Frascati, volontariato e il senso della scelta

Dal Servizio Civile Nazionale all’insegnamento in Africa. La scelta di partire.

Durante il nostro percorso di crescita tutti noi cerchiamo qualcosa che ci aiuti a dare un senso alle nostre scelte e che ci mostri qual è la via da percorrere. Ci sono piccole esperienze che illuminano questa strada e a volte il punto di partenza di un lungo viaggio è molto più vicino di quello che potrebbe sembrare. Il mio è stato il Servizio Civile Nazionale presso l’Istituto Salesiano Villa Sora di Frascati.

E' stata un'esperienza che ha lasciato impronte profonde. Ho scoperto i miei limiti, le mie capacità. Sono riuscita a mettere tutto ciò che avevo a servizio del prossimo e questo mi ha spinto a vivere tutte le domande della mia vita in modo nuovo. Si dice che il pensiero nasca dal lavoro ed è vero: non c'è mai stata un'attività che non mi abbia portato all'analisi e alla riflessione, sia personale che di gruppo. Un’ esperienza a mio parere è veramente formativa quando riesce a scardinare e riordinare ciò che è fermo, distruggendo certezze e ricostruendone altre, più ricche, insomma a mettere in moto la mente e le energie.

Ho iniziato a riflettere: cosa dà veramente senso alle mie azioni? Quanto contano le paure? Quali sono le cose essenziali? Ho scoperto che l’importante nella vita non è essere legati a una situazione sicura e a dei legami sociali o affettivi rassicuranti, ma trovare un modo per esprimere ciò che veramente si è e si possiede, lasciando indietro la paura, che spesso è l'unico limite della nostra vita. In questo modo si riesce ad amare le persone, ma anche il lavoro.

L'anno di servizio non è finito nel vuoto, ho trovato subito l’occasione per mettere in pratica quanto avevo vissuto e appreso. Così mi sono ritrovata in Africa, ad insegnare italiano a dei ragazzi fantastici, ognuno a suo modo.

  In Egitto ci sono diversi problemi culturali, religiosi e politici. La durata della vita è in media quindici anni inferiore alla nostra e bisogna crescere in fretta. Può capitare che un ragazzino di 15 anni sia un capofamiglia e abbia la responsabilità di sostenere economicamente la madre e le sorelle, che faccia fronte tutti i giorni alla violenza fisica di genitori severi o che debba spostarsi per ore su mezzi pubblici tutt'altro che sicuri.

Ma se immaginiamo studenti tristi e disperati per la fatica ci sbagliamo... Loro provano dolore e si stancano come non mai, ma non perdono il sorriso e la speranza. Rimangono in classe dalle sette di mattina alle tre del pomeriggio e spesso la campanella non basta ad interrompere il loro lavoro. Si radunano all'uscita per chiedere chiarimenti, curiosità, esercizi extra addirittura! Hanno un'idea quasi sacra della responsabilità e sanno che la scuola è un'occasione, non un obbligo. Giudicano tutto con uno sguardo diverso: ho visto ragazzi commuoversi leggendo Alla luna e ammutolire quasi con spavento davanti al Pessimismo Cosmico. Da noi succede sempre meno perché sappiamo già chi è Leopardi, siamo abituati all'idea e ne sottovalutiamo il significato. Loro invece non apprendono mai in modo passivo e sono sempre capaci di dire: “Non sono d’accordo “, “Perché dice questo?”, “Non è vero prof, l'autore si sbaglia, la vita è diversa!”.

 Nel Museo Egizio c’è una piccola statua, rappresenta uno scriba, un notaio che lavorava al servizio del Faraone e tramandava documenti, idee, conoscenza e cultura. A differenza delle altre sculture, nobili e severe, lui sembra quasi preoccupato. Ha i lineamenti in tensione e gli occhi sgranati. Il suo atteggiamento tradisce una fortissima attenzione: è teso a memorizzare e a capire ciò che succede intorno a lui per coglierne il senso e riportarlo nei suoi scritti. Questi ragazzi mi ricordano il suo viso: lo sforzo di capire è grande, la concentrazione è intensa, tutto deve imprimersi nella memoria velocemente e bisogna usare ogni forma di intelligenza per cavarsela in mezzo alle difficoltà. Bisogna essere completamente tesi verso il mondo, verso la vita.

 Anche noi possiamo imparare da loro a prendere sul serio ciò che facciamo, a dare valore alle cose che lo meritano e a giocare con una lingua nuova e una cultura sconosciuta.

Guardando indietro posso sicuramente essere felice della scelta che ho fatto. Credo che il modo migliore per crescere sia mettere da parte la logica dell'affermazione personale e della competizione e lasciare spazio a qualcosa che amiamo e che ci spinge ad amare. Ciò che di bello ho nella mia vita oggi lo devo a questo.

A cura di  Marta Campana

 

 
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