O' Jerusalem

film missionario

Anno: 2006

Nazione: Francia / Gran Bretagna / Italia / Grecia / Israele / USA

Distribuzione: Medusa

Durata: 100 min

Genere: drammatico, storico

Regia: Elie Chouraqui

Interpreti: JJ Feild - Bobby Goldman, Saïd Taghmaoui - Said Chahine, Daniel Lundh - Roni, Mel Raido - Jacob, Patrick Bruel - David Levin, Peter Polycarpou - Abdel Khader, Ian Holm - Ben Gurion, Toyah Feldshuh (Tovah Feldshuh) - Golda Meir, Elie Chouraqui - Isaac Roth, Shirel - Yael, Mhairi Steenbock - Cathy, Cécile Cassel - Jane, Rafi Tabor - Ehud Avriel, Rene Zagger - Golan, Daniel Benzenou - Daoud, Jamie Harding - Amin Chahine, Maria Papas - Hadassah, Tom Conti - Sir Cunningham, Laura Weissbecker - Agnieska

Soggetto: Dominique Lapierre, Larry Collins

Sceneggiatura: Elie Chouraqui, Didier Lepêcheur, James Dearden

Fotografia: Gianni Fiore Coltellacci

Musiche: Stephen Endelman

Montaggio: Jacque Witta

Scenografia: Giantito Burchiellaro

Costumi: Mimi Lempicka

Effetti: Stephane Bidault

 TRAMA

New York, 1946. La bella amicizia tra l'ebreo Bobby e l'arabo Saïd subisce un profondo capovolgimento con gli avvenimenti che infiammano Gerusalemme in quegli anni. Dopo essere sbarcati in Terra Santa, da fratelli si trasformano in nemici rispecchiando, nel loro piccolo, l'infinito conflitto che separerà due culture e due popoli.

Tratto dal romanzo "Gerusalemme! Gerusalemme!" di Dominique Lapierre e Larry Collins, il film è stato girato dal regista francese Elie Chouraqui, lo stesso di Due volte donna e Un uomo sotto tiro. Se il libro è animato da mille storie, drammi ed episodi eroici molto appassionanti, la pellicola ha asciugato dettagli e intrecci secondari per far emergere spontanea una sola domanda. Perché tutto questo? Si coglie facilmente lo sforzo del regista e dello sceneggiatore di mantenere alto il livello di imparzialità soprattutto nella scena che ripropone la divisione della Palestina. L'approccio logico adottato dimostra la volontà di non cadere nel grave errore di prendere le parti per qualcuno in particolare. Sia i dialoghi che le inquadrature sottolineano un distacco cercato e non evocato.

La debolezza di O' Jerusalem è altrove. Pur mosso da oneste intenzioni umane e intellettuali, Chouraqui sbaglia nel presentare la creazione dello Stato di Israele e la sorte della Palestina come se fossero una lezione di storia. Le ripetute date dei fatti cruciali per il destino dei due popoli vengono mostrate con un piglio accademico togliendo all'opera la sua essenza cinematografica. La poesia e la magia del legame amicale tra i due uomini, cuore della storia narrata, vengono soffocate da fredde didascalie che danneggiano, nello stesso tempo, anche i personaggi di contorno. Il tutto si trasforma in un prodotto di divulgazione culturale anche per via della presenza di materiale di repertorio in bianco e nero che si inserisce nel bel mezzo dell'azione senza un'adeguata coerenza. (mymovies.it)

  

RECENSIONE

 “Chiamate la pace su Gerusalemme”, implorava Davide in un suo salmo. E proprio alle origini più recenti (il secondo dopoguerra) del conflitto tuttora in corso tra arabi ed israeliani torna il nuovo film del francese Elie Chouraqui, primo regista a portare sullo schermo il romanzo Gerusalemme, Gerusalemme! del celebre duo Dominique Lapierre – Larry Collins (alla memoria di quest’ultimo è dedicato il film). Amici nella New York del 1946, l’arabo Said (Taghmaoui, lo stesso de L’odio di Kassovitz) e l’ebreo yankee Bobby (JJ Feild) condividono gli stessi ideali e si appassionano seguendo gli stravolgimenti sociopolitici degli anni successivi. Quando l’Onu decide per la divisione della Palestina, entrambi partono alla volta della Terra Santa convinti di poter continuare la loro vita fraternamente. Ma saranno travolti dagli eventi che poco dopo infiammeranno Gerusalemme, finendo per combattere su fronti opposti. Sia pur povero dal punto di visto formale, volgarmente definibile “televisivo”, il lavoro di Chouraqui (presente in un piccolo ruolo) è però encomiabile per l’assunto di fondo, adagiato su un comprensibile e perdonabile cerchiobottismo, che ne impernia il racconto, doloroso spaccato di un passato non così lontano e tremendamente attuale.

(Valerio Sammarco, La rivista del Cinematografo)

 
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