Il Sacramento della Presenza - Macerata

L'esperienza di

   Papa Francesco, nel messaggio rivolto ai salesiani in occasione del Capitolo Generale 28, ha associato l’esperienza di Valdocco al “carisma della presenza”. Questo passaggio è stato ripreso dal Rettor Maggiore, don Angel Fernandez Artime, che a sua volta ha parlato di “Sacramento salesiano della presenza”. Una presenza caratterizzata dalla gratuità, in cui “la disponibilità, l’ascolto, la gioia e la dedizione sono le note essenziali per suscitare processi”.
Il Sacramento salesiano della presenza è stato argomento centrale dell’ultima consulta di Animazione Vocazionale della Circoscrizione Salesiana Italia Centrale, celebrata in remoto lo scorso 8 ottobre.
In quell’occasione don Stefano Aspettati, superiore della ICC, ha fatto eco alle parole del Rettor Maggiore e ai documenti capitolari, sottolineando come i salesiani non possono pensare di organizzare la pastorale giovanile in maniera manageriale, delegandola gerarchicamente, ma devono stare con i giovani e riscoprire il piacere dell’assistenza. 
Queste premesse si inseriscono nel solco del Progetto educativo-pastorale salesiano ispettoriale della ICC, in cui sono previsti, tra gli interventi, momenti di convivenza dei giovani con la comunità salesiana, anche attraverso proposte di medio-lunga durata. Declinati secondo la realtà delle opere salesiane, questi momenti rispondono a un’esigenza di accompagnamento insita nei giovani che, sempre secondo don Angel Fernandez Artime, vivono una condizione di “orfanezza”. La risposta a questa esigenza di vicinanza e confronto ha generato una rinnovata vivacità nelle comunità educative pastorali della ICC.
Alcune delle realtà ispettoriali dove per” fare casa si intende fare famiglia” (Christus Vivit 217) sono state riportate dai diretti responsabili nel corso della consulta dell’animazione vocazionale. Verranno raccontate su donbosco.it, per poter beneficiare della condivisione delle loro esperienze.
La realtà di Macerata, battezzata “Casa Pinardi”, è una delle sei progettualità che presenteremo. Si fonda sul presupposto di rimettere al centro un’esperienza di famiglia. Come Don Bosco e Mamma Margherita fecero a Valdocco, affonda le proprie radici di senso nel concetto di casa annessa all’oratorio.
I giovani, maggiorenni, vivono l’esperienza da un minimo di un anno a un massimo di tre anni. Condividono un’esperienza di vita comune senza strutture sociali determinate, come possono essere residenze per universitari o case famiglia. Al momento sono otto, equamente divisi tra maschi e femmine, e vivono in camere multiple con una cucina in comune. La giornata è caratterizzata da momenti comuni, come la colazione tutti insieme. Anche i pasti, compatibilmente con le esigenze personali, sono in gruppo. 
I giovani condividono dei momenti di preghiera con la comunità salesiana. Abitualmente la messa del mattino o i vespri, senza nessun tipo di vincolo. La domenica giovani e salesiani pregano i vespri, cenano e vivono un momento di formazione. I giovani hanno così la possibilità di entrare in contatto con i consacrati, condividendone la vita. Ognuno di loro prende in carico un servizio per la casa durante la settimana, rendendosi disponibile.
Non c’è una quota di partecipazione, ma un’offerta libera. I partecipanti, inoltre, hanno una cassa comune, con cui gestiscono la spesa e partecipano saltuariamente al miglioramento degli alloggi.
Come spiegato da don Francesco Galante, direttore dell’Opera di Macerata: “si tratta di un cammino di crescita, in cui convivono impegni di vita comunitaria, vita spirituale, vita missionaria di servizio: impregni concreti di scelte vocazionali”.

 
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