Rod el Farag - Parola d’ordine: Habibi (حَبيبي)

La bellezza dello stare in mezzo ai ragazzi con spontaneità

«Voglio dire che la Madonna è veramente qui, qui in mezzo di voi! La Madonna passeggia in questa casa e la copre con il suo manto» (Memorie Biografiche XVII, 557).


Quando ogni sera concludiamo la nostra giornata con il rosario sul tetto dell’opera salesiana di Rod el Farag (Il Cairo) ci sembra di vedere proprio questo: Maria che cammina per il cortile e con il suo manto avvolge noi e tutto l’oratorio. Alla nostra sinistra il cortile vuoto, le luci spente: domina il silenzio; alla nostra destra il traffico di una città che sembra non fermarsi mai. E noi al centro, che invochiamo la dolcezza di Maria mentre tutto intorno la vita continua nei palazzi affollati e quasi mai in buone condizioni, con la sola eccezione di qualche bell’edificio che spunta qua e là e sembra essere stato costruito quasi per caso. È questo un momento piacevole e che cerchiamo di non farci mai mancare nonostante la fatica della giornata piena.

Al mattino arrivano i 400 ragazzi del corso di italiano che aspirano ad un posto nell’istituto tecnico o professionale dell’opera durante l’inverno. Se, ad una prima occhiata, il metodo di insegnamento risulta essere molto impostato e rigoroso, vivendoci dentro si respira forte il carisma salesiano, sempre presente e ben evidente soprattutto in due momenti: l’intervallo, tempo fondamentale per stare in mezzo ai ragazzi e conoscerli nella semplicità di una chiacchierata; il venerdì e il sabato, giorni in cui l’italiano si impara con uno degli strumenti più cari a Don Bosco, il gioco.

La bellezza delle mattine trascorse a scuola viene anche dalla collaborazione con il team di professori italiani ed egiziani, ai quali diamo una mano in classe, nella correzione dei compiti e con i quali non mancano scambi di battute e confronti.

La costante di questi giorni è stato il forte senso di ospitalità che ci ha fatto sentire coccolati. In oratorio e nella scuola il clima che si respira  ha un sapore bello, che sa di casa; ma ciò che lo rende davvero bello è l’assoluta gratuità dei gesti che i ragazzi e la comunità che ci accoglie compiono verso di noi.  Qui in Egitto il senso di accoglienza che si trova dentro l’opera salesiana bilancia continuamente il clima inospitale che spesso si incontra al di fuori. Per ogni sguardo in metro che ti fa sentire diverso, c’è un bambino in cortile che ti abbraccia e per ogni volta che ti senti straniero per le strade c’è un “habibi” che ti risolleva (habibi in arabo vuol dire “ti voglio bene”).

Il pomeriggio in oratorio si potrebbe descrivere con una sola parola: semplicità. Arrivano circa 50 ragazzi, quasi tutti maschi, che non aspettano altro che correre dietro ad un pallone, rigorosamente senza scarpa destra, tolta per non consumarla mentre si calcia in porta. E se nei nostri oratori siamo abituati a proporre ai bambini sempre più attività organizzate e strutturate, qui ci si orienta di più verso il gioco libero. È da questa diversità che è nato un rapporto fruttuoso con gli animatori di Rod el Farag, che ci hanno fatto comprendere, o meglio ricordare, la bellezza dello stare in mezzo ai ragazzi, assecondando la loro spontaneità.

Stando in cortile sembra di entrare in quella Valdocco descritta nelle Memorie dell’Oratorio: i bambini che vengono trovano un luogo accogliente, un rifugio sicuro dove tornare ogni giorno consapevoli che lì troveranno qualcuno che pensa a come farli divertire; che prepara qualcosa da mangiare; che gli regala un buon pensiero, in poche parole, qualcuno che gli vuole bene. Una presenza e un’attenzione che sono difficili da trovare in altri luoghi di un quartiere tipicamente popolare come questo, dove lo spazio alternativo per il gioco è la strada, proprio come nella Torino dei tempi di Don Bosco.  Allora ciò cui siamo veramente chiamati in questi giorni è semplicemente toglierci anche noi quella scarpa destra per calciare in porta.

 

Ed è così che quel rosario sul tetto a fine giornata diventa un momento in cui custodire e meditare nel cuore le parole di Don Bosco, “Amate ciò che amano i giovani”.

 

I volontari di Rod el Farag

A cura di Luca Biancone e Giulia De Santis

 

 

 
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