Non di solo smartphone vive l'uomo

Esercizi Spirituali MGS Lazio a Genzano


Misericordiosi come il Padre. Cosa vuol dire per i giovani d’oggi studiare la propria interiorità? Rinunciare per tre giorni agli smartphone, ad internet, alla condivisone in scala globale per ritornare in sé stessi?  Sembrerebbe una sfida non da poco, eppure la prima regola per iniziare dei buoni esercizi spirituali MGS è tenere a mente che “non di solo smartphone vive l’uomo”.  Da qui, allora, ecco il convergere di tanti giovani a Genzano di Roma, dove dal 11 al 13 Marzo hanno vissuto gli Esercizi Spirituali in preparazione alla Pasqua. Il tema trattato e approfondito è, sulla linea dell’anno giubilare, la declinazione della misericordia in tutte le sue molteplici forme. Volti nuovi e vecchi amici si sono rincontrati vivendo in atmosfera di famiglia e complicità le tre dinamiche fondamentali del ritiro: cercare, seguire e dimorare.
 Ci si riunisce, dunque, per cercare la verità, o almeno provare ad avvicinarsi ad essa; per seguire Cristo, ricordare che Dio è Padre e non è distante da noi; e dopo averlo trovato, dimorare in Lui, Lui che è anche verità. Allora ecco che, nel silenzio, per quanto sia possibile mantenere in silenzio 70 ragazzi, si dispiega dinnanzi l’iniziale fatica di chi attende per mesi la possibilità di rimanere da soli con se stessi e Cristo o chi deve riabituarsi a cogliere la sua presenza, fermandosi e distogliendo l’attenzione dal frastuono tipico della vita. Ma è forse il sentirsi chiamati lì ed ora a far scattare la chiave nel cuore dei giovani non solo per essere amati, ma per sentirsi amati. Parlare, quindi, della Misericordia di Cristo ci spinge a saggiare con mano l’amore del Padre che corre incontro a figlio che ritorna, o a prendere coscienza di non poter scagliare alcuna pietra contro nessuno.
 Si è percepito che Misericordia è amore, ma non solo; che essa può essere giustizia, fedeltà di un Dio che stringe un’alleanza con il suo popolo e salva. Di fronte ad un’intuizione simile, le prime fatiche percepite sembrano svanire nella gioia di essere lì e vivere quel momento in comunione ed in comunità, cogliendo l’attimo e riavvicinandosi al sacramento della riconciliazione o addirittura rimanendo in piedi tutta la notte a vegliare in Adorazione, cantando e ridendo, scoprendo il lavoro dei Santi e quanto costi diventare santo. Riuscendo a rientrare in se stessi, a comprendere che, come suggerisce Bernardo di Chiaravalle “hai in te ciò che cerchi fuori di te”. Diventa, allora quasi una necessità quella di prendere tempo per sé; di sedersi sull’erba umida, di contemplare la natura che rinasce, di farsi accarezzare dal vento e leggere con la mente e col cuore la Parola e viceversa di farsi leggere da Gesù, di sfogliare le pagine della propria vita riscoprendo dove la sua presenza a volte era più evidente, a volte più nascosta e di ringraziare per questo. È vero, si è studiata la misericordia e la maniera in cui essa si manifesta. Ma più nel dettaglio, mi permetto di osservare che si è sperimentato direttamente quell’amore che non potrebbe essere mai solo una parola astratta, ma per sua stessa natura, si rivela vita concreta, che va colta, vissuta, meditata e condivisa. Se dovessi esprimere cosa veramente mi porto dentro dopo questi esercizi spirituali, personalmente, posso affermare di aver riscoperto l’intima relazione tra me e il Padre in una prospettiva nuova e più forte. Ho compreso che nella misura in cui sbaglio e nel momento in cui perdo la mia dignità di figlio, quando ai miei occhi non posso essere altro che un servo nella casa del Padre, ai Suoi occhi già il mio semplice riavvicinarmi alla sua dimora comporta che Lui mi corra incontro e che si prepari una festa. 
Ed in fondo, ora che i deserti e le meditazioni sono terminate, ora che si ritorna alla vita di tutti i giorni in cui non è poi così facile trovare pace, ora inizia la sfida vera, ora iniziano gli esercizi veri e propri. Ma per quanto possa sembrare faticoso doverlo affrontare, parto dal presupposto che non sono solo a farlo, mi tengo stretto il silenzio e la pace raggiunta con fatica e mi preparo per la festa che il Padre sta preparando per la sua famiglia.

(a cura di Carmine Taddeo)
 
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