Esequie di don Antonio Rudoni

Il testo dell'omelia

 

Vallecrosia, 4 Luglio 2019

Omelia per le esequie di don Antonio Rudoni

La Parola di Dio del giorno ci introduce nel mistero di morte e risurrezione di Gesù che celebriamo nelle esequie di don Antonio Rudoni salesiano sacerdote. Il comando dato da Dio ad Abramo di sacrificare in olocausto il suo figlio unigenito Isacco sul monte è una delle pagine più drammatiche della Sacra Scrittura. Dio chiede tutto, anzi la realtà più preziosa nella vita del padre Abramo: il figlio avuto in vecchiaia, segno della sua discendenza. La richiesta sembra assurda e cruenta, eppure Dio la fa con autorità, lui che aveva donato inaspettatamente il figlio della promessa, gli apparteneva, poteva richiederlo e di fatto lo ha chiesto ad Abramo per mettere alla prova la sua fede. Abramo non sapeva come sarebbe finita, per fede obbedisce a Dio ed arriva a sacrificare suo figlio, Dio tuttavia interviene e ferma la mano omicida di Abramo. Nella vita di ogni credente c’è una prova della fede, c’è un “figlio”, una realtà preziosa da sacrificare. Anche per don Antonio, mente brillante e cuore puro, arriva a 45 anni una prova terribile, la malattia dei numerosi ictus che lo avrebbe reso inabile all’insegnamento della teologia per la quale si era preparato. Ma Dio quando chiede un sacrificio e vede che il cuore dell’uomo è disposto ad accettarlo non si lascia vincere in generosità e rende benedetta la discendenza perché l’uomo obbedisce alla sua voce. Cosi è avvenuto in don Antonio. Ma ascoltiamo direttamente da lui il racconto della sua storia, scritto nel novembre 2018. “Sono felice che Dio mi abbia fatto Cristiano, Sacerdote e Salesiano: così ho potuto essere il servo che porta Dio agli uomini e gli uomini a Dio attraverso la sua Parola, la Confessione, la Messa e la Comunione. Nella mia vita, ho ricevuto moltissimo dai miei Cari e dalla Congregazione Salesiana, fondata da don Bosco. Mia Mamma mi raccontò che quando don Bosco venne canonizzato (1934), lei da due anni aspettava un primo bambino, e si rivolse al nuovo Santo, perché, se le avesse ottenuto un figlio dal Signore, l’avrebbe offerto a lui. Poi nacqui io (1935), e mia mamma non mi parlò mai della sua preghiera e della sua offerta, perché non voleva che le mie scelte fossero condizionate: me ne parlò soltanto dopo la mia Ordinazione sacerdotale, quando le mie scelte erano concluse. Poi, mi avvenne un altro dono particolare: durante l’adolescenza, mi si avvicinò mio Papà e mi disse: “In questo periodo avrai certo dei problemi. Così vorrei darti un consiglio”. Io gli dissi: “Ti ascolto”. E lui: “E’ solo un consiglio. Devi pensarci tu! Ma ti suggerirei di far la Comunione tutti i giorni!” Queste parole hanno trasformato la mia vita. Di fatto, incominciai a ricevere il Santissimo quotidianamente… e lo ricevo ancora adesso. E il Signore mi rese la cosa del tutto facile. Grazie Gesù! Come si vede, i miei Genitori erano profondamente cristiani; e tutti e due erano maestri. Così, a poco a poco, ebbi il desiderio di diventare Sacerdote e insegnante. E, con l’aiuto di una guida, capii che la strada migliore per ottenere questi traguardi era il diventare Salesiano. Qui, ebbi tanto aiuto fin dal tempo degli studi; poi divenni insegnante di lettere, di matematica, di musica, e alfine, conseguito il Sacerdozio, insegnai teologia. Pensavo che gli studi teologici sarebbero stati il mio futuro, quando a 45 anni ebbi dei terribili ictus, che mi resero impossibile l’insegnamento e tante altre cose… Umanamente, era un vero disastro, ma il Signore mi ha fatto capire, quasi subito, che Lui mi voleva bene. Ci avrebbe pensato Lui. Anzitutto, i Salesiani continuarono ad aiutarmi in una maniera meravigliosa. E dopo alcuni anni, ebbi nuove difficoltà, ma potei vivere una vita nuova, veramente sacerdotale. Nel frattempo, ricomincia a scrivere libri di poesia, di etimologia, e infine di teologia pastorale: come se potessi insegnare ancora… Ora a 84 anni, voglio soltanto ringraziare anzitutto Gesù per quanto mi ha dato, nonostante le mie debolezze; ringrazio i miei cari Genitori e la mia splendida nonna Paolina, che mi hanno guidato un tempo e mi guidano ancora; ringrazio i miei fratelli e nipoti, che mi sono stati sempre vicini; ringrazio i confratelli salesiani del passato e del presente; e ringrazio tutti coloro che ho potuto incontrare: molti di loro li ho potuti considerare come figli spirituali, ricordando che il Signore ci ha promesso: “riceverete il centuplo anche in figli”… Maria li abbracci tutti, personalmente!”. Il vangelo di Matteo ci ricorda una verità fondamentale “Gesù perdona i peccati” e le folle vengono prese da timore per questo potere e rendono gloria a Dio. Quante volte le persone si sono sentite dire da don Antonio “i tuoi peccati sono perdonati, va in pace”. Ecco il potere dato da Dio ai sacerdoti, degli uomini scelti tra il popolo per il popolo. Bella la testimonianza di don Francesco Valente a questo riguardo: La malattia gli aveva tolto molto! Ma non gli poteva togliere il sacramento sacerdotale e quel segno: il chiamarsi “don” era qualcosa di vitale! Dava ancora senso alla sua esistenza grazie al ministero: ministero vissuto in particolare nella confessione e nella direzione spirituale! Ogni giorno fin dalla prima mattina si metteva a disposizione per le confessioni durante la prima messa. Un ministero vissuto come ministro della Misericordia sconfinata ed infinita... ogni appiglio era buono per far sentire amato il penitente, per annientare non solo la condanna ma proprio il peccato stesso! Anche su questo quante discussioni semiserie cavillando sulla piena avvertenza e deliberato consenso, cercando di capire cosa si intendesse per stato di libertà e ruolo educativo oltreché misericordioso del confessore. Il salmista ci ha ricordato che “il Signore protegge i piccoli: ero misero ed egli mi ha salvato”. E’ bello costatare come i doni che Lui elargisce ai piccoli, ai miseri li utilizza, li protegge e li porta a compimento in modalità che si schiudono lungo il cammino della vita. Si può dire lo stesso del dono fatto a don Antonio dell’insegnamento  e della scrittura. Scrive sempre don Antonio: “Mi sono occupato di tanti argomenti diversi. Ho cominciato con piccole poesie, nate in gran parte dagli occhi e dal cuore del mio meraviglioso papà, che sapeva gustare le bellezze del mondo, com’è nato dall’amore di Dio. La cultura di mio Padre navigava su di un mare sgorgato dalla forza della Mamma e dalla dolcezza della nonna. Io mi sono trovato senza merito in un ambiente sereno e profondamente cristiano, nonostante la presenza della seconda guerra mondiale. Nel 1951 ho cominciato il Noviziato Salesiano, e subito dopo ho vissuto per tre anni di studio nel Bresciano: qui ho trovato ottimi insegnanti in un ambiente abbastanza simile a quello che trovavo a casa mia. In seguito, i miei superiori religiosi mi hanno chiesto di guidare l’attività musicale di un collegio, e di insegnare lettere in una classe di prima media: qui i miei primi studenti hanno formato in me un acerbo segno di paternità. Li ho amati come fossero miei figli! L’anno dopo, però, ho dovuto insegnare matematica a molte classi delle Medie e delle Superiori. La scuola era privata, ma al termine i ragazzi sono stati esaminati in una scuola pubblica: quasi tutti promossi, anche di fronte allo Stato. Nel frattempo io continuavo a scrivere, soprattutto poesie. I primi libri sono usciti a Milano, presso l’editore Gastaldi. Io avevo 25 anni. In quel momento, però, avevo iniziato a studiare Filosofia e Teologia, all’Università Pontificia Salesiana. Ho subito insegnato Teologia: i miei studenti erano vicini alla mia età, anzi alcuni di loro erano più anziani di me. E ho cominciato a scrivere Teologia. Il mio libro “Escatologia” è stato molto apprezzato, ed è stato usato come testo in molte parti d’Italia. Verso i 40 anni, pur continuando a insegnare e a scrivere Teologia, mi è stata data un’altra possibilità: insegnare Religione alle ragazze degli ultimi anni delle Magistrali. Ma perché sono finito qua a Vallecrosia? A 45 anni, una serie di gravi malattie mi hanno impedito di continuare l’insegnamento. Ormai ero un pensionato. Mi hanno aiutato meravigliosamente i miei fratelli salesiani. Superati i momenti critici ho incominciato a occuparmi di etimologia e a cercar di comprendere la storia dei nomi di città, regioni, montagne e fiumi. Così per 15 anni ho lavorato alla ricerca dei significati dei principali nomi geografici di tutto il mondo. Ho potuto pubblicare un volume stampato con vero entusiasmo e questo mi ha permesso di superare una parte delle mie difficoltà, ma soprattutto ho capito quante bellezze il Signore ha regalato all’uomo e come l’uomo le ha lette e le ha modificate. Poi ho ripreso Teologia non quella degli studi scientifici ma quella dei fratelli di parrocchia. Vedo che, specialmente dagli ultimi anni, cerco sempre di capire e di far capire che Gesù ci vuole bene davvero e che tutto quello che dicono le Scritture sono “lettere d’amore”. Quanto il Signore ci dice non sono soprattutto i nostri doveri, ma sono dei segni di consolazione e di speranza, nati da Colui che è una vera Mamma per tutti noi! Similmente, gli studi e gli scritti che ho potuto offrire erano un tentativo d’amore per i miei tanti amici, che Dio mi ha donato. Certo, sono imperfetti, ma sono nati con il desiderio di rasserenare. Il motivo di fondo era sempre quello: ripetere che Dio ci ama davvero, e diffonde questo amore su mille strade differenti. So che lui stesso capisce i miei intenti e i miei limiti, e mi vuole perdonare delle inesattezze e delle mie mancanze. Sempre don Francesco Valente testimonia che un titolo che certamente si merita è̀ “dolcissimo”: era con questo aggettivo superlativo che definiva buona parte delle persone che incontrava e le relazioni con loro. Un aggettivo talvolta palesemente immeritato... ma che certo rifletteva lo stile del suo cuore, del suo mettersi in relazione affettiva, paterna con l’altro. Un “dolcissimo” indicato nell’altro riflesso di una profonda capacità di relazione umile e grata. Caro dolcissimo, don Antonio! Grazie del tuo affetto! Grazie del tuo essere stato confratello-dono nella nostra vita! Grazie del tuo esempio di fedeltà sacerdotale nella croce!


 
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