Pastorale Giovanile e Famiglia

Riflessioni sulla Consulta, Firenze 9-10 febbraio 2019

 

Quando il nostro Incaricato dell’Oratorio, Don Claudio, ci ha invitato a partecipare a Firenze alla Consulta di Pastorale giovanile e Famiglia della nostra Circoscrizione Italia Centrale, la proposta ci ha subito “spiazzato”. La nostra esperienza in merito (di giovane coppia di sposi e di animatori dei gruppi) non è profondissima ma Don Claudio ci ha subito incoraggiato: iniziare o continuare un cammino significa continuare a guardare avanti e non fermarsi; quando poi si tratta di servizio, non fermarsi… significa formarsi!

Siamo quindi partiti portando con noi qualche dubbio ma soprattutto la curiosità di approfondire il percorso che i Salesiani stanno portando avanti ormai da diversi anni, una strada che durante l’incontro di sabato 9 e domenica 10 febbraio si è soffermata su un aspetto cruciale, ovvero l’educazione affettiva, soprattutto nella dimensione dei gruppi apostolici delle nostre opere salesiane. Il pomeriggio di sabato è stato dedicato interamente allo studio e al confronto sul tema a partire dal documento che la nostra Commissione di PG e Famiglia ha elaborato a Frascati in una “full immersion” durante la scorsa estate: lo sforzo dei membri della Commissione è stato finalizzato alla creazione di una mappa concettuale che ordina ed organizza i criteri guida per l’educazione affettiva ed integra tutte le dimensioni della persona con la gradualità richiesta dai processi di maturazione umana e cristiana. Tale schema è stato il cuore della nostra riflessione: prima ancora di presentarcelo, Don Emanuele, Delegato di PG della nostra Circoscrizione, e Alice (che hanno direttamente preso parte ai lavori di Frascati) ci hanno mostrato un breve video che conteneva le interviste rivolte ad alcuni giovani su alcuni aspetti inerenti all’affettività. Partire dalle parole dei giovani è stato utile ed interessante, ha aiutato tutti i presenti ad ancorare il lavoro e la riflessione successivi al contesto reale in cui ci troviamo a vivere ed operare come educatori. In particolare, dalle risposte dei giovani è emersa la necessità – o, per meglio dire, il desiderio – di fare chiarezza su questo tema, spesso oggetto di indicazioni o informazioni errate che ne appiattiscono la portata alla meccanica relazione che lega l’urgenza di un bisogno alla sua immediata soddisfazione. Condivise queste coordinate di riferimento (il contesto in cui viviamo e le indicazioni distillate nel documento preparato dalla Commissione), abbiamo dedicato del tempo allo studio personale del documento e al confronto sui suoi punti di forza, sulle sue carenze e su quanto poteva richiedere un’ulteriore delucidazione da parte della Commissione. Ci siamo così divisi in gruppi di provenienza “mista” dove abbiamo potuto condividere le nostre impressioni e fare sintesi dei contributi degli altri: come succede durante gli incontri del MGS o della Famiglia Salesiana, potersi confrontare con altre realtà della nostra Circoscrizione si è rivelata ancora una volta una grande occasione di crescita e stimolo per il contributo che ciascuno di noi è chiamato a riportare e riverberare una volta tornato nel proprio ambiente. I punti cardine della riflessione, successivamente condivisa in plenaria tramite i portavoce di ciascun gruppo, hanno insistito sull’importanza di inserire i percorsi di educazione all’affettività come supporto imprescindibile per il cammino di maturazione integrale dei nostri ragazzi e giovani, per mettere ognuno nelle condizioni di poter rispondere in pienezza alla chiamata che il Signore rivolge a ciascuno di noi. Perciò un altro passo “strategico” è stato individuato nel coinvolgimento diretto di ciascuna CEP locale, responsabile di individuare i bisogni più urgenti della propria realtà in merito all’educazione affettiva dei giovani e protagonista nel coltivare un vero e proprio “clima educativo” in cui si condividano le stesse prassi ed un medesimo linguaggio, affinché il giovane riceva segnali e stimoli da un ambiente intero invece che soltanto negli specifici momenti del gruppo apostolico. In una dimensione così concepita, con una serie di “abbracci” concentrici che pongono il ragazzo al centro del nostro agire educativo-pastorale, l’accompagnamento d’ambiente è anticamera a quello da costruire nei gruppi per poter propiziare, in sintonia con l’insegnamento pedagogico di Don Bosco, un vero e proprio accompagnamento personale che unisca la gioia del cortile alla profondità della “parolina all’orecchio” donata con i giusti tempi. Domenica mattina, dopo la preghiera insieme, ci siamo divisi in nuovi gruppi basati sulla tipologia delle nostre opere di provenienza: qui abbiamo cercato di concretizzare ancora di più delle possibili strade per avviare/intensificare il cammino di educazione all’affettività nei nostri ambienti, consapevoli della difficoltà di portare avanti una formazione “supplementare” rispetto a quella che già coltiviamo ma soprattutto desiderosi di dotarci degli strumenti che ci permettano di rispondere alle aspettative che tanti e tanti giovani hanno nei nostri confronti.

Siamo tornati da Firenze portando con noi la grande ricchezza dell’incontro e del confronto e soprattutto con la profonda convinzione di voler dare una mano concreta nel testimoniare ai giovani – col servizio e con la vita – la bellezza dell’amore vissuto tenendo gli occhi fissi sulla Croce di Gesù, sicuri che spendersi e donarsi gli uni per gli altri sia davvero l’unica via per essere “felici nel tempo e nell’eternità”!

 

Luca, Maria Letizia e Giacomo

 
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