Comunicazione Sociale nel Progetto Educativo Pastorale

La promozione della comunicazione avviene anche operando con progetti orientati a creare processi comunicativi, inseriti nel PEPS. Si evita l’attenzione alle sole attività e opere isolate. Nei progetti educativi pastorali e nei piani di comunicazione devono essere presenti alcune linee operative di intervento in questo settore:
  • la formazione all’uso critico ed educativo dei mezzi della Comunicazione Sociale (cfr. CG24, n.129) e delle nuove tecnologie. Educatori e giovani comprendano i cambiamenti che sono in atto, il funzionamento dei mezzi di comunicazione e le industrie culturali. Senso critico, spirito strategico, capacità di autoregolazione, uso sicuro ed efficace, senso del limite e del rispetto, senso civico, autonomia e capacità di problem solving non necessariamente fanno parte della dotazione di un adolescente o di un giovane solo per il fatto che è nato e cresciuto tra monitor e tastiere e per il fatto di averne fatto uso. Ci vuole seria competenza per l’utilizzazione dei mezzi di comunicazione nel “continente digitale”: chiarezza degli obiettivi da proporsi, per una valorizzazione della creatività; acquisizione di una attitudine emancipata e cri­tica verso i loro messaggi, per una presa di coscienza della loro influenza, per potersi esprimere con essi dominandone i linguaggi e le tecnologie. Il significato della comunicazione mediatica rimanda direttamente a ciò che i mezzi esprimono attraverso parole e immagini, al “perché” li utilizziamo e agli scopi di emittenti e riceventi coinvolti nel processo comunicativo. Esiste la necessità, quindi, di un’elaborazione critica degli elementi concettuali dei segni che i mezzi stessi utilizzano;

  • il coinvolgimento nella produzione di messaggi e contenuti destinati specificamente ai giovani, utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione. Far comunicazione sociale è sempre più una presenza educativa, plasmatrice di mentalità e creatrice di cul­tura. La sfida per il futuro sarà quella di educare ai nuovi media, ma anche svolgere un’azione educativo-pastorale attraverso i nuovi media soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. La sua efficacia incisiva e la sua presenza sempre più massiccia fanno della comunicazione sociale una vera e autentica scuola alternativa per larghissimi strati della popolazione mondiale, specialmente giovanili e popolari (cfr. CG21, n.148). Il rapporto tra comunicazione sociale ed evangelizzazione o, se si vuole più in concreto, tra l'utilizzazione dei linguaggi e dei "media" della comunica­zione sociale per il Vangelo e il nostro stile apostolico di "evangelizzare edu­cando", incide profondamente sull’attività salesiana. Si tratta non solo di educare ai “media”, cioè alla lettura critica dei loro mes­saggi, ma anche di evangelizzare con i “media”. Cosi si apre un vasto campo di iniziative per le nostre attività didattiche, educative e culturali, per l'animazio­ne cristiana dei gruppi giovanili, per la catechesi, per la preghiera;

  • la valorizzazione della comunicazione sociale come nuovo spazio di aggregazione dei giovani (cfr. CG25, n.47). Le tecnologie della comunicazione cambiano il senso di appartenenza e il modo di aggregazione, in quanto creano più comunità, nelle quali sono inseriti gli utenti, con dispositivi sempre più collegati alla vita dei giovani. Le azioni offerte e richieste sono ascoltare, riconoscere, rispondere, stare con e fare con, in una realtà che punta alla possibilità di esperienze (magari nuove o diverse) che offrono la fiducia reciproca come antidoto all’estemporaneità del consumo. Questi nuovi spazi, come i social network favoriscono l’attenzione alle storie di vita dei ragazzi presentandole nei racconti di sé e nelle rielaborazioni dei vissuti, con la possibilità di aiutarli ad orientarsi e scegliere;

  • la promozione e l’apprezzamento di tutte le forme e espressioni di comunicazione (cfr. CG24, n.129), quali la musica, il teatro, il cinema, la televisione, la fotografia, il fumetto, i multimedia ed altre espressioni d'arte, con un chiaro scopo educativo e di evangelizzazione. Occorre animare queste realtà comunicative in modo che non solo offrano spazi sempre più ampi alla libera espressione e alla creatività, ma anche stimolino il gusto del bello in tutte le espressioni (arti visive, musica, poesia, letteratura, ballo, teatro). Educare alla bellezza significa coinvolgere tutta la sfera della sensibilità e dell’emotività, l’immaginazione e la creatività, la capacità di esprimere sensazioni e sentimenti propri e di comprendere l’espressione degli altri: si attiva un progressivo arricchimento del proprio patrimonio espressivo e dell’area dell’affettività. L’educazione alla bellezza comporta anche la formazione alla comprensione e all’uso dei diversi linguaggi iconico, musicale e poetico.


 
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