Morte di don Giorgio Rivosecchi

Della Comunità Salesiana di Roma Artemide Zatti


   

Omelia nelle esequie di don Giorgio Rivosecchi

Il tempo liturgico che stiamo vivendo si colloca tra la fine di un anno liturgico e l’inizio di un nuovo anno con la prima domenica di avvento. Celebrare il rito delle esequie di don Giorgio Rivosecchi con la Parola di Dio del giorno, ci introduce al tema del giudizio, della fine dei tempi e della morte, da vedere non come termine di tutto, ma come momento opportuno per andare incontro al Signore che viene. Il libro dell’Apocalisse ci ricorda che: “È arrivato il tempo della mietitura e della vendemmia, il grano e l'uva sono maturi ed è il momento opportuno per raccoglierli”. Ma qual è il momento della maturità e che cosa è maturità? Possiamo rispondere con il vangelo... Maturità è non farsi ingannare dalla venuta facile, appariscente, a mo' di fuoco d'artificio del Signore, per riconoscerLo, per accoglierLo, è necessario attenderLo, avere pazienza, essere perseveranti. La fine è Lui, l'incontro con la sua persona. Nell’antifona al Vangelo abbiamo ascoltato: “Sii fedele fino alla morte, dice il Signore, e ti darò la corona della vita”. Il Signore chiede fedeltà cioè fede costante, adesione a lui non solo all’inizio, occasionalmente, o per alcuni anni, ma fino alla morte, fino alla fine della vita terrena. Questa è la condizione per ricevere in premio, come vincitore, la corona della vita, il premio eterno, il paradiso. Noi lo crediamo e lo speriamo davvero che in don Giorgio tutto ciò si è manifestato e ringraziamo il Signore per il dono della sua vita che, come segno di lode, ripercorriamo per cogliere in filigrana i segni della sua presenza. 

1. Una vita semplice e lineare

Don Giorgio Rivosecchi nasce a Francavilla al Mare (CH) il 18 ottobre 1926 da Luigi e Clelia De Carlo. In famiglia oltre a don Giorgio ci sono altre due sorelle, una delle quali diventa suora. Riceve la cresima nella parrocchia salesiana Sacra Famiglia di Ancona nel 1936, a 11 anni, il 22 ottobre del 1937, entra nell’aspirantato salesiano di Amelia dove frequenta la scuola media e il ginnasio, nel 1942 viene ammesso nel noviziato a Roma Mandrione dove emette la prima professione il 16 agosto del 1943. Durante i primi anni di professione vive a Lanuvio (43-44) per gli studi liceali, ad Amelia (44-47) per gli studi liceali e il tirocinio, a Trevi (47-49) per il tirocinio pratico. Dal 1949 al 1953 vive a Roma Sacro Cuore e studia all’università pontificia Gregoriana, viene ordinato sacerdote a Roma Sacro Cuore l’8 marzo 1953. Dopo la sua ordinazione lo troviamo come insegnante e assistente a Faenza dal 1953 al 1954, dopo questo primo anno rimase sempre a Perugia per 65 anni prima al Penna Ricci come consigliere dal 1954 al 1959, e poi dal 1959 fino al 2019 al don Bosco come catechista e insegnante di matematica e scienze, nel 2019 è stato trasferito nell’infermeria ispettoriale a Roma dove il 22 novembre 2020 nel giorno di Cristo Re è stato accolto nel Regno dei cieli. 

2. Una mitezza che sa farsi amare

Possiamo ricavare alcune preziose indicazioni sulla sua fiducia in Dio buono e provvidente e sulla considerazione che aveva di sé. Scrive don Giorgio nella sua domanda per la prima professione: “posso sicuramente affermare di essere spinto ad abbracciare la vita religiosa salesiana da motivi soprannaturali. Io dovrei sgomentarmi per la scarsa preparazione e per la mia indegnità ad abbracciare tale stato, ma mi conforta il pensiero che il Signore, il quale mi ha dato questa vocazione, mi assisterà con la sua Santa Grazia” e nella domanda per il presbiterato: “nulla sperando da me stesso, ma confidando nella divina Grazia e nell’aiuto di Maria SS. Ausiliatrice…”. La mia fiducia è in Dio, solo in Dio spera l’anima mia affermano alcuni salmi, questa espressione era molto chiara in don Giorgio, così come “che cosa è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’uomo perché te ne dia pensiero?”. Le persone che lo hanno conosciuto e ne hanno curato la formazione rivelano un carattere affabile, timido, dolce e delicato, docile, di buono spirito, impegnato, serio, semplice nel modo di agire, di buono spirito religioso. Anche i ragazzi si accorgevano della sua bontà delicata, come testimonia un suo ex-allievo: "quando ci rivolgevamo a don Giorgio Rivosecchi lo chiamavamo semplicemente “Don Giorgio”, chiamavamo invece tutti gli altri con il cognome. Ci veniva spontaneo avvicinarci a lui, magari solo per un saluto o un sorriso. Ora l’abbiamo capito. Si trattava della mitezza cristiana e dell’amorevolezza di don Bosco. Era un docente serio e preparato e non ci sgridava mai, pur avendone a volte motivo. Era mite e delicato. Avanti negli anni, andava a insegnare portandosi dietro un piccolo amplificatore col microfono. Spesso lo vedevamo scappare con la sua 500, scattante come lui. Andava a Santo Spirito, dove collaborava con la parrocchia in vari modi. Era sicuramente un sacerdote e una persona disponibile e accogliente. Le sue omelie erano poche, schivo come era, quando però le faceva, erano fresche come un torrente alpino e solari come un campo di grano. Nella semplicità si manifestava la sua anima candida e la sua vita essenziale". E un altro ex allievo dice: "ho presente il sorriso cordiale  con cui ti salutava quando lo incontravi e ti chiamava anche per nome.  Questo suo atteggiamento accogliente, gentile lo rendeva uno di noi, lo sentivamo vicino… Il suo stile di persona schiva, timida, riservata  ha sempre trasmesso l’idea di uno che lavorava dietro le quinte ma che faceva per intero il suo dovere senza mai tirarsi indietro. Non voleva disturbare e voleva che i presenti fossero a loro agio. La sua preoccupazione era sempre quella di rispettare gli altri e di offrire un servizio all’altezza delle loro aspettative".

3. Un apostolato feriale e quotidiano

Come salesiano sacerdote ha sviluppato i suoi talenti tra i giovani soprattutto nell'insegnamento delle scienze, della matematica e della religione, nella formazione giovanile come catechista della scuola media con la fascia dei preadolescenti, nel servizio sacerdotale in parrocchia per la messa domenicale e nel seguire una comunità neocatecumenale. Così si esprime don Saulo: “per la parrocchia “Spirito Santo” è stata una presenza preziosissima! Così per la comunità Neocatecumenale. E per me, confessore e consigliere “santo”. Dio lo accolga nella gloria”.

Toccante la testimonianza di Lanfranco Papa: "ancora ricordo il suo arrivo a Perugia nel lontano 1954 al PENNA RICCI. Io avevo 11 anni e frequentavo "GIORNO e NOTTE" l'ORATORIO. Lui faceva il Consigliere del CONVITTO SCOLASTICO (dormiva nello stesso camerone dei ragazzi, li accompagnava a scuola e seguiva i loro studi, curava l'animazione e la disciplina). Era cordiale, disponibile ed arguto, molto arguto. E’ stato l'unico Salesiano che ha cominciato la sua azione Sacerdotale a Perugia e l'unico che non l'abbia mai interrotta se non per andare a Roma in infermeria quando la sua salute non l'ha piu' sorretto. Scompare quindi un SALESIANO conosciuto, stimato e benvoluto da tutte le generazioni Salesiane di Perugia e ed in particolare da noi EX-Allievi impegnati giornalmente a testimoniare nei cortili pieni di ragazzi gli insegnamenti di Don Bosco. Se ne è andato in silenzio, come in silenzio era venuto e come in silenzio "vigile ed operativo" si comportava". 

Don Pietro Diletti che ha conosciuto don Rivosecchi da direttore di Perugia dal 2003 fino al 2010 ha dato la sua testimonianza: "Aveva già una certa età, ma era molto attivo. Animava un bel gruppo di neocatecumeni, è riuscito a fare una sintesi tra le due spiritualità quella salesiana e quella del Cammino, che l’hanno aiutato ad elevare il livello della sua fede e della conoscenza della Sacra Scrittura. Era molto mite, arrendevole,  generoso;  tante volte preveniva le esigenze di alcuni confratelli. Ascoltava le confessioni con particolare attenzione e dava consigli mirati ai suoi penitenti. La domenica aiutava anche nella parrocchia vicino al nostro istituto e anche il ministero della parola era equilibrato e suadente: il parroco lo stimava moltissimo”.

Caro don Giorgio, ti vogliamo ricordare in cattedra, che ci spieghi amorevolmente, per imparare non solo le componenti della vita ma anche a vivere ed amare. Tante sono le classi che potrebbero mettersi in fila. Tanti sono gli studenti che hai aiutato. Ciao, Don Giorgio. Tutti presenti.

 

 
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