Lettera di Quaresima dell'Ispettore

Tempo per accogliere la novità del Redentore

 

Lettera di Quaresima


Cari confratelli,

vi raggiungo all’inizio del periodo di Quaresima, tempo propizio e opportuno per convertire la nostra vita e renderla pronta ad accogliere la novità della Resurrezione, per una condivisione fraterna ed una proposta di solidarietà.

Nel suo messaggio per la Quaresima il Papa ci invita a riflettere sul creato a partire dalla frase di san Paolo «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19); il Santo Padre ci dice che un cammino autentico di conversione personale è anche un aiuto a tutto il creato, un tassello che contribuisce a ricreare l’armonia di tutte le cose. Quando questo non succede la causa è il peccato. Il peccato ci fa quindi “usare” le creature e questo vale per il creato e per le persone. Infatti:

Quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. […] Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del “tutto e subito”, dell’avere sempre di più finisce per imporsi. La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato […] Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri. Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole […] porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato (dal Messaggio del Papa per la Quaresima 2019).

Come ispettoria abbiamo sottolineato nella tematica dell’anno la dimensione vocazionale, letta nella sua declinazione a favore del servizio verso i più poveri. Vorrei tentare di collegare questa tematica vocazionale – in particolare la nostra vocazione salesiana – con il messaggio del Santo Padre. Potrebbe sembrare ardito o forzato farlo, tuttavia ho pensato in particolare a due fasi assai delicate e segnate dalla caducità: la scoperta della vocazione e la sofferenza nella vocazione.

Per quanto riguarda la prima: nel momento in cui, con sincerità, ci si mette alla presenza di Dio per discernere la chiamata che il Signore ha pensato per noi, si scopre – insieme alla gioia di sentirsi amati e di avere ricevuto dei doni da ridonare – tutta la fatica del comprendere questo disegno; fatica dovuta alla debolezza della creatura che non riesce a sintonizzarsi in pieno col suo creatore. Inoltre, anche quando si arriva alla fine del discernimento e si sente di essere indirizzati nella direzione che il Signore vuole, si scopre la propria indegnità per rispondere a quella chiamata. Questa fase è segnata da molteplici tentazioni e richiami alla logica del mondo, – che il Papa chiama del “tutto e subito” – a quella tendenza a volersi autodeterminare come fossimo noi il “dio del creato”. Per questo motivo diventa necessario “essere protesi continuamente verso la Pasqua”, unica speranza di poter seguire il cammino tracciato dal Signore confidando in Lui e non sulle nostre forze e sui nostri progetti umani.

La seconda fase delicata è quando l’anzianità o la malattia ci costringono a ridurre l’attività pastorale e le responsabilità ed entriamo in una stagione della vita molto particolare. Dobbiamo uscire anche noi da una logica efficientista che considera le persone soltanto in quanto produttrici di qualcosa, fosse anche un servizio pastorale. Le visite alle comunità che sto facendo mi danno la grazia di vedere che abbiamo tanti confratelli che a dispetto dell’età e della salute malferma, ancora danno tutto ciò che possono, stando in mezzo ai giovani, alla gente, immersi nei più disparati servizi. Ne abbiamo altri, invece, ammalati ed anziani che non possono svolgere più un servizio pastorale; dobbiamo aiutarci ed aiutare i nostri confratelli a capire che la loro vita salesiana non è finita lì, perché l’utilità non si misura nelle cose che si fanno: questi confratelli sono “utili” proprio in quanto consacrati, in quanto salesiani! La loro identità e la loro vocazione sono già di per una ricchezza per tutti. D’altra parte essi possono ancora pregare, possono offrire le sofferenze e la loro condizione attuale per i confratelli in attività, per i giovani, in particolare per le vocazioni. La loro maniera di vivere ancora salesiana, adesso completamente immersa in Dio, fa inoltre riflettere chi è in attività su quale sia l’essenza dell’esistenza e il cuore del nostro essere consacrati. La presenza di confratelli anziani ed ammalati è perciò una benedizione per le nostre comunità, un arricchimento della fraternità e una testimonianza per le persone a noi affidate che spesso vale più di mille progetti. Tra queste comunità il mio pensiero e il mio ringraziamento va in particolare alla comunità beato A. Zatti, che ha proprio questa missione specifica.

Il Papa ci ricorda ovviamente anche gli strumenti che la Chiesa ci offre perché il cammino di Quaresima sia davvero proficuo:

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene (dal Messaggio del Papa per la Quaresima 2019).

Oltre alle scelte che davanti a Dio ciascuno di noi compirà in questo senso, la nostra tradizione (Reg. 73) vuole che come comunità religiose – e magari anche comunità educative – poniamo un segno di rinuncia a favore di qualcun altro.

In conseguenza di ciò che ho precedentemente sottolineato propongo che quest’anno la penitenza quaresimale possa andare a sostenere le due fasi vocazionali della ricerca iniziale e della fatica dell’anzianità. Il ricavato che raccoglieremo sarà perciò diviso tra le esigenze della animazione vocazionale e quelle della comunità A. Zatti. In particolare nel primo caso aiuteremo i giovani in ricerca a sostenere le spese di viaggi,esperienze ed incontri necessari al loro discernimento perché non siano impediti da difficoltà economiche e nel secondo caso aiuteremo i confratelli ad acquistare alcuni strumenti utili per migliorare la loro vita quotidiana. Si tratta ovviamente di segni, che mentre costituiscono un aiuto concreto, hanno lo scopo di porre lì la nostra attenzione e la nostra preghiera.

Cari confratelli auguro di cuore a voi, a tutti i collaboratori, a tutti i giovani e le persone a voi affidate, un fecondo cammino quaresimale e una buona e santa Pasqua.


Roma, 6 marzo 2019

Mercoledì delle Ceneri


don Stefano Aspettati

 


 
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