Morte di don Lorenzo Scarfone

Costruttore della casa di Dio

 

Roma Pio XI, 30 gennaio 2020

 

Omelia nelle esequie di don Lorenzo Scarfone

 

La Parola di Dio del giorno…

 

Il re Davide, colmo di stupore chiede al Signore: “Chi sono io, Signore Dio e che cos’è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui?” Dio aveva scelto la casa di Davide per sempre come luogo della sua dimora, aveva scelto Davide come re dal quale sarebbe nato il Salvatore, il Messia. Gesù sarà sua discendenza, apparterà al popolo di Israele, egli davvero sarà la Roccia, la casa, la tenda di Dio con gli uomini. Dio promette con le sue parole di dare una casa al suo servo Davide e in Gesù, attraverso di Lui, realizza tutto questo. Siamo di fronte allo stesso stupore di un uomo, don Lorenzo, che Dio nella sua bontà ha scelto e riscelto più volte per renderlo suo testimone e missionario tra gli uomini. Un pescatore di altri uomini, un costruttore (nel senso letterale del termine) della sua casa (la Chiesa) tra gli uomini soprattutto i più bisognosi e poveri. Quanto grande è la misericordia di Dio, come è buono il Signore che rende partecipi i suoi servi della gioia delle sue promesse.

Quante fatiche ha compiuto il re Davide per il Signore, per trovargli una dimora degna di lui tra il suo popolo e nella sua terra. E Dio non ha tardato nel ricompensarlo, non si è fatto vincere in generosità, ma gli ha promesso una discendenza regale e messianica, rimanendo fedele alle sue promesse.

Attraverso Davide ha voluto manifestare agli uomini la sua presenza concreta nel suo Figlio Gesù, il Messia tanto atteso e desiderato. Ecco il desiderio di Dio con gli uomini!

Una lampada è costruita per fare luce, per illuminare chi è al buio, per far vedere gli ostacoli lungo il cammino; se viene nascosta o spenta la lampada diventa inutile. La luce è davvero la condizione necessaria per poter camminare e orientarsi nella vita. La luce è una persona: il Signore Gesù; e la modalità per vedere è solo una: l’ascolto della sua Parola (se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti).

Gesù dice: “A chi ha, sarà dato, anzi vi sarà dato di più”. E’ proprio questo di più che muove i cuori a ricercare il Signore e nello stesso tempo è lo stesso Signore che vuole dare di più a coloro che lo cercano perché anche chi ha avuto di meno dalla vita, dalla storia possa avere questo di più.

Con queste tre sottolineature sulla parola di Dio del giorno: la luce, il di più e la casa proviamo a leggere il mistero della vita e della morte di don Lorenzo che celebriamo in questo rito delle esequie unito a quello della morte e risurrezione di Gesù, il Signore nostro.

1. Abbagliato da una luce…

Don Lorenzo nasce a Scilla (RC) il 19 luglio 1932 da papà Angelo che svolgeva la professione di autista e mamma Rosaria casalinga. In casa oltre a lui c’è il fratello Giovanni più grande e la sorella Anna più piccola. Con la sua famiglia vive in questo quartiere Appio Tuscolano a Roma e frequenta l’oratorio del Pio XI e la parrocchia di Maria Ausiliatrice. In questo ambiente comincia a intravvedere quella luce che lo conquisterà piano piano…

C’è una lettera indirizzata all’Ispettore da don Stelvio Tonnini, incaricato dell’oratorio del Pio XI, del 1949 che attesta: “il bravo giovane Scarfone Lorenzo, lo conosco personalmente da quattro anni, sempre assiduo all’oratorio. Ha sempre aderito alle attività nostre per gli aspiranti di Azione Cattolica, specie a quella della S. Messa e la comunione quotidiana. Amante di Gesù sacramentato tante e tante volte l’ho trovato nella nostra Cappella in raccoglimento. Mi ha aiutato tra gli Aspiranti specie perché affidavo alla sua amicizia coloro che mi davano un po’ di preoccupazione. Ha partecipato ai Campeggi e mi diceva che è stato proprio il campeggio a farlo decidere! Credo che Lei vorrà accettare queste mie confidenze per il bene di questo bravo ragazzo e farne così un buon e santo salesiano.”

Al suo desiderio di entrare in noviziato i suoi genitori così si esprimono: “Noi genitori siamo contenti che nostro figlio Lorenzo entri come novizio per divenire salesiano”. (Angelo Scarfone e Pontillo Rosaria).

Al termine del Noviziato vissuto a Varazze scrive nella lettera per la richiesta di ammissione alla professione religiosa (21 sett. 1950): Ora dinanzi alla grandezza e alla importanza della professione mi accorgo che la mia preparazione è appena sufficiente, ma non devo trovare motivo di scoraggiamento perché Colui che ha incominciato l’opera la condurrà fino alla fine, e con l’aiuto del Signore desidero divenire un degno figlio di don Bosco.

Dopo il noviziato compie gli studi liceali a Roma San Callisto dal 50 al 52, il suo tirocinio pratico a Roma nella casa del Mandrione dal 52 al 55, gli studi teologici a Messina dal 55 al 59 dove viene ordinato sacerdote. I giudizi sul suo cammino verso la professione perpetua e il sacerdozio rivelano sempre un forte radicamento nella sua vocazione, una pietà sincera, una sequela radicale di quella luce che aveva scoperto e dalla quale era stato conquistato. Dopo l’ordinazione ricopre diversi incarichi nelle opere salesiane del Lazio: dal 59 al 63 consigliere e insegnante, dal 63 al 67 prefetto, dal 67 al 69 consegue la licenza in teologia all’Antonianum, dal 69 al 75 è direttore dell’oratorio- centro giovanile di Don Bosco a Cinecittà, dal 75 all’81 è direttore e parroco a Latina. Dal 1986 inizia per lui un periodo nuovo della sua vita: la missione ad gentes in Madagascar a Ijely per 15 anni, a Betafo per 9 anni, a Ivato per 2 anni fino al 2015, nel 2015 rientra in Italia e svolge il suo servizio nella casa del Pio XI, dove era nata la sua vocazione, prima nella parrocchia di Maria Ausiliatrice e negli ultimi tre anni nella comunità Artemide Zatti.

2. Con il desiderio del dare di più…

E’ bello cogliere le sue motivazioni per la scelta della missione in un’intervista da lui stesso rilasciata: “Io ero uno di quei Salesiani e sacerdoti che dicevano che la missione sta in Italia, che è lì che dobbiamo lavorare, e quindi non davo molto ascolto alla missione “ad gentes”; le urgenze che si manifestavano in Italia dovevano far pensare a dedicarsi con più forza all’evangelizzazione degli italiani. L’aver tentato la strada dell’evangelizzazione in Italia quando ero parroco a Latina mi ha aperto gli occhi: l’evangelizzazione è la conversione dei pagani e chi è pagano da sempre come lo sono in terra di missione, ha più bisogno che gli si annunci Gesù Cristo di quanto ne abbia chi vive in cristianità antiche, come in Italia, in Europa. Pian piano, proprio perché in Italia avevo lasciato la pastorale di sacramentalizzazione per quella di evangelizzazione, ho cominciato a capire la portata della missione che è “evangelizzare”, “annunciare Gesù Cristo” e questa è missione di tutta la Chiesa sia in territori di antica cristianità che in territori pagani. Il predicare il Vangelo in territorio pagano è una “trincea di evangelizzazione”. Proprio perché volevo capire sempre di più in questo campo, quando lascia l’ufficio di parroco a Latina frequentai sei corsi di missiologia alla Gregoriana, e quando venni all’appello delle missioni qui in Africa, mi sentii pronto a fare la domanda. C’è stata un’evoluzione dentro di me, per cui dall’idea negativa della missione “ad gentes” sono passato a vedere una chiamata esplicita a questa missione, e mi ha dato gioia il constatare che la Chiesa e la congregazione hanno accolto la mia domanda e mi hanno consegnato il mandato della Chiesa ai territori pagani, che è un’ennesima chiamata del Signore nella mia vita. Ritegno di aver avuto diverse chiamate: una alla vita, la seconda è stata una chiamata alla fede (attraverso il Battesimo e la Confermazione), la terza chiamata è stata alla vita religiosa salesiana, la quarta al sacerdozio e questa si è aggiunta adesso, nell’età adulta, la chiamata alla missione. Ritengo che il Signore mi vuole abbastanza bene da non dimenticarsi di me e mi chiama con frequenza.

3. Costruttore della casa di Dio…

Di lui testimonia don Mario Prina, ispettore della Romana che lo ha inviato in missione e poi suo confratello per tanti anni in Madagascar: “Don Lorenzo è stato un grande missionario! Ma anche un grande entusiasta dell'Oratorio e un parroco zelantissimo . Qui a Ijely è molto ricordato come primo salesiano incaricato del Distretto missionario, quando la diocesi, che è estesa quanto il Lazio, aveva solo 20 sacerdoti diocesani. Fu zelantissimo nella cura delle anime, introdusse i Neocatecumenali, che sono attivi ancora adesso, migliorò le strutture delle  chiese e delle scuole, costruì cinque nuove chiese e due grandi oratori affidati alle suore FMA”. Gli fa eco il Vescovo salesiano mons. Rosario Vella: “Un grande salesiano che fa parte della vita e della storia della Congregazione e della Missione Salesiana in Madagascar, lo ricordo per la sua tenacia, la sua fedeltà, l’essere sempre in cortile e in mezzo alla gente, la sua preghiera in cappella con i vecchi occhiali e il suo consumato breviario… Ha fondato l’Oratorio sia a Ijely che a Betafo, con pazienza e lungimiranza ha indirizzato i giovani confratelli ad occuparsi della vita dei giovani in questa invenzione carismatica di don Bosco”. Come abbiamo ascoltato nella parola di Dio non è l’uomo che costruisce la casa di Dio, ma è Dio stesso che costruisce la sua casa tra gli uomini grazie alla disponibilità di alcuni di essi a lasciarlo operare nella propria vita. “Chi sono io, Signore Dio e che cos’è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui?”

Caro don Lorenzo proviamo a rispondere con la tua vita all’interrogativo del re Davide:

-   chi sono io: un uomo chiamato da te, o Padre, a diventare salesiano sacerdote e missionario tra i giovani e tra la gente che non conosce il tuo Figlio Gesù Cristo;

-       che cosa è la mia casa: è la Chiesa che hai cercato di costruire lungo tutta la tua vita sia quella fatta di mattoni, ma soprattutto quella fatta di pietre vive, i cristiani che ascoltando la tua Parola, attraverso il tuo ministero, si sono convertiti e hanno imparato a conoscerti e ad amarti. In questa casa sono chiamati – come hai scritto caro don Lorenzo- tutti gli uomini a patto che “prevalga l’umanità, cioè il pensare anche agli ultimi della cordata e non le tecniche” e “fermatevi un po’, date il tempo ai meno favoriti dalla vita, di raggiungervi, anzi aiutateli a che vi raggiungano, non temete la loro possibile concorrenza, non fatene un problema di guadagni, ma di umanità”;

-       perché tu mi abbia condotto fin qui: perché tu possa partecipare alla gioia del servo buono e fedele che ha moltiplicato i tuoi talenti e ora riposa e vieni servito dal tuo Signore.

Maria Ausiliatrice e don Bosco intercedano per te affinché l’abbraccio del Padre in Cristo Gesù suo Figlio per opera dello Spirito Santo diventi per te acqua che zampilla per vita eterna. Amen


 
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