GENZANO, I SOGNI DI QUATTRO GIOVANI

Gabriele, Luca, Matteo, Paolo hanno concluso l’anno di Noviziato e ora sono Salesiani di Don Bosco.

Recentemente Don Angel Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani, ha inviato una sua Lettera circolare ai Salesiani di tutto il mondo e in essa ha condiviso alcuni suoi sogni. Ne abbiamo dato notizia anche nelle nostre pagine web donbosco.it (Cfr. I sogni di Don Angel)

I sogni non possono non accompagnare ogni discepolo di Don Bosco, che come si sa è stato un grande sognatore, sempre impegnato però a tradurre i sogni in realtà.

Sognano i giovani, sognano con tenacia gli adulti, sogna chiunque voglia migliorare qualcosa.

Così anche per i quattro giovani che la mattina di martedì 8 settembre a Genzano di Roma, di fronte a una chiesa parrocchiale gremita e partecipata specie con tanti altri giovani, Gabriele,Luca, Matteo, Paolo hanno concluso il loro anno di Noviziato e hanno cominciato, in maniera più stretta e decisa, la loro vita di Salesiani di Don Bosco.

Hanno pubblicamente professato i primi voti di Castità, Povertà, Obbedienza.

Appartengono alla Circoscrizione Salesiana dell’Italia Centrale che ha sede a Roma.

Li abbiamo voluti intervistare e abbiamo chiesto di confidarci innanzi tutto i loro sogni.

Per Gabriele il sogno è quello di “saper accogliere ogni esperienza ritrovando, lì dove mi trovo, i giovani più poveri, e saper vivere ogni giorno al fianco dei miei confratelli rispondendo a ciò che Lui mi chiede”. Un sogno semplice, dice Luca, ma anche molto esigente: “quello di vedere un mondo fatto di persone veramente felici sempre pronte a donarsi per il bene dell’altro nella gratuità”.

Sintetico, ma non meno esaustivo Matteo: “Vivere una vita piena, non mediocre, portando Gesù ai giovani”..

E Paolo quasi raccoglie in una sola espressione quanto già accennato dai suoi amici: “Dare testimonianza di fraternità, di consacrati che si sostengono, senza risparmiarsi, gli uni gli altri e che vivono rapporti profondi di confidenza ed amicizia”.

I sogni …. certamente due o tre anni fa questi sogni erano diversi.

Matteo, il più grande di età dei quattro, che proviene da Livorno, ha 26 anni e racconta: “dopo il Liceo Scientifico mi sono iscritto ad Ingegneria Biomedica, ho frequentato per tre anni e poi ho sospeso prima dell'ingresso in noviziato”.

Per Gabriele forse c’era un futuro da insegnante: “Ho 23 anni. Fino a 15 anni sono vissuto in Calabria e nel 2007 con la mia famiglia mi sono trasferito a Roma. Prima di entrare in noviziato ho frequentato il Liceo Classico di Villa Sora a Frascati (dove ho incontrato i Salesiani). Ho una laurea triennale in filosofia è un Diploma di Clarinetto.”

Paolo, che viene da Latina, e ha 24 anni già si immaginava con un camice bianco: “ Maturità classica e due anni di medicina all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma”.

E infine Luca, di Civitanova Marche : “Mi sono diplomato presso l’Istituto Tecnico Industriale di Fermo e ho frequentato un anno di Ingegneria Meccanica all’Università Politecnica delle Marche in Ancona, conseguendo sette esami”.

Non pare proprio che le cose andassero male e fosse necessario cambiare direzione.

E allora domandiamo loro: perché Salesiano oggi? Ne vale la spesa? Cosa si rischia?

“Bella domanda... - commenta subito Matteo - perché seguire Gesù è la cosa più bella del mondo, e farlo donandosi ai giovani è ancora più bello... non saprei rispondere altrimenti! Perché un amore così grande come quello di Gesù, se ti tocca, ti conquista. Vale la spesa donarsi per questo amore”.

Gabriele, che sa bene che la vocazione è una chiamata che proviene dall'esterno, da buon filosofo precisa subito: “Per ciò che dipende da me, sono salesiano sulla scia di chi ho incontrato sulla mia strada e ha saputo trasmettermi la sua gioia che nel tempo mi è servita a chiarire ciò che sentivo nella mia vita. Sono salesiano per i giovani più poveri che altri salesiani mi hanno fatto conoscere, e che non vivono chi sa dove, ma lì dove io stesso sono chiamato a vivere.

Lo sforzo, l’impegno che richiede tutto questo e i piccoli sacrifici sperimentati find’ora non infangano ciò che mi si presenta davanti, perché nel mio piccolo (quanto basta per saper dire quell'"eccomi”) sento la profondità della gioia dei ragazzi che ho incontrato e la convinzione che a tutto questo potrò contribuire soltanto quanto riuscirò a darmi agli altri e soprattutto ai miei confratelli”.

E’ un rischio, ma già in parte sperimentato, come ricorda Paolo: “Sono Salesiano di Don Bosco perché ho intuito e poi sperimentato che questa strada mi rende felice, mi fa essere realmente il meglio di me stesso, mi fa rispondere alla chiamata d'amore del Signore. Ne vale la pena perché si tratta della felicità mia e di tanti giovani, perché seguire Gesù è bello e  ho scoperto che di Lui ci si può davvero fidare”.

E per chi ancora avesse qualche dubbio che si tratta di una risposta e una scelta non troppo meditata e anche calcolata ecco Luca, che dice di abbassato le difese e abbattuto le mura di cinta: “Salesiano di Don Bosco perché nel mondo di oggi c’è molta fame di qualcosa di grande e di diverso, di un Qualcuno che ti sia a fianco, ti sostenga e ti accompagni nelle scelte, piccole e grandi, della vita. Questa fame parte anzitutto da me e ho visto che posso colmarla mettendomi al seguito di quella persona, Gesù, che ho riconosciuto sempre presente nella mia vita solo quando ho avuto coscienza di incontrarlo veramente. Quando ho abbassato tutte le mie difese, ho abbattuto tutte le mura di cinta per accogliere in totale gratuità l’Amore che Egli ci dona quotidianamente.

Salesiano di Don Bosco oggi per essere segno di amore misericordioso e persona di comunione ricercando la felicità che porta alla verità.

 Ne vale la spesa perché non è un lasciare tutto in modo triste, rimanendo con il pensiero su quello che hai lasciato; bensì è un lasciare tutto per vederlo trasformato, occasione per allargare il proprio sguardo e il proprio cuore a nuovi orizzonti e colmare quel senso di Dio che tutti abbiamo donando tutto quello che si ha. Non è facile, ma più si dà gratuitamente e più si riceve in modo totalmente inaspettato e bello. Ne vale la spesa perché aprire il proprio cuore in modo generoso al mondo apre il mondo al proprio cuore”.

Non resta che da ringraziarli per aver voluto condividere con noi i loro sogni e le loro speranze, fondate soprattutto nell’amore del Signore.

Ora proseguiranno formazione e studi a Roma nella Comunità di San Tarcisio e frequenteranno l’Università Pontifici Salesiana.


 
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