Comunicare (o provocare?) la guerra

Comunicazione normale o comunicazione corretta?

   “Comunicare (o provocare?) la guerra”, questo è stato il titolo dell'incontro. Ci sono state mostrate differenti maniere in cui la nostra innata esigenza di comunicare, possa venire sfruttata per generare profitto ed accentrare potere nelle mani di pochi.
Nell'epoca delle intelligenze artificiali che si alimentano con i dati di milioni di utenti, nell'epoca delle multinazionali con liquidità maggiori di interi stati, nell'epoca dei centri di intelligence governativi che influenzano la democrazia di altri stati, il concetto di "guerra" subisce un profondo rinnovamento.
I dati sono il nuovo "oro", e per generarli è necessario rendere dipendenti generazioni di bambini, di adolescenti e di adulti. Ma dipendenti da cosa? Ad esempio dai social, dagli smartphones, dai videogames, dalle serie TV in streaming, dall'Internet of Things...e chissà cos’altro in futuro. 
Ogni persona viene pagata per le informazioni che produce. Pagata con la possibilità di ricevere un po' di notorietà online, pagata con la convinzione di star facendo la cosa giusta.
Al termine dell’incontro, una domanda bussava incessantemente nella mia testa: chi è il colpevole di tutto questo? Verso chi posso puntare il dito, per liberarmi dalla mia parte di responsabilità?
Io non ho una vera risposta, ma questa sera ho deciso di lasciarvi con una piccola storia:
C’erano una volta Gesù e il Diavolo che negoziarono una trattativa. Satana si stava vantando su come avesse costruito una trappola per catturare moltissima gente.
“Che cosa ne farai di tutte quelle persone nella tua gabbia?”, Gesù volle sapere.
Il Diavolo rispose: “Giocherò con loro, li prenderò in giro. Li farò sposare e divorziare e litigare e uccidere gli uni gli altri. Insegnerò loro a tirarsi le bombe. Mi divertirò con loro!”.
Gesù disse: “Non ti potrai divertire con loro per sempre. Quando ti stancherai di giocare, che cosa ne farai?”.
Satana rispose: “Li condannerò! Non valgono comunque nulla! Li condannerò! Li ucciderò!”.
Gesù chiese: “Quanto vuoi per loro?”.
Satana disse: “Non dirai sul serio! Se te li vendo, loro comunque ti sputeranno in faccia. Ti odieranno. Ti percuoteranno e ti bastoneranno. Ti pianteranno dei chiodi nel corpo! Non valgono nulla!”.
Gesù replicò: “Quanto?”.
Satana rispose: “Tutte le tue lacrime e tutto il tuo sangue. Quello è il prezzo!”.
Gesù prese la gabbia, pagò il prezzo, e aprì la porta.

La cosa più difficile quando si ricevono molti spunti di riflessione, è quella di riuscire a trarre da essi un unico filo conduttore, un unico disegno, in grado di rispondere alle domande che questi ci suscitano. Io in tutta onestà non credo di essere riuscito a farlo, nell'incontro con Don Fabio Pasqualetti. Davanti all'evidenza di quanto ascoltato, mi sono sentito perso, impotente.

 

Non è necessario che tutto questo sia corretto, è sufficiente che noi lo percepiamo come tale. Proprio come in passato ogni guerra doveva venire giustificata mediante un pretesto, un accadimento, che instillasse negli uomini quell'odio necessario a combattersi.

 

Non so come tutto questo potrà cambiare in futuro, ma di certo dovremo imparare ad essere critici nei confronti della “normalità” che ci verrà proposta. Ritengo che la società abbia bisogno, ora più che mai, di figure in grado di vedere più lontano rispetto a quello che i mass-media ci mostrano ogni giorno. Persone che abbiano la capacità di farsi testimoni di una fede che distingue tra ciò che è normale e ciò che è giusto.

 

Educare alla carità mentre l’egoismo acquista nuove forme di diffusione. Educare alla carità mentre le persone sono rese prigioniere di questa libertà digitale.


Mauro Papa


 
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