Il Centro d’Ascolto ai tempi del Coronavirus

Parrocchia San Paolo di Cagliari

Il Coronavirus è entrato nella vita di tutti i giorni stravolgendo abitudini, orari, luoghi; imponendo nuove regole; sovvertendo priorità e facendo emergere nuove esigenze.

È stato così anche per le persone che si rivolgono al nostro Centro d’Ascolto. Tra di esse ci sono famiglie, single, extracomunitari, persone che sono ospitate in strutture pubbliche e alcuni assistiti occasionali che ci vengono segnalati di volta in volta dai parrocchiani. Con tutti si è costruito, nel tempo, un rapporto di confidenza e di fiducia che ci ha permesso, in questa nuova situazione, di conoscere e di far fronte alle necessità emergenti.

Sebbene per ciascuno di essi sia stato impostato nel tempo un piano di accompagnamento personalizzato in relazione alle specifiche caratteristiche della condizione personale, oggi è ancora meno possibile standardizzare gli interventi. Gli effetti della solitudine e dell’isolamento prodotti dalle norme che vietano gli spostamenti o che hanno portato alla chiusura delle scuole, infatti, hanno avuto effetti diversi su ciascuno di essi. Per le famiglie, per esempio, questo ha significato dover far fronte ad un numero maggiore di pasti per la presenza dei bambini a casa; l’introduzione della didattica a distanza ha comportato una serie di nuovi problemi legati alla connessione e all’impossibilità di scaricare e stampare i compiti e/o alla difficoltà di procurarsi materiale di scolastico e di cancelleria; alcuni di loro si sono trovati improvvisamente senza le poche entrate che venivano garantite da lavori saltuario o occasionali; altri ancora hanno visto ridursi la possibilità di spostarsi per venire a ritirare le spese. Sempre in questo frangente sono emerse nuove problematiche abitative ed è stato necessario occuparsi di nuove emergenze come quella di assicurare i pasti agli assistiti in strutture pubbliche o di trovare un posto per alcuni senza tetto che vivevano vicino alla Parrocchia.

Sulla base di queste nuove esigenze abbiamo cercato di studiare servizi appositi e personalizzati: c’è chi consegna le spese, chi stampa i compiti e procura il materiale scolastico necessario, chi cucina, chi paga alcune bollette rimaste insolute, chi tiene i rapporti con la Caritas diocesana. Nell’impossibilità di dedicare il tempo dell’incontro all’ascolto dell’altro è stata implementata anche la “presenza a distanza”: cerchiamo di raggiungere i nostri assistiti telefonicamente non solo per sapere, di settimana in settimana, come variano le loro situazioni ma soprattutto per far sentire loro la nostra presenza e la nostra costante vicinanza. Con questo stesso canale li teniamo aggiornati delle iniziative comunali e di sostegno sociale che vengono offerte dal territorio cercando di indirizzare ciascuno di essi verso quelle che sembrano più idonee alla loro specifica condizione.

La nostra attenzione, tuttavia, non è rivolta solo a coloro che fanno attualmente parte del nostro Centro ma anche a quelli che lo sono stati in passato e che potrebbero esserlo in futuro. Per quanto riguarda il passato, abbiamo raggiungo alcune famiglie che ci hanno accompagnato per un periodo e che, fortunatamente, erano riuscite a portare a compimento il loro progetto di accompagnamento. La preoccupazione, infatti, era che il loro cammino potesse essere stato messo in crisi dai recenti avvenimenti e che la precarietà delle condizioni lavorative li portasse ad avere nuovamente bisogno di aiuto. Fortunatamente per ora non è stato così. Ma la preoccupazione rimane e loro sanno di non essere soli. Per il futuro, invece, abbiamo intensificato l’attività di monitoraggio e di attenzione a ciò che succede nella comunità e nel quartiere in modo da poter intervenire ai primi segnali di difficoltà che dovessero manifestarsi.

In tempi di incertezza, per far fronte alle nuove e inattese necessità non esistono schemi o ricette precostituite e standardizzate ma siamo pronti, grazie all’aiuto di tutti, ad intervenire con fantasia e buona volontà cogliendo e interpretando ogni segnale che si dovesse presentare.


Foto di archivio

 
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