, l’amore per il prossimo e le opere di bene non ti rimane niente! Se uno vivesse anche 100 anni ma da egoista, pensando solo a se stesso, approfittando del prossimo, senza amare veramente, senza impegnarsi nell’amore, senza dire il suo sì per sempre a Dio, alle persone amate, al prossimo, alla patria, alla società, non è niente! Senza Dio e la risurrezione, la vita non ha un senso! È il come vivi l’oggi che determina ciò che sarai per sempre! Per quanto possa sembrare lunga una vita, non è niente rispetto al “per sempre” e all’eternità; e dunque vale la pena spenderla bene affinché abbia delle conseguenze eterne di felicità.


Come hai proceduto?


I miei genitori mi accompagnarono da un sacerdote, molto considerato in città. Arrivati in Chiesa non c’era nessuno, se non una donna di un’altra città che cercava lo stesso sacerdote. Lui non c’era. Al suo posto un esorcista, che stava confessando. Decisi di confessarmi. Non mi ricordavo come ci si confessasse; dissi al sacerdote che stavo vivendo un brutto momento e che mi era venuto il desiderio di fare la pace con il Signore. Dopo averci parlato mi impose le mani sul capo e fece una lunga preghiera di benedizione, prima in latino e poi in italiano. Piansi immediatamente. Avrei voluto smettere ma non ci riuscivo. Era come se quel pianto uscisse dalla mia anima e non dai miei occhi. Non era però un pianto di tristezza, ma di gioia. Sentivo che Dio era presente e provavo una sensazione indescrivibile; era come se quella presenza mi abbracciasse e mi avvolgesse tutto. Il pianto non potevo controllarlo. Non era una questione emotiva o di pensieri che avevo per la testa, era una sorta di reazione interiore dinnanzi a quella presenza dentro di me e intorno a me. Al sacerdote non dissi nulla perché mi vergognavo.


Nel frattempo mia madre aveva raccontato a quella donna che avevo dei problemi di salute e i medici non sapevano cosa dirmi. Quando mi sono avvicinato a loro, quella donna mi ha chiesto se volevo pregare con lei davanti al Santissimo. Io le risposi di sì perché il sacerdote me l’aveva chiesto come penitenza. Dopo un attimo di silenzio quella donna ha iniziato a pregare per me e le sue parole non erano frasi di circostanza o preghiere già confezionate, lei parlava da figlia di Dio e le sue parole mi colpivano tantissimo. Intercedeva per me e parlava a tu per tu con Dio. Capii subito che aveva dei doni particolari. Non era una donna qualunque.


Usciti fuori dalla chiesa mi disse che conosceva una persona che guidava un gruppo di preghiera nella mia città e se volevo mi poteva dare il suo numero e farci incontrare. Era un gruppo carismatico di lode e adorazione, nel quale si invoca lo Spirito Santo che è Dio e, se uno ha fede possono avvenire delle guarigioni. Lei stessa aveva assistito a delle guarigioni. Io non sapevo cosa pensare, ma le dissi di sì perché mi aveva colpito tantissimo con la preghiera fatta poco prima.


Hai frequentato il gruppo?


Tornato a casa ho incontrato mio fratello più piccolo che come me era lontano dalla Chiesa, l’ho convinto ad accompagnarmi.

Il lunedì seguente siamo andati a quel gruppo e da quel giorno la nostra vita è cambiata (oggi io sono salesiano e lui francescano). Ogni volta che ci riunivamo sentivo la presenza di Dio e capitavano cose fuori dal comune. Dio era presente, si manifestava e si faceva conoscere. Col passare del tempo è avvenuta una cosa straordinaria: man mano che mi sono avvicinato a Dio, Dio mi ha ridato le forze e la salute. Non subito però. Ma nella misura in cui mi sono aperto a lui e alla sua volontà. Prima è nata in me una grande sete di Dio, poi ho iniziato a confessarmi regolarmente, ad andare a messa quotidianamente e a non aver più paura dei problemi di salute e della morte. Infine, quando mi sono affidato completamente a Lui indipendentemente dalla guarigione, Egli mi ha guarito.


Come hai incontrato i salesiani?


Il capogruppo era molto amico dei salesiani e ogni tanto andava da loro per aiutare un sacerdote anziano nella celebrazione quotidiana. Qualche volta mi ha chiesto di andare con lui. Quando ho conosciuto i salesiani ho stretto subito una buona relazione e ho iniziato ad andare a messa tutti i giorni. Da loro notavo qualcosa di diverso rispetto alle altre chiese. Vedevo un clima di famiglia e di confidenza, un’attenzione particolare ai giovani e tante persone allegre e sorridenti. C’erano tante persone che si interessavano agli altri e al loro bene. Vedevo la gratuità dell’amore e la bellezza dello stare insieme. Da loro mi sentivo a casa e tra fratelli. 

Al gruppo di preghiera ci sono rimasto un anno, poi mi sono spostato nella parrocchia salesiana. Insieme al parroco salesiano abbiamo creato un gruppo di preghiera per ragazzi, alcuni dei quali erano bisognosi di aiuto. Parlando con loro e aiutandoli mi rendevo conto che il Signore mi aveva fatto dei doni che dovevo condividere: “gratuitamente avevo ricevuto e gratuitamente dovevo donare”.

Col passare del tempo ho iniziato a fare sempre più cose con i salesiani e per i salesiani; fino a capire che quella poteva essere la mia strada. Per diversi anni non riuscivo a capire se il Signore voleva che lo servissi da sposato oppure da salesiano prete. Il mio discernimento è durato circa sette anni. Dentro di me c’era come una spaccatura: una parte di me voleva seguire Dio a tempo pieno e un’altra voleva sposarsi. Era una sorta di battaglia interiore: il mio cuore mi diceva che nelle cose di Dio ero felice e in Lui avrei trovato la felicità, ma non riuscivo a compiere un atto concreto per seguirlo. Quando ho trovato questo coraggio la mia vita è cambiata in meglio. Il 15 ottobre 2010 sono partito per Roma per diventare salesiano.

Oggi sono un diacono salesiano e mi preparo a diventare sacerdote. In questi anni ho capito che Dio ci vuole felici e finché non ci fidiamo completamente di Lui non possiamo esserlo. Qualunque sia la nostra vocazione dobbiamo fidarci di Lui! E ognuno ha la sua.


 
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